IV domenica di Pasqua, commento al Salmo

La pietra scartata è divenuta angolare

Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti. Ti rendo grazie, perché mi hai risposto, perché sei stato la mia salvezza. La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Vi benediciamo dalla casa del Signore. Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, sei il mio Dio e ti esalto. Rendete grazie al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre.

Dal Salmo 117

Il tempo pasquale è tempo di gioia e gratitudine verso il Signore che mantiene le sue promesse di salvezza. Tutta la liturgia della Parola di questa domenica rivela il grande amore di Dio verso l’umanità. Nel racconto evangelico, è Gesù stesso che si rivela il buon pastore, colui che conosce le sue pecore una ad una e per ognuna di esse è disposto a dare la propria vita: la sua passione, morte e risurrezione, suggella con il sangue versato sulla croce la nuova alleanza tra Dio e l’uomo. Il salmo che ci accompagna nella preghiera, riprende alcuni versi del salmo 117 che già abbiamo vissuto in questo tempo pasquale. «Canto di gioia e di vittoria», lo definisce così Giovanni Paolo II, durante l’udienza generale del 5 Dicembre 2001, per poi addentrarsi nell’esegesi del canto biblico. Le stesse vibrazioni spirituali e la gioia di una fede sospinta verso Dio con tutto l’essere, accomuna il popolo eletto e il popolo cristiano che prega e ringrazia il Signore con le liriche di questo canto di ringraziamento; segno questo che in ogni tempo e in ogni epoca l’uomo ha sempre bisogno di rivolgersi al Creatore. Recita il salmo: «Ti rendo grazie, perché mi hai risposto, perché sei stato la mia salvezza». (Sal 117,21) e l’orante dopo aver rivissuto i pericoli e le insidie, le cadute e il rialzarsi negli avvenimenti della propria vita, è riconoscendo l’opera salvifica del Signore che non esita a acclamarlo e ringraziarlo di essergli stato vicino nel momento del pericolo. «Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Vi benediciamo dalla casa del Signore» (Sal 117,26) è da questo verso che nasce l’Osanna che accompagna Gesù, nel suo ingresso a Gerusalemme la Domenica delle Palme e che recitiamo nel Sanctus e sempre in queste righe c’è la benedizione impartita dai sacerdoti al popolo, nel tempio durante la liturgia per la festa delle capanne. È la stessa benedizione che riceviamo nell’assemblea domenicale, nella Santa Eucaristia, che ci rende un unico popolo, un unico gregge e il nostro pastore, Gesù, ci conosce e ci accompagna uno per uno verso la sua via: la via della pace e della salvezza.

I domenica di Quaresima, commento al salmo

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà

Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza; Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre. Ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore. Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via.

Dal Salmo 40 (41)

La nostra esistenza è un cammino con Dio e verso Dio. Guai a fermarsi, perdere la gioia di nuove esperienze, perdere il valore dei gesti quotidiani e di quanta grazia riceviamo nella nostra vita, cedendo al pericolo del vuoto dei valori e allo svuotamento dell’amore da cui siamo stati generati e destinati a donare al prossimo e alla nostra stessa vita, di fronte alle tentazioni del male.

Quel male che non ha avuto timore di tentare Gesù, Figlio di Dio e da Lui stroncato e annientato anche per tutti noi, come ci narra il Vangelo di questa prima domenica di Quaresima nel racconto delle tentazioni a cui è sottoposto nel deserto. Inizia oggi un tempo propizio alla riflessione della nostra vita di fede, propizio per riannodare e chiarire i nostri rapporti oltre che con il Signore, con i nostri familiari, i nostri amici, il prossimo che il Signore ci ha messo vicino. «Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri» (Sal 24,4): prega così il salmista in questa preghiera nel pericolo, attribuita a Davide, dove si denota l’angoscia che permea l’esperienza vissuta e il termine “angoscia”, simboleggia il luogo stretto, “angusto”, in cui è prigioniero lo stato d’animo, impedito a librarsi e esprimersi pienamente. Questa oppressione deriva dal peccato e la preghiera rivolta al Signore è di essere liberato, di poter vivere di nuovo pienamente gli infiniti spazi dell’amore divino.

