Per una Utopia discreta

Ciò che fino ad oggi non ha permesso alla nostra città di abitare fino in fondo la possibilità di pensarsi e mostrarsi come luogo di un futuro possibile, è la mancanza di una visione chiara e condivisa di crescita economica e culturale di città.

Vogliamo invertire questa tendenza mostrando un metodo semplice, trasparente, “easy”, facile, e di immediata utilità. Vogliamo farlo nel rispetto di chi da anni lo chiede a chi avrebbe avuto il dovere di farlo. Vogliamo farlo dichiarando subito la giusta considerazione per chi ha a lungo subito l’impossibilità di poter intraprendere tanto la propria grande o piccola impresa, quanto di poter costruire la propria semplice casa.

Delusioni e impossibilità subite nel tempo nonostante le tasse pagate a fatica per conservare i propri diritti edificatori, nonostante le fidejussioni, versate ad unica garanzia delle banche, come tributi a tintinnanti quanto disarticolati sogni di improbabili scenari di sviluppo.

Oggi la nostra risposta, che mette al primo posto la necessità di costruire lavoro, consiste nel proiettare su Rieti le promesse di una campagna elettorale tutta rivolta al futuro. Consiste nel proporre un piano strategico o “strutturale” come già stanno facendo tante altre città.

Pensate che rivoluzione: Rieti come il resto del mondo. Un disegno tale da garantire la certezza di un percorso di crescita, capace di individuare gli obiettivi da raggiungere a breve e medio termine, con la sicurezza dei tempi di realizzazione e la possibilità di accesso a chiunque ne abbia interesse.

Una Utopia discreta: fare urbanistica. Un piano degli intenti definiti da sovrapporre come un foglio di carta lucida al Piano Regolatore Generale. Tale scelta, che non nega o rinnega altri possibili metodi di complessità superiore, nasce dalla certezza che nonostante la sua rigidità e la sua vetusta giovinezza, il PRG vigente preserva di per sé la garanzia e la tutela della legalità, il germe della condivisione, la potenzialità della velocità di attuazione.

Oltretutto ci conforta e ci sprona la rilevanza del fatto di essere nella fase comunque obbligatoria di programmarne la sua attuazione negli anni, attraverso la necessaria approvazione dei PPA (Programmi Pluriennali di Attuazione); piani verso i quali già un sostenuto e incoraggiante interesse ha suscitato un bando molto partecipato dai cittadini, pubblicato non più di qualche mese fa dal Comune.

Dunque un piano sopra il piano: un’opera compiuta di programmazione. Un elenco di opere ritenute strategiche e necessarie, disegnate e spalmate su tutto il territorio, leggibili facilmente da tutti sulle mappe. Opere semplici e chiare.

Un progetto “discreto” ma con un grande respiro: luogo etico e rivoluzionario. Interventi dunque consistenti in opere destinate alla mobilità sostenibile interna (piste ciclo-pedonali e strade cittadine) ed esterna; opere puntuali di connessione tra città storica, città moderna e città contemporanea (quella che pretendiamo abbia a venire e che potrà essere costruita con l’utilizzo di Project financing o con mirati programmi integrati); opere di miglioramento e rispetto del patrimonio storico, monumentale e ambientale cittadino.

Un piano che a partire dalla sintesi iniziale delle forze politiche di maggioranza, potrà essere di continuo migliorato transitando per gli ordini professionali, i rappresentanti di categoria, le imprese, – e persino dalla minoranza se mai avranno la forza di capirne la carica e la responsabilità.

Uno strumento che ognuno di noi vedrà crescere ed ampliarsi nei concorsi di idee che saranno di volta in volta banditi; occasioni queste che ognuno contribuirà ad alimentare ogni volta mettendo le proprie riflessioni e la propria partecipazione nella fase di discussione pubblica.

Come sarà possibile tutto ciò in un Comune in dissesto finanziario? Non è poi così complicata la risposta che è già prevista per legge: vale a dire che i soldi si prenderanno dagli oneri di urbanizzazione finalmente destinati e restituiti, non più a colmare fastidiose voragini di bilancio come fatto fino ad ora, ma alla loro giusta dimensione e dignità di tasse dovute soltanto per creare un qualcosa che abbia un valore reale di bene comune.

Un piano per “fare città” insomma, niente di più necessario. Una città aperta al cambiamento, al fare, al futuro, nella certezza del lato etico del programmare insieme.

E se l’immagine di una “urbanistica etica” può sembrare ingenua utopia, all’eroismo dal carattere magnificamente discreto di questa Utopia e alla sua necessità sarà dedicato ogni nostro sforzo futuro.

2 thoughts on “Per una Utopia discreta”

  1. Niccolò

    Tutte parole al vento. Senza un piano sui collegenti ferro e gomma Rieti è una città morta. E dire che la UE e la Regione ci avevano gia messo 80 milioni per collegamento ferro con Fara Sabina, che non sono stati spesi e sono tornati a Bruxelles, magari per fare una ferrovia in Alsazia! A chi dava fastidio quel progetto? Voi lo sapete e ci convivete.

  2. Andrea

    Giovanni, come ho già avuto modo di dirti a voce, la politica di oggi appare essere un confortante guazzo per scaltri marpioni e spacciatori a vuoto di ferro, gomma, binari rotanti….. Avere una visione articolata, umana e dignitosa della città e della sua comunità può apparire una colpa per alcuni, lo so bene purtroppo. Ma è altresì una speranza – una grande speranza – per altri. Io tra quelli.

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