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Leonessa festeggia il suo santo. Don Domenico: «dal male e dalla distruzione può rinascere la vita»

Preparata da una “novena”, iniziata lo scorso 26 gennaio, si è svolta il 4 febbraio a Leonessa la festa in onore di San Giuseppe.

Una tradizione religiosa che il terremoto non ha fermato, anche se le celebrazioni si sono tenute presso il palazzetto dello sport e non, come di consueto, presso il santuario dedicato al santo.

E proprio dal terremoto ha preso le mosse l’omelia del vescovo Domenico. Presiedendo la celebrazione eucaristica, ha ricordato che grazie a un sisma i Leonessani trafugarono le spoglie mortali del frate minore, riportandole nel paese natale. Come a dire che non solo «il terremoto è una costante di questi nostri territori», ma può anche dare vita a un bene inaspettato: «dal male e dalla distruzione può rinascere la vita».

Nel sisma, del resto, si può leggere il segno stesso della natura umana: «il Maestro, che sta incamminandosi verso il suo destino di morte e di resurrezione, ce lo conferma con tre sentenze inequivocabili» ha spiegato mons Pompili.

“Il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”, risponde il Maestro a un tale che gli si accosta lungo la strada: «non vuol dire che Gesù non avesse una casa di proprietà, ma che la precarietà è una condizione della vita».

Certo dovremo ricostruire le case, metterle in sicurezza, renderle finalmente antisismiche, ma mai dimenticare che l’esistenza dell’uomo resta insicura per definizione. Abbiamo costruito un mondo di sicurezze che ci rinchiude in noi stessi. In realtà, niente e nessuno basta a se stesso e siamo chiamati a camminare l’uno accanto all’altro per salvarci.

E quando a un altro, che chiede di andare a seppellire il padre prima di seguirlo, Gesù risponde: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, tu, va e annuncia il regno di Dio”, non siamo di fronte alla condanna dei doveri familiari, ma all’apertura al futuro.

Non bisogna farsi circoscrivere dal passato, ma avere il coraggio di stare già oltre, in direzione di quello che ci attende. Non significa dimenticare i morti, ma non lasciarsi bloccare dal loro ricordo. La vita va avanti, se cominciamo a ragionar in modo nuovo.

E a chi, prima di seguirlo, vorrebbe prima congedarsi dai suoi cari, Gesù dice: “Chiunque guarda indietro, mentre mette mano all’aratro, non è adatto per il regno di Dio”.

Occorre concentrazione e dedizione per trasformare il presente. Non basta farsi gli affari propri. Mai è così, ma specialmente ora occorre essere tutti determinati a remare dalla stessa parte. Basta litigi, contrapposizioni, divisioni.

«Ci aiuti san Giuseppe, il cui corpo fu ritrovato e custodito proprio grazie ad un terremoto, a riprova che pure le vicende più negative possono convertirsi in vita» ha concluso don Domenico, che al termine della messa solenne ha attraversato le vie del paese in processione con la reliquia del santo, per poi impartire la benedizione al popolo.

foto di Giorgia Palla

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