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Così vicini, così lontani: profondo Cicolano ancora in cerca di integrazione

Dialogo con un giovane di Corvaro per indagare le percezioni e i problemi di una delle aree maggiormente disagiate del territorio provinciale, in gran parte affaticata da un doloroso spopolamento, da una crisi economica antica e, forse, da una sorta di abbandono.

«L’Abruzzo ci dà molte opportunità di lavoro e pure in ambito scolastico preferiamo andare ad Avezzano piuttosto che a Rieti, e non solo perché siamo più vicini. Varcare il confine della regione è molto più comodo che andare nel nostro capoluogo di provincia, ma soprattutto Rieti non sembra offrire alcuna opportunità a noi ragazzi».

A parlare è Luca, un ragazzo di Corvaro, con il quale ci siamo messi a ragionare per porci nella prospettiva di chi guarda la città centro d’Italia dalla sua periferia più lontana. Mentre l’istituzione Provincia continua a viaggiare a vista, rimasta com’è in mezzo al guado delle riforme, è infatti interessante capire quale sia il reale grado di integrazione dei suoi territori.

E siccome in Italia i percorsi di integrazione sono sempre passati dalla scuola, non stupisce la distanza che i giovani del profondo Cicolano sentono nei confronti del capoluogo. «La corriera utile passa la mattina molto presto», dice Luca. «Andare a scuola a Rieti sarebbe davvero molto difficile e soprattutto è molto scomodo».

Meglio raggiungere Avezzano, andare a scuola in Abruzzo. Una spinta che ha sicuramente dietro anche la storia di una provincia-puzzle, costruita mettendo insieme le terre di confine di territori affatto diversi, ma è anche vero che, a novant’anni esatti dalla sua costituzione, sembra sia stato fatto molto poco per far riconoscere tra loro i cittadini di paesi come Colle di Tora, Borgorose e Accumoli.

«Sento proprio mancare il rapporto con la provincia – ci spiega Luca – e, distanze a parte, questa cosa non va bene, perché facciamo parte della provincia di Rieti ed è giusto che la Provincia ci faccia sentire uniti. Ci dovrebbe offrire delle opportunità, altrimenti i nostri genitori oggi, come noi domani, continueranno a lavorare in Abruzzo».

E dire che, tutto sommato, questi confini della provincia non sembrano neanche troppo lontani, e la strada, salvo il tratto più vicino a Rieti, bloccato dalla contesa su come completare la Rieti-Torano, non è certo la peggiore possibile. Forse, per invertire la tendenza basterebbe potenziare il trasporto pubblico, indovinare orari diversi dagli attuali. E lavorare su qualunque altra cosa faccia sentire i cittadini di aree tanto diverse più vicini tra di loro. Non sarebbe impossibile e lo dimostra il maggiore senso di appartenenza alla diocesi che non alla sfera civile. «Per quanto riguarda la Chiesa, devo dire che ci sentiamo molto più vicini», ammette Luca, che ripone molta fiducia nel parroco arrivato da poco proprio dal capoluogo per ricoprire anche la funzione di vicario di zona: «Don Francesco è una persona buona e leale. Può sicuramente aiutarci a fare qualche passo in avanti».

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