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Mons. Pompili: «La gioia esplode quando si sa adorare e donare»

Mons. Pompili: «La gioia esplode quando si sa adorare e donare»

«“Per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”. Così si conclude il testo del Vangelo di Matteo, ad indicare la scelta dei Magi che si sottraggono astutamente alla pretesa di Erode che è a caccia del bambino per ucciderlo. Anche noi da domani torniamo – dopo la lunga parentesi natalizia – alla nostra vita consueta. Il rischio è di tornarci ‘per la stessa strada’, cioè con la stessa atmosfera di prima di Natale, tutt’al più appesantiti dopo i bagordi natalizi e con una sottile vena di tristezza perché, in fondo, anche questa volta la parentesi si chiude».

Sono le riflessioni del vescovo Domenico nel giorno dell’Epifania: un invito a «lasciarsi ispirare dai Magi», a cercare di «catturare almeno un po’ della loro luce e della loro gioia». Riflessioni in cui ancora risuona la sorpresa del Papa a Rieti prima e poi a Greccio: «al di là dell’emozione straripante di lunedì scorso e della notizia che è rimbalzata nel mondo, è essa stessa la luce e la gioia di questo Natale. Luce e gioie impreviste, gratuite, immeritate».

E nell’omelia mons. Pompili si è rifatto ai segni indicati dal Pontefice ai giovani impegnati nel Meeting, «‘due segnali’ che per averli esplicitati nella nostra terra sono anche la strada da seguire».

Il primo segnale è la stella dei Magi: «È possibile riprendere il cammino con passo più spedito e leggero se riusciamo a percepire la stella. Spesso per effetto dell’inquinamento ottico non ce ne rendiamo conto. Altre volte siamo talmente stanchi che non riusciamo neanche a sollevare lo sguardo verso l’altro. Ma quella stella dei Magi brilla per tutti, anche se non tutti la vedono. Il Papa con il suo sguardo sorridente ci ha incoraggiato a scommettere sulla nostra stella se non ci fermiamo al ‘come’ ma ci lasciamo interrogare dal ‘perché’ della vita. Allora non potrà che brillare anche per noi sotto la volta stellata una luce che ci rende persuasi della bellezza del dono della vita, del suo sorprendente incalzare, della sua sovrabbondante possibilità».

L’altro segnale richiamato dal Papa è il bambino, «la piccolezza di Dio» che si manifesta «nella fragilità della sua parola, quella ‘lampada per i nostri passi’ che basta a farci orientare quando siamo immersi nel buio o circondati dalla nebbia. I sapienti dottori di Gerusalemme, pur conoscendo a menadito le Scritture, non si accorgono del bambino perché sono chiusi nei loro pregiudizi, nelle loro certezze, nelle loro pretese. Non è forse così anche per noi? Ascoltiamo la Scrittura, ma non cambia la nostra quotidianità, non modifica i nostri criteri di giudizio, non sovverte i nostri stili di vita. Non sarà che anche noi siamo di quelli che pensano di sapere tutto, di aver compreso già ogni cosa e perciò ci rinchiudiamo nelle nostre sicurezze?»

Esattamente il contrario dei magi, che «seguendo la stella sprofondano nell’adorazione e nel dono. Hanno interrogato il cielo, hanno interrogato la Parola, ma la gioia si scatena quando si inginocchiano nella grotta davanti al Bambino e gli offrono oro, incenso e mirra. La gioia esplode quando si sa adorare e donare. Si sono lasciati alle spalle tutto e sono ridiventati come bambini. Senza la libertà, la semplicità, l’audacia del bambino non si è toccati dalla gioia».

«Il Papa augurato a tutti che la vita vanga accompagnata sempre con questi due segnali, che sono un dono di Dio: che non vi manchi la stella e non vi manchi l’umiltà di riscoprire Gesù nei piccoli, nei poveri, negli umili, in quelli che sono scartati dalla società e anche dalla propria vita – ha ricordato don Domenico – e poi con semplicità si è congedato: “Volevo dirvi solo questo”. È molto più di quello che ci basta per riprendere il cammino ‘per un’altra strada’!»

Scarica il testo integrale dell’omelia del vescovo.

Foto di Paolo Cesarini.

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