La liberazione può esserci solo percorrendo, nel proprio cammino, i sentieri dell’amore divino, quei sentieri che spesso vengono occultati dai rovi che la tentazione del male, vinta da Gesù nel deserto, fa crescere nella nostra esistenza.

La condizione per poter seguire i sentieri divini è soprattutto di essere liberi dai tanti lacci disseminati nella nostra vita e riconoscersi bisognosi di aiuto in quanto creature fragili e deboli, orientando la propria vita sulla via a volte stretta e impervia della salvezza, ma vera, unica, tracciata da Gesù con il suo sangue innocente, sulla croce.

 

V domenica del tempo ordinario – Anno B, commento al salmo

Risanaci, Signore, Dio della vita.

È bello cantare inni al nostro Dio,è dolce innalzare la lode. Il Signore ricostruisce Gerusalemme, raduna i dispersi d’Israele; Risana i cuori affranti e fascia le loro ferite. Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome. Grande è il Signore nostro,grande nella sua potenza; la sua sapienza non si può calcolare. Il Signore sostiene i poveri,ma abbassa fino a terra i malvagi.

Dal Salmo 146 (147)

Il salmo che ci presenta la liturgia è cronologicamente uno degli ultimi del libro del Salterio. Il Salterio, la raccolta dei salmi, prende nome dalla traduzione dal greco dello strumento musicale che si usava per accompagnare la preghiera, simile all’arpa. Il termine “salmo” ne deriva in quanto indica il “pizzicare” del suonatore che fa vibrare la corda. Possiamo dire che la stesura completa del testo, abbraccia il periodo più lungo della storia di Israele, partendo dai secoli XI-X a.C. fino ai tempi di Gesù. La comunità cristiana, da secoli, con la preghiera dei salmi vive ed esprime gli stessi sentimenti del popolo ebreo, il vissuto di un popolo di Dio in cammino dove gli accadimenti umani, come la schiavitù e la liberazione, il peccato e il perdono fanno parte della comune storia dell’umanità. «Risana i cuori affranti e fascia le loro ferite. Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome». (Sal 146,3) e con questa lirica, l’orante lancia un inno alla potenza del Signore, donandoci attraverso pochi tratti, l’icona dell’amore misericordioso di Dio: è il Dio che risana i cuori affranti e fascia amorevolmente le ferite, il Dio che conosce profondamente la sua creatura tanto da riuscire a lenire e confortare nella sofferenza e nel bisogno. C’è anche un richiamo alla creazione, che traspare dalla certezza che il Signore conta il numero delle stelle e le chiama nome per nome: siamo noi le stelle del Signore, le sue creature predilette e amate fino all’estremo sacrificio vissuto dall’Unigenito per la nostra salvezza. In questa domenica, tutta la Liturgia della Parola ci parla della potenza e dell’amore divino, di come agisce nella nostra vita. Il racconto evangelico di Marco, ci presenta i miracoli che Gesù compie in terra di Galilea, all’inizio della sua missione pubblica e di come Egli al termine del giorno voglia proseguire in tutta la Galilea la sua missione taumaturgica, rivelando il suo disegno di amore universale. Alla sequela di Gesù, anche noi lo seguiamo nel suo andare per villaggi e città di quella terra che rappresenta l’universo, chiedendogli il suo amore e come Pietro, che lo condusse dalla suocera malata, anche noi in forza del nostro battesimo, vogliamo condurre a lui quanti ne sono lontani e farli godere, come noi cristiani, del suo amore senza limiti.

III domenica del tempo ordinario – Anno B, commento al salmo

Fammi conoscere, Signore, le tue vie

Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza; ricordati di me nella tua misericordia e del tuo amore che è da sempre ricordati di me nella tua misericordia per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia,insegna ai poveri la sua via.

Dal Salmo 24 (25)

Inizia, con questa domenica, il nostro viaggio nella conoscenza di Gesù, attraverso il Vangelo di Marco. Un Vangelo dove il ritratto del Messia viene trasmesso attraverso i fatti, le azioni e la sua storia di un Dio fattosi uomo.

Nella Liturgia della Parola, il salmo raccoglie e condensa il messaggio che ci viene trasmesso. Già domenica scorsa abbiamo vissuto la “chiamata” di Gesù verso gli apostoli, nel Vangelo di Giovanni, oggi la parola ci propone l’annuncio del Messia rivolto a tutto l’universo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15) e ascoltiamo il primo “eccomi” degli apostoli che hanno detto il loro “sì” alla volontà divina.

