Famiglia

Z come Zaino

Prepararsi lo zaino e farlo senza perdersi d’animo significa sapere dove si vuole andare e quando e come si arriverà alla meta

Z come Zaino. C’è sempre prima o poi nella vita un momento in cui bisogna prepararsi lo zaino. O meglio: chi non ha mai fatto questa esperienza si è perso una piccola grande metafora della vita. Prepararsi lo zaino e farlo senza perdersi d’animo significa sapere dove si vuole andare e quando e come si arriverà alla meta; significa scegliere con accuratezza tutto l’occorrente per il viaggio – breve o lungo che sia – senza dimenticare nulla di essenziale, ma anche senza voler aggiungere nulla di superfluo.

Da qualche decennio gli zaini sono anche le borse che si riempiono all’inverosimile di libri e quaderni per andare a scuola, ma – tralasciando questa accezione – per antonomasia lo zaino è quello da montagna e ci si cimenta con esso la prima volta poco più che adolescenti. Il suo spazio, per quanto capiente possa essere, è limitato ed è obbligatorio fare una scelta. Considerare che il vestiario potrà essere lavato e che, così, i cambi possono ridursi al minimo. Un maglione che tenga davvero caldo, un paio di scarpe leggere per sostituire gli scarponi… una torcia per il buio della notte, un coltellino con le sue mille funzioni, il poncho per la pioggia e così via.

Ogni oggetto potrebbe essere elencato e descritto e ad ognuno potremmo affidare un significato. Di fatto cos’è veramente necessario portare con sé quando ci si accinge ad un viaggio, un’escursione, un’impresa? E che pensieri suscita questa immagine se traslata al cammino che ogni famiglia è chiamata a fare?

Gli zaini in famiglia non sono delle stesse dimensioni e non contengono lo stesso bagaglio. In quelli dei genitori, più capienti, vanno molti beni comuni, come la maggior parte del cibo, le coperte, gli utensili indispensabili… Nello zaino della mamma, vanno di solito le posate che servono per preparare i panini per tutti, poi una borraccia d’acqua più grande delle altre… mentre nello zaino del papà vanno gli alimenti più pesanti, se necessario gli indumenti anche di altri…

Gli zaini dei genitori sono strettamente correlati, uno senza l’altro non è funzionale: se quando ci si accampa papà e mamma non si siedono vicini, la circolazione dell’alimentarsi non scorre fluente, mentre se i due si siedono accanto il nucleo famigliare assomiglia di più a quella che è la vita in un nido, dove i genitori collaborano all’unisono nel nutrire la nidiata. Dopo gli zaini dei genitori si preparano quelli dei figli. I primi tempi, per i più piccoli sono quasi un accessorio superfluo… zainetti simbolici quanto leggeri, in cui ogni ragazzo impara a mettere le sue cose, con un primo discernimento per imparare a distaccarsi da giochi inutili e superflui…: “se vuoi portare la tua mascotte, bambola o peluche che sia, devi sapere che porterai quel peso per tutto il viaggio”. Mentre i piccoli fanno le prima prove, gli adolescenti, in particolare i maschi dopo lo sviluppo, possono iniziare ad essere caricati di beni comuni e se lo zaino è pesante sarà per loro una sfida, un’occasione per dimostrare ai coetanei e agli adulti che si sta crescendo e si è forti e robusti. Restando in metafora è giusto che i carichi vengano ben distribuiti, proprio come le preoccupazioni.

Talvolta gli adulti devono saper fare diga fra le intemperie e la percezione dei figli… proteggerli finché si può da tuoni troppo rumorosi, il cui fragore li stordirebbe. Quando si è in crisi la tentazione di aprirsi e sfogarsi anche a valle con i propri ragazzi talvolta è forte, ma bisogna ricordarsi che l’intimità con i figli non può essere come quella con gli amici adulti, alla pari: i piccoli meritano la nostra protezione.

Altre volte, invece – ecco perché il discernimento non è affatto facile – la verità, seppure scomoda e dolorosa, non va nascosta e allora bisogna prendere per le corna la questione e rivelarla con i tempi e i modi giusti… come se appunto si iniziasse a riempire gli zaini di ciascuno con il peso che ognuno è in grado di portare. Quel che è sicuro è che nello zaino – soprattutto se di un adulto – non c’è spazio per il superfluo e così questo compagno di viaggio ci ricorda che non tutte le cose hanno lo stesso valore, che bisogna liberarsi delle zavorre inutili, dei pensieri disfunzionali che non portano da nessuna parte. Nello zaino poi, una volta accampati e consumato un pasto all’insegna della sobrietà, resta lo spazio per i rifiuti.

Anche questo è un insegnamento: lasciare il posto in cui ci si è accampati come lo abbiamo trovato, o anche meglio; portare a valle gli scarti e lasciare la natura incontaminata. Infine, facendo lo zaino o disfandolo al rientro a casa, quello che dovrebbe rimanere è la convinzione che nulla vale più della vita e della dignità delle persone e che il bagaglio più prezioso di ogni nostro andare è sempre quello che noi sappiamo essere per gli altri: tutti viandanti su un unico cammino.

Dal Sir

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