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Zaki resta in carcere: custodia cautelare prolungata di altri 45 giorni

Il ricercatore egiziano era stato arrestato lo scorso 7 febbraio. La Farnesina: "Massima attenzione". Le accuse a suo carico sono basate soltanto su un controverso account Facebook

I giudici egiziani hanno prolungato di 45 giorni, a partire da oggi, la custodia preventiva di Patrick George Zaki, lo studente di 29 anni egiziano, dell’Università di Bologna, arrestato a febbraio al suo rientro al Cairo per propaganda sovversiva. Tra le accuse a suo carico, basate peraltro solo su un controverso account Facebook, vi sono “diffusione di notizie false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”.

“La Farnesina mantiene la massima attenzione sul caso di Patrick Zaki – fanno sapere fonti dello stesso ministero degli Esteri – ed esprime forte preoccupazione per la decisione delle autorità egiziane di prolungare la sua detenzione in carcere. Il Maeci continua a monitorare costantemente l’evolversi della situazione sia a livello bilaterale sia in coordinamento con i partner internazionali, innanzitutto europei”.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha dichiarato che vi era la speranza, alla vigilia della sentenza, che l’esito fosse diverso e più positivo. “Ieri era stata una sorpresa e oggi una pessima sorpresa. Nessuno aveva particolare ottimismo, però il fatto che fosse accaduta una cosa imprevista faceva sperare in un esito diverso”, ha detto Noury. Proprio ieri, per la prima volta da inizio marzo, il giovane era comparso di persona davanti ai giudici. Adesso, prosegue Noury, serve tornare “a premere sulle autorità egiziane e naturalmente su quelle italiane perché Patrick sia rilasciato”.

“Patrick è stato visto fisicamente in buone condizioni, e questa è già una buona notizia”, ha detto ancora Riccardo Noury, “Non dimentichiamo che nel carcere di Tora al Cairo, dov’è rinchiuso, sono stati registrati casi di Covid-19 e Patrick è asmatico. Eravamo molto preoccupati per le sue condizioni di salute”. L’emergenza coronavirus ha peggiorato la situazione in Egitto anche rispetto alla tutela dei diritti umani. Nelle carceri sono state interrotte le visite dei familiari, e chi ha protestato contro le nuove misure restrittive è stato perseguito.

Al momento dell’arresto, cinque mesi fa, Zaki era stato interrogato per almeno 17 ore, bendato e ammanettato tutto il tempo, con minacce, colpi allo stomaco e alla schiena e scosse elettriche. Torture che l’avevano “psicologicamente distrutto” come avevano raccontato i suoi familiari alla stampa. Oggetto dell’interrogatorio i suoi legami con l’Italia e con la famiglia di Giulio Regeni, il ricercatore sequestrato e ucciso nel 2016. “Non sappiamo perché Patrick sia stato arrestato”, aveva spiegato lo scorso febbraio uno degli avvocati di Zaki, Wael Ghally. “Patrick non sa nulla di Giulio Regeni”.

A usare parole molto dure per condannare le autorità egiziane è il parlamentare del Partito Democratico Matteo Orfini che, usando il social “Twitter”, ha chiesto che il governo italiano richiami l’ambasciatore egiziano. Un altro deputato Pd, Filippo Sensi, ha definito il prolungamento della custodia di Zaki una “ennesima doppia mandata sui diritti e la libertà”. “Non mollerà, non molleremo. Governo insista e insista e insista. E insista”, ha dichiarato, sempre su Twitter, Sensi.

da avvenire.it

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