Il Signore chiama continuamente, ci chiama per nome perché ci conosce e siamo sue creature, aspettando il nostro “eccomi”. Siamo sempre pronti e aperti alla sua chiamata?

Il salmo di oggi è una supplica, dove l’orante consapevole della sua debolezza, dei suoi peccati, non vuole perdere questo incontro con Dio: «Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta» (Sal 24,8) e riconoscendo le sue colpe , già nella supplica riceve conforto e pace.

La conversione che chiede Gesù è abbandonare gli idoli che ci siamo costruiti intorno e riconoscerci peccatori, come il salmista che confida nella bontà divina e aspetta l’indicazione del Signore per la retta via.

Quante volte vince in noi l’impeto, per reagire a un torto o siamo artefici noi stessi di una sopraffazione verso il nostro prossimo? È in quel momento che dobbiamo fermarci, riflettere, meditare e chiedere consiglio al Signore sui fatti della nostra vita. Convertirsi al consiglio di Dio, accantonando ciò che nella nostra indole ci porta a offendere e non amare il prossimo.

È solo un piccolo passo, un piccolo segno della nostra fiducia verso il Signore, che nella sua misericordia ci accompagna in una vita serena e piena della sua grazia.

II domenica del tempo ordinario – Anno B, commento al Vangelo

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbi – che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui: erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa», che significa Pietro.

Gv 1,35-42

Con questa domenica inizia il tempo ordinario, non un tempo di serie “B”, ma un tempo abbastanza lungo, idoneo per contemplare, assaporare, assimilare l’insegnamento e l’operato di Gesù. La voce del Signore chiama. Samuele nella prima lettura, consigliato da Eli risponde: “Parla Signore, il tuo servo ti ascolta”. Nel Vangelo Giovanni Battista addita Gesù a Giovanni e Andrea: “Ecco l’agnello di Dio!” e i due discepoli lo seguirono.

Ognuno vede che “quel Dio che ci ha creati senza il nostro aiuto non vuole continuare la sua opera senza il nostro aiuto”. Dio chiama ognuno di noi. Su ognuno di noi Dio ha stabilito un progetto, un programma. Durante la nostra vita, in modo garbato e progressivo ci manifesta la sua volontà, ci fa comprendere quello che vuole da noi. Ognuno di noi è chiamato a scoprire il progetto che Dio ha stabilito su ciascuno. Certo è necessario mettersi in ascolto, è necessario rendersi disponibili. Il Signore apprezza il nostro sforzo, la nostra disponibilità. Il nostro Maestro non è un insegnante solitario. Ha chiesto aiuto ai suoi discepoli già quando era in mezzo a noi e con loro ha condiviso la missione. Da quando è tornato al Padre ha affidato alla Chiesa, cioè a tutti noi, il compito di continuare la sua missione, fino al suo ritorno. Ognuno di noi deve convincersi che la volontà del Signore differisce da persona a persona: Gesù ha fatto dei veri programmi personalizzati. Dobbiamo essere certi che il Signore apprezza comunque il risultato e non lo valuta alla maniera umana. Ognuno di noi deve guadagnarsi il paradiso facendo bene quello che il Signore ci ha chiamato a fare. Madre Teresa soleva ripetere: “dobbiamo fare in modo straordinario l’ordinario”.

Ne deriverebbe una vita più serena, più gioiosa senza preoccuparci di essere tra coloro che contano.

Giovanni Battista deve diventare il nostro prototipo: “Non sono io il Cristo, io non sono degno di sciogliere i legacci dei suoi sandali”. “Lui deve crescere, io diminuire”. “Ecco l’agnello di Dio!”

Giovanni pur avendo un grande seguito di discepoli rimane fedele al progetto di Dio: non è lui il Messia, lui è solo il precursore, incaricato di preparare la via a Gesù, ha una missione da compiere, un progetto da realizzare. Giovanni si sa mettere da parte, anzi egli stesso orienta, invia i suoi discepoli alla sequela di Gesù.

Forse anche la nostra vita dovrebbe essere spesa con lo stesso intendimento.

II domenica del tempo ordinario – Anno B, commento al salmo

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà

Ho sperato, ho sperato nel Signore, ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo, una lode al nostro Dio. Sacrificio e offerta non gradisci,gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.  Allora ho detto: “Ecco, io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà:  mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo”.  Ho annunciato la tua giustizia nella grande assemblea; vedi: non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.

Dal Salmo 39 (40)

Siamo di nuovo, per grazia di Dio, a meditare, attraverso la Parola, la nostra fede e i salmi ci aiutano a pregare, a raggiungere con più facilità il nostro rapporto con il Signore.

Siamo alla seconda domenica del tempo ordinario e abbiamo appena vissuto l’evento del Natale del Signore e le solennità che la Chiesa ci ha proposto in questo tempo. Il rientro nel tempo ordinario, ci propone subito il tema della “chiamata”, che oggi troviamo nella prima lettura con la chiamata di Samuele e nel Vangelo dove viene narrato l’incontro tra Gesù e gli Apostoli Andrea e Pietro. Il Signore chiama continuamente e pazientemente aspetta la nostra risposta, servendosi del nostro prossimo, come Elia con Samuele e Giovanni con i primi due discepoli. Anche il salmo presente nella liturgia è un invito ad accogliere la chiamata del Signore: è un salmo di ringraziamento dove l’orante lancia un inno al Signore che ha accolto la sua supplica, ha reso realtà le sue speranze, le sue aspirazioni e nella grazia della fede conosce una grande verità: «Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà:  mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo» (Sal 39,8) traspira nella lirica, la consapevolezza di essere amato, di essere figlio, amato e conosciuto ancora prima di essere generato. Il rotolo del libro, rappresenta per lui lo strumento sacro attraverso cui Dio ha parlato e parlerà con l’umanità, il rotolo che raccoglie l’universo senza tempo della creazione e la sua fede gli rivela che in quel luogo sacro, lui c’è, per fare al sua volontà.

E l’unico sacrificio che Dio gradisce è di fare la sua volontà; ma non si può chiamare sacrificio la via della salvezza, la serenità, la pace e il vigore che la volontà del Signore infonde nei nostri cuori, nella nostra anima, rendendo la nostra vita piena di grazia.

Accogliamo l’invito che il Signore ci propone, di fare la sua volontà, come gli Apostoli che senza esitazioni hanno detto il loro “eccomi”, seguendo l’esempio di Abramo, di Maria e dei tanti Padri della nostra fede.

IV Domenica di Avvento (Anno B), commento al salmo

Canterò per sempre l’amore del Signore

Canterò in eterno l’amore del Signore, di generazione in generazione farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà, perché ho detto: “È un amore edificato per sempre; nel cielo rendi stabile la tua fedeltà”. “Ho stretto un’alleanza con il mio eletto, ho giurato a Davide, mio servo. Stabilirò per sempre la tua discendenza, di generazione in generazione edificherò il tuo trono”. Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza”. Gli conserverò sempre il mio amore, la mia alleanza gli sarà fedele.

Dal Salmo 88

Si sta compiendo il tempo dell’attesa. Tra pochi giorni possiamo esultare per l’Incarnazione di Gesù, in quella notte unica di Natale in cui possiamo rivolgere le nostre anime trepidanti, con i nostri fardelli, le nostre gioie, i nostri progetti di vita, verso la venuta del Salvatore, promessa divina che diventa realtà. In questa quarta e ultima domenica di Avvento, la liturgia ci propone la figura di Maria, nel Vangelo che già abbiamo sentito proclamare e vissuto nella solennità dell’Immacolata e sempre con Maria, nel Magnificat, abbiamo pregato domenica scorsa. Maria, è per i cristiani la prima credente, è colei che per prima ha professato la fede con il suo “Sì” incondizionato alla proposta divina della maternità. Un “Sì” cosciente di quanto avrebbe vissuto come madre, sicuramente conoscitrice della Sacra Scrittura e delle profezie di Isaia, che annunciava quanto dovesse soffrire, per espiare i peccati dell’umanità e portare la salvezza, il Messia, il Dio che l’ha prescelta per essere tempio sublime della sua venuta; Maria ha detto comunque il suo “Sì”.

Il salmo che ci accompagna nella preghiera è uno dei più corposi del libro e nel preludio riconosciamo l’eterna alleanza del Signore con il suo popolo, la certezza e la riconoscenza verso la misericordia divina. Nel salmo il tema comune è il binomio “amore e fedeltà” o “grazia e fedeltà” e ambedue sono rivolte al Signore che mantiene, nonostante le infedeltà, l’amore verso il suo popolo: «Ho stretto un’alleanza con il mio eletto, ho giurato a Davide, mio servo» (Sal 88,4), ed ecco che nella preghiera troviamo presente la nostra storia, che si intreccia in quella secolare del popolo eletto, essendo noi cristiani fratelli in Cristo. L’alleanza del Signore è rivolta a tutti noi alla sequela di Gesù, anche se spesso dimentichiamo la nostra figliolanza divina, se spesso il frastuono del nostro tempo e le sirene del male, sempre in agguato, ci rendono indifferenti verso il messaggio di amore che continuamente echeggia nella nostra vita. Il ritornello «Canterò per sempre l’amore del Signore» che oggi ci propone la preghiera, è per tutti noi il messaggio di gioia, di fraternità e può sgorgare solo da un cuore libero dal peccato, riconoscente della presenza divina. Al termine di questo tempo di attesa, alla soglia della solennità del Natale, chiediamo al Signore il nostro rinnovamento, il rifiorire della nostra fede, rinvigorita dalla presenza di Gesù, fattosi uomo come noi, per la nostra salvezza.

III Domenica di Avvento (Anno B), commento al salmo

La mia anima esulta nel mio Dio

L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia.

Lc 1,46-54

Siamo alla terza domenica di Avvento, per tutti i cristiani “la domenica della gioia”. Il tempo scorre avvicinandoci all’evento salvifico dell’intera umanità: Gesù che assume le nostre sembianze, diventa creatura come noi, glorificando la nostra esistenza. La liturgia di oggi non ci presenta un salmo, ma il canto di gioia di Maria, il Magnificat, l’esultare della sua anima di fronte al disegno di Dio; il suo esultare alla visione del regno celeste, con la nascita dell’Unigenito, nel suo grembo benedetto; il suo esultare davanti alla misericordia di Dio verso le sue creature, soprattutto le più bisognose. È commovente e sconvolgente leggere, nel Vangelo di Luca, la prosa dell’incontro tra la madre di Gesù e la madre di Giovanni il Battista. Maria è in visita presso la cugina Elisabetta, in attesa della nascita di Giovanni il Battista. Secondo alcuni studiosi vi rimarrà, in aiuto dell’anziana cugina, fino alla circoncisione del Precursore. Dice il Vangelo: «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo» (Lc 1,41). Ecco il segno della presenza del Signore in queste creature: Giovanni, ancora nel grembo della madre che riconosce la madre di Gesù, la madre del Salvatore che avrà il compito di annunciare, verso cui sarà testimone e precursore. Elisabetta, piena di Spirito Santo, benedice il Signore della presenza di Maria, che nel suo canto gioioso ci presenta il Regno di Dio: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 1,46). Inizia così il Magnificat. Dalle labbra di Maria, il Signore ci descrive il suo Regno, dove i protagonisti sono i poveri e gli oppressi, i prediletti del Signore, della sua misericordia ricolma di beni. La Chiesa universale, ogni giorno, nella preghiera dei Vespri, prega con il cantico di Maria che prende il nome dalla prima parola che ella pronuncia, quel Magnificat che è insieme una lode e un ringraziamento al Signore per quanto amore ripone per le sue creature. In questa domenica, il messaggio che attraversa tutte le letture è la gioia che ci riserva la nascita di un Dio che si fa piccolo come un bambino e tanto grande da pervadere l’universo, per l’eternità, con il suo amore senza confini.

II Domenica di Avvento (Anno B), commento al salmo

Mostraci la tua misericordia, donaci la tua salvezza

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli. Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme, perché la sua gloria abiti la nostra terra. Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo. Certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto; giustizia camminerà davanti a lui: i suoi passi tracceranno il cammino.

Dal Salmo 84

Siamo entrati pienamente nel periodo dell’Avvento e il nostro cammino di fede prosegue con l’ascolto della Parola e i nostri propositi di metterla in atto. In questa domenica la Sacra Scrittura ci esorta, ci invita alla riconciliazione, ad abbandonare la zavorra e i pesi del peccato, che limitano il nostro contatto con il Signore. Il Vangelo di oggi ci esorta ad accogliere degnamente l’Incarnazione di Gesù, rendendoci degni della sua venuta tra gli uomini. C’è solo un modo per riconciliarsi: attraverso il Sacramento della penitenza e possiamo dare sollievo, leggerezza e grazia al nostro spirito e alla nostra esistenza terrena. Seguendo la preghiera dei salmi, abbiamo oggi uno dei “salmi di Sion”; anche noi , come il popolo eletto viviamo le vicissitudini, le vittorie e le sconfitte che inevitabilmente la nostra fragilità ci comporta; in particolare, oggi preghiamo con la seconda parte del salmo 84, dove Israele vive il momento del ritorno dall’esilio e il suo rientro nella terra promessa. «Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme, perché la sua gloria abiti la nostra terra» (Sal 84,10), è questa la lirica che invoca l’aiuto divino, nella gioia del perdono ricevuto, del ritorno del Signore vicino al suo popolo; il Signore che perdonando, dona ai rimpatriati di Israele la prova concreta del suo amore; vuole solo la sincerità del cuore, desidera l’anima sgombra dalle tenebre del peccato. È anche un salmo messianico, dove si percepisce l’attesa dell’evento che rinnoverà ogni cosa: «Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno» (Sal 84,11) e gli attributi che elenca il salmista sono l’essenza, la verità del Regno di Dio, che si realizza con l’Incarnazione di Gesù, che assumendo la nostra realtà umana la glorifica e la porta sulla via della salvezza. In questa attesa, siamo invitati a seguire l’invito di Giovanni il Battista, facendo un po’ di deserto nella nostra vita, che ci permette di vedere meglio gli ostacoli che il male costruisce intorno a noi e rinnovare le nostre promesse battesimali, liberandoci dai peccati.

I Domenica di Avvento (Anno B), commento al salmo

Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Tu, pastore d’Israele, ascolta,seduto sui cherubini. Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci. Dio degli eserciti, ritorna!Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi quello che la tua destra ha piantato, il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. Sia la tua mano sull’uomo della tua destra, sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte. Da te mai più ci allontaneremo, facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

Dal Salmo 79

Inizia, in questa prima domenica di Avvento, un nuovo anno liturgico in cui saremo accompagnati, nel nostro cammino di fede dall’evangelista Marco. Avvento vuol dire “venuta, attesa del Signore” ed è il momento più propizio per la conversione, per orientare la nostra vita, continuamente distratta dagli eventi e dalle tentazioni, sulla via dell’amore, della Verità, della vera vita alla sequela del Signore.

Il tempo autunnale, presente in questo periodo, può aiutarci a comprenderne il messaggio: gli alberi che perdono le foglie, i caldi colori della natura che cambiano, ispirando pace e facendo brillare i nostri occhi, davanti alle infinite sfumature di una natura, che per risorgere, splendida creazione di Dio, muta il suo aspetto in una bellezza che non ha paragoni; così è per la nostra vita spirituale, invitata a liberarsi, come gli alberi, di quanto ormai ha perduto l’essenza, di accendersi davanti alle meraviglie e i doni che continuamente riceviamo dal Signore e fare spazio ai nuovi germogli, destinati a rinvigorire e beatificare la nostra vita, facendoci diventare continuamente testimoni e artefici del messaggio dell’amore di Dio, verso tutti i suoi figli.

«Tu, pastore d’Israele, ascolta, seduto sui cherubini. Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci» (Sal 79,1). Inizia così il salmo che ci accompagna nella preghiera e fa parte delle “suppliche pubbliche” del popolo eletto. È attribuito a un momento particolare della sua storia, quando sia il regno del sud che quello del nord, sono devastati dagli invasori e si eleva al Signore un canto di supplica, cercando il perdono per le mancanze e insieme la speranza nel suo aiuto. Il popolo di Israele si sente il germoglio di Dio, la vigna che il Signore ha piantato, ha curato e ama e non accetta il suo abbandono; grazie al pentimento sincero, implora l’aiuto della potenza del Signore.

Anche noi, come il popolo