Montepiano reatino, Rieti

Francesco perso tra i cammini

«Con gran risalto il Ministro Franceschini, amico della nostra terra (è cittadino onorario di Borgo Velino), ha annunciato la pubblicazione dell’Atlante Digitale dei Cammini». A notare il passaggio è NOME – Officina Politica, realtà associativa che è andata a verificare la presenza del Cammino di Francesco sul sito, rilevandolo tra i 41 già censiti, «che presto (annunciano) saranno 113».

L’associazione politico-cuturale è andata quindi ad analizzare la presentazione del percorso, la cui specificità «è quella di essere un cammino circolare che si muove tutt’intorno ad un territorio limitato, consentendo di vederlo e conoscerlo da tutte le sfaccettature e prospettive: da nord, da sud, dal piano, dal monte; questo suo non essere un cammino che non va “da – a -” gli dà anche un vantaggio per l’organizzazione logistica dei pellegrini, che consentirebbe agli enti locali di “seguirli” maggiormente con proposte integrative del camminare».

Caratteristiche che nell’Atlante scompaiono: «anzitutto il Cammino viene confuso con la cosiddetta via Francigena di San Francesco che affiancandosi con un diverso logo richiamante Piazza San Pietro, collega Rieti con la capitale passando per la Sabina. La descrizione sintetica del Cammino cita infatti i 4 santuari, ma con un “raccordo” con Roma che capisce solo chi conosce già il territorio, e risulta incongruo il “bi-logo”, che mostra che i cammini sono due, ognuno con un diverso senso».

«La descrizione più dettagliata – si legge nella diffusa da NOME e firmata da Marco Giordaniè carente o fuorviante: non viene citata la importanza storica e religiosa di Greccio o Fonte Colombo, le fotografie non rappresentano al meglio il Cammino, ma soprattutto non si capisce come fra i punti di interesse del Cammino, a fianco del Faggio o a San Pastore, figuri la Basilica di Assisi. O come si possa sostenere che sia “possibile fare il percorso anche in bicicletta, utilizzando il tracciato della Ciclovia della Conca Reatina”».

La perdita di identità «si concreta ancora più nelle mappe, in cui Rieti appare solo un passaggio tra Roma e l’alta Umbria, senza mostrarne la circolarità del Cammino; addirittura confondendosi con la del tutto analoga Via di Francesco, anch’essa disegnata da Roma all’alta Umbria (e che però presenta sulla mappa una “proposta di gita” a Greccio)».

Così, il Cammino di Francesco, schiacciato tra il cammino per Roma e quello per l’alta Umbria (“via di Francesco”) perde ogni rilevanza, ogni attrattiva. Meno schiacciata appare Rieti nel cammino “Di qui passò Francesco” che, di nuovo, ci collega all’alta Umbria ma senza la “forzata” propaggine romana; forse questa sarebbe potuta essere la “strada”: un collegamento diretto con Assisi, che però qui non è certo ben presentato; e che ancora non evidenzia la caratteristica circolarità del Cammino.

«Circolarità ben evidenziata – spiega Giordani – sulla mappa per un cammino, la cui descrizione è per di più arricchita di notizie storiche: è il “Cammino dei Protomartiri Francescani” che parte ed arriva a Terni, passando per Stroncone, appena al di là dei monti che sovrastano il santuario di Greccio».

L’analisi sul sito del MiBact compiuta da NOME non manca di rilevare che «Rieti è inoltre toccata dalla Via di Benedetto, un Cammino questo che non si confonde con altri, e che è rilevante per il territorio toccando le terre del Cicolano e Turanense, e passando necessariamente per Rieti diretto verso Norcia».

«Qualcuno presenterà come un successo il fatto che tanti cammini passino per Rieti». Secondo NOME – Officina Politica, «un marketing disordinato (e anche confuso, raffazzonato, come abbiamo visto) non è quello di cui ha bisogno il nostro territorio. E temiamo vanifichi quanto il progetto “La Valle del primo Presepe” fortemente voluto dalla Curia sta cercando di impostare proponendo un polo del “Francesco da Rieti” da affiancare al “Francesco di Assisi”».

Considerando che le informazioni sui Cammini provengono dalle Regioni, le disfunzioni nel riportare tracciato e natura del Cammino di Francesco sarebbero, secondo Giordani e l’associazione NOME, il prodotto della lontananza da Roma del territorio reatino e la separazione dal mondo umbro che, per i propri itinerari, avrebbe avuto ben altra cura.

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