Chiesa Locale, Rieti

San Marone e i primi martiri, il vescovo: «testimonianze che richiamano alla conversione del cuore»

Con una suggestiva e partecipata celebrazione liturgica, presieduta dal vescovo Domenico, la comunità dei Cappuccini ha celebrato domenica 15 aprile il dies natalis di San Marone, il martire paleocristiano destinato a morte sullo scorcio del II secolo dallo spietato giudice Aureliano che lo riteneva responsabile della conversione di Domitilla, intesa a respingerlo come pretendente.

Se questa è la tradizione raccolta e diffusa dal Martirologio Romano, certo è che fin dal medioevo extra et prope civitatem Reatis le fonti attestano l’esistenza di una chiesa e di un eremo sorti sul luogo della sepoltura del martire Marone, che il 15 aprile fu per secoli meta di pellegrinaggio per i Canonici del Capitolo della Cattedrale e per i devoti della città.

Il vescovo Domenico Lutani Camisati, che resse la diocesi reatina tra il 1450 e il 1468, dettò precise norme per lo svolgimento del pellegrinaggio che doveva svolgersi in rigoroso ordine, aperto dalla croce capitolare e concluso dal Vescovo con il pastorale, la mitria e il piviale.

La pia tradizione fu rispettata a lungo, dopo che l’eremo di San Marone fu ceduto ai frati Cappuccini e la chiesa fu ricostruita nelle attuali forme, solennemente consacrata ai SS. Marone e Bonaventura, così da unire anche nel titolo il Santo Martire degli albori dell’era cristiana e il dotto compagno di San Francesco Bonaventura da Bagnoregio.

La comunità dei Cappuccini ha dunque provveduto al riassetto ed alla ricollocazione delle reliquie di San Marone e di altri martiri che condivisero la scelta radicale della testimonianza di fede senza arretrare di fronte all’autorità che imponeva loro l’abiura, a pena della vita.

L’omelia del Vescovo, prendendo spunto dagli Atti degli Apostoli che traspaiono in filigrana nella prospettiva aperta dall’esortazione di papa Francesco, richiama i credenti ad un’autentica conversione del cuore, attraverso l’impegno più autentico a testimoniare la fede mediante azioni concrete ispirate ai valori della pazienza, della mitezza, del perdono: su questa via, certo non agevole ma orientata ad una meta sicura, ci hanno preceduto gli antichi martiri che, come San Marone, siamo chiamati ad onorare.

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