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Giornata del Malato, il vescovo: «non è accettabile che chi sta in dietro debba essere lasciato ancora più indietro»

C’è il segno di una doppia trasgressione nel brano del Vangelo di Marco commentato dal vescovo Domenico in occasione della Giornata mondiale del malato. Rivolgendosi ai fedeli nella chiesa di di Regina Pacis, mons Pompili ha infatti notato come le norme del tempo vietavano qualunque contatto tra i “puri” e gli “impuri”.

Ma il lebbroso, spinto da una fede commovente, assume su di sé il rischio di essere preso a sassate e si rivolge al Maestro, che, dice il testo, «ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò» e lo guarì. Ma a muovere la «compassione» di Gesù, ha spiegato mons Pompili, non è la commozione, ma la collera. «Il Maestro – ha infatti notato il vescovo – diventa collerico nei riguardi del male che sembra sopraffarci, che certe volte sembra essere insuperabile, perché a un dolore se ne affianca un altro e un altro ancora». Ma non solo: diventa collerico anche perché «non accetta che le persone che soffrono vengano emarginate».

Gesù è dunque «ancora più trasgressivo del lebbroso, perché si fa avvicinare e lo tocca. Avrebbe potuto guarirlo a distanza, ma lo tocca e scompagina la distanza tra il puro e l’impuro». Una lezione valida anche ai nostri giorni, perché il rischio dell’emarginazione è sempre in agguato. Si annida «nel pensare che, in fondo, chi sta male se l’è cercato, se non addirittura meritato; oppure quando diciamo, in modo un po’ cinico, a chi tocca tocca e ci giriamo dall’altra parte».

«La collera di Gesù – ha ribadito don Domenico – sembra volerci smuovere dalla nostra indifferenza e dire svegliatevi, agite, protestate contro il male: non è accettabile che chi soffre stia ai margini, non è accettabile che chi sta in dietro debba essere lasciato ancora più indietro».

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