“Una inversione di marcia”. Si tratterebbe di “una inversione di marcia di carattere culturale per superare il distacco tra la realtà e la percezione della realtà da parte di un’opinione pubblica attanagliata dalle paure”, ha precisato don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani” durante la presentazione al Senato. Don Colmegna è stato tra i primi promotori, insieme ad Emma Bonino, dell’iniziativa. Lo scopo della proposta, ha precisato Emma Bonino, “è superare la legge Bossi-Fini valorizzando l’esperienza di chi lavora nel settore e sa di cosa si sta parlando: la sicurezza è un obiettivo dello Stato, il problema è come ci si arriva: per noi la strada è la diminuzione dell’irregolarità e tutti gli studi e le ricerche dimostrano che chi si integra non delinque”.

Più integrazione, meno irregolari. In Italia sono stimati circa 500.000 irregolari, con il 60% delle richieste d’asilo respinte perché non c’è altro canale per entrare in Italia. Nel 2016, su oltre 180.000 persone sbarcate, sono stati firmati anche 38.000 decreti di espulsione, ma solo 5.800 eseguiti. “Anche se il decreto Minniti intende raddoppiare le espulsioni – ha commentato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori -, credo che molti rimarranno qui come irregolari. Dobbiamo cambiare registro e pensare ad integrare chi dimostra la volontà di lavorare e rispettare le leggi”. Per Antonio Russo, delle Acli, “occorre restituire al Paese l’immagine giusta dell’immigrazione, con 5 milioni di persone che vivono e lavorano e 1 milioni di bambini e giovani che sono cittadini di fatto ma non di diritto”. Anche padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, ha notato negli anni “un indebolimento” della protezione internazionale e uno “uno snaturamento” come “con l’abolizione dei ricorsi del decreto Minniti”. Ha auspicato perciò “un cambio culturale”. Tutti concetti ribaditi dai tanti rappresentanti delle associazioni che aderiscono all’iniziativa.