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Incontro pastorale: uffici e commissioni a lavoro in vista di settembre

Si è svolto domenica 9 luglio, negli spazi parrocchiali del Terminillo, un incontro delle commissioni degli uffici pastorali con il vescovo Domenico. Una scelta, quella della montagna, fatta per evocare quello sguardo dall’alto, a distanza, che permette di recuperare l’orizzonte.

Scopo dell’incontro, informale, ma significativo, è stato quello di ragionare insieme alle persone maggiormente impegnate alla vigilia del prossimo anno di attività. Una prospettiva che trova il punto di inizio nel grande Incontro pastorale dell’8, 9 e 10 settembre a Contigliano, ma che più in generale invita alla programmazione dell’intero anno pastorale. La serata, chiusa dalla preghiera del vespro e da un momento conviviale, è stata di conseguenza articolata in due momenti: uno dedicato alla riflessione di carattere generale, l’altro articolato per aree pastorali.

Verso l’agenda pastorale

«Ognuno lavora nel proprio ambito e nel proprio ufficio – ha esordito il vescovo – ma è importante ritrovare l’orizzonte comune: quello di una Chiesa che, pur nella diversità dei vari compiti, cerca di camminare, costruire e confessare in comune. È importante che come uffici si metta insieme qualche idea per arrivare a settembre condividendo un’agenda di iniziative e attività. Sapere tutti quello che c’è in programma, contribuisce a dare il senso di un cammino unitario».

L’impegno chiesto da don Domenico è quello di maturare l’agenda dei singoli uffici entro luglio, in modo che le varie iniziative e le esperienze importanti che gli uffici andranno a mettere in campo possano venire raccolte dall’Ufficio Comunicazioni Sociali e organizzate in un’unica Agenda diocesana. Uno sforzo da fare anche per evitare periodi congestionati di eventi, scremando le sovrapposizioni alla ricerca di proposte qualificate e coordinate.

In attesa dell’Incontro pastorale

Dopo la ripresa dello scorso anno, l’Incontro pastorale è tornato a essere un appuntamento fisso per la Chiesa locale. Una tre giorni pensata per pregare insieme, ascoltare qualcuno che abbia qualcosa da dire, confrontarsi e vivere quella convivialità che lo scorso anno fu ridotta al minimo a causa del terremoto. L’Incontro è un momento in cui tutte le componenti della Chiesa (preti, religiosi, suore, laici, giovani, adulti, anziani) si ritrovano; è l’inizio di un cammino che identifica quelle due o tre cose su cui si cerca di convergere, ed è esplicitamente aperto anche ai lontani, ai curiosi, a chi normalmente resta fuori dalla porta.

L’invito rivolto da vescovo agli uffici è stato quello di trovare modalità che invitino tutti a partecipare. Ovviamente a partire dai componenti degli stessi uffici, cercando di coinvolgere quanti potrebbero essere interessati e di agevolare la partecipazione di tutte le persone che vorranno essere presenti.

«Anche chi sta sulla soglia – ha spiegato mons Pompili – se trova una comunità che lo accoglie entra più volentieri e magari scopre qualcosa di diverso e migliore di quanto non si aspetti. Non ci sono selezioni o prenotazioni: ci vuole una forma di coinvolgimento».

Una prospettiva che riguarda in modo speciale chi lavora attorno a un ufficio della Chiesa, frequenta un movimento ecclesiale, partecipa di una confraternita o a una associazione. Perché in questi casi non ci si impegna a titolo personale, ma bisogna sapere all’interno di quale Chiesa ci si muove, e per capirlo l’Incontro pastorale è fondamentale.

Il tema dell’Incontro

Il tema dell’Incontro pastorale di quest’anno è quello già annunciato dal vescovo durante la messa di Pentecoste: si parlerà di giovani. Un tema particolarmente importante nel nostro contesto, e non solo perché sono pochi, perché nelle nostra realtà, tra le più vecchie dell’intero Paese, sono ancora più preziosi. Quello della condizione giovanile, infatti, è un tema che apre sempre a tante discussioni e a tanti spunti, senza contare che con l’Incontro di Contigliano, la Chiesa locale si sarà già sintonizzata sulla prospettiva del sinodo del 2018.
E poi, «dire giovani significa pure suscitare l’interrogativo dell’educazione, e fare una proposta educativa resta uno degli scopi della Chiesa»

«Non siamo ancora arrivati al programma definitivo – ha aggiunto mons Pompili – ma abbiamo avviato per tempo una fase di ascolto dei giovani e stiamo anche cercando di farci interrogare da loro. Un buon punto di partenza, che ci mette nell’atteggiamento giusto: prima di pensare, architettare e progettare, dobbiamo capire cosa ci sta succedendo». E che dall’Incontro pastorale si esca con un di più di entusiasmo: «Non dobbiamo sentirci sprofondare perché alcune cose sono problematiche: dobbiamo affrontare la realtà per quella che è, ma con lo spirito di chi guarda le cose senza lasciasi schiacciare da esse». Alla tre giorni di Contigliano sarà dunque “vietato lamentarsi”, perché, «se ci incontriamo per dare sfogo alle lamentazioni, ne usciamo più depressi di prima, senza alcun riscatto dalle difficoltà».

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