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Mons Pompili: «nella saggezza di sant’Antonio e del Vangelo l’antidoto a razzismo e disoccupazione»

Ha rivolto lo sguardo ai problemi sociali più urgenti il vescovo Domenico, celebrando la messa in occasione della memoria liturgica di sant’Antonio di Padova. Rivolgendosi ai fedeli del Giugno antoniano reatino, infatti, mons Pompili ha sottolineato la tensione che attraversa il paese, il rischio di perdere la pace sociale, la violenza che abita il linguaggio.

Una situazione alla quale il vescovo oppone «la saggezza che sa trovare a problemi complessi soluzioni realistiche, la capacità di sollevare lo sguardo rispetto ai problemi, cercando di cogliere in profondità la situazione».

È vero che le fabbriche continuano a chiudere, i giovani fuggono via, e fatica a tenere in piedi i servizi sociali, «ma solo uno sguardo superficiale potrebbe pensare che sia colpa di qualcuno che viene da fuori e bussa alla nostra porta». Ne la soluzione si può ridurre a «parole d’ordine» che «come una bacchetta magica» risolvano all’istante i problemi dell’insicurezza, della diseguaglianza, della fragilità.

Essi infatti «hanno cause profonde che per essere rimosse chiedono il contributo di tutti»: difficilmente, ad esempio, può tornare il lavoro «se non ci sono imprenditori coraggiosi e disposti al rischio; se non si trovano persone disposte a mettersi in gioco per inventarsi qualcosa di nuovo; se la politica non riprende a guidare i processi invece di essere sballottata qua e là dagli interessi di qualcuno».

Tutte imprese che richiedono fede: «chi si lascia ispirare dal Vangelo – ha spiegato il vescovo – saprà compiere segni impensabili: scacciare il razzismo, comunicare con tutti, padroneggiare le crisi, attraversare i problemi, star vicino a chi soffre». E l’esempio lo offre proprio sant’Antonio, «che venne da lontano, per via di un naufragio, approdò in Sicilia e divenne il più chiaro testimone del Vangelo».

Il Giugno antoniano, dunque, è l’occasione per pregare che un po’ della sua saggezza passi a noi: «il suo giglio che è simbolo di purezza e di bellezza contagi tutti noi a ritrovare la freschezza e la semplicità delle ragioni del cuore e dei sani principi».

«Non siamo così ingenui dall’attendere miracoli da altri – ha concluso don Domenico – ci si può aspettare miracoli solo da chi mostra di possedere la saggezza di vivere».

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