Chiesa Locale, Montepiano reatino, Monti della Laga

Una comunità a confonto con la Passione: l’intenso Venerdì Santo di Contigliano

È sempre una suggestione speciale, ma anche un’occasione di riflessione forte, la sera del Venerdì Santo in quel di Contigliano. Qui si può dire che gran parte della vita parrocchiale ruota attorno al gruppo che, annualmente, si impegna per preparare l’importante manifestazione che non si limita a commemorare scenograficamente la passione di Gesù, ma vuole proporre ogni volta uno stimolo a confrontarsi con essa.

A questo ha sempre mirato l’azione pastorale del parroco don Ercole La Pietra, che da quasi mezzo secolo guida la comunità cristiana contiglianese e all’evento del Venerdì Santo ha dedicato sempre il massimo, ponendo la preparazione di esso in primo piano come momento di catechesi e di formazione umana e cristiana dei giovani e meno giovani che vi si impegnano, componendo spesso di persona – o comunque supervisionando – i testi della sacra rappresentazione che si svolge al termine della processione del Cristo Morto.

Anche quest’anno, dalla cripta della collegiata di S. Michele Arcangelo si è snodata, venerdì sera, la processione che insieme alle statue di Gesù morto e della Vergine Addolorata vede sfilare i figuranti in costume: a partire da Mosè con le tavole della Legge, fondamento della fede di Israele, tutti i protagonisti dell’evento della passione, dai soldati romani a cavallo ai membri del Sinedrio, con discepoli, pie donne, abitanti di Gerusalemme, la Veronica, il Maestro crocifisso e i ladroni…

Compiuto il giro del paese tra Contigliano alto e basso, terminato il corteo la folla si è radunata presso il palco montato dinanzi alla chiesa di S. Antonio per la sacra rappresentazione, intitolata quest’anno Quo vadis Domine? Non una mera drammatizzazione della passione secondo la narrazione evangelica, ma un revocarne il valore in una pièce che spinga a meditare sul senso, secondo un testo inedito, ogni anno nuovo, appositamente scritto, uscito quest’anno dalla penna di Claudio Fallavolita.

Presentato da don Ercole, il dramma sacro voleva essere un interrogarsi, attraverso i dialoghi che vedevano protagonisti Pilato, Erode Antipa, Caifa e il Sinedrio, gli apostoli e le donne, attorno al sepolcro vuoto. Partiva dunque dalla Pasqua e dal “dibattito” che un Messia crocifisso e risorto provoca sulle coscienze: la presenza quasi “evanescente” di Gesù manifestava il suo essere un “crocifisso eterno”, il Vivente per sempre che ogni volta risale su quella croce… Quo vadis Domine?, il “dove vai Signore” che Pietro secondo la pia tradizione avrebbe pronunciato a Roma prima del suo martirio, è qui la domanda di fondo che il Pietro di ogni tempo rivolge a Gesù, che sempre risponde di voler andare continuamente a occupare quella croce che gli uomini di qualunque epoca sono chiamati ad abbracciare. Il dialogo tra il Signore e la Madre su questa “eterna attualizzazione” del sacrificio del Golgota ha fatto così da sfondo alla scena finale della crocifissione riprodotta dai figuranti sulla balconata della collegiata quale evocazione di un dono d’amore che non conosce confini di spazio e di tempo.

foto di Sara Marchili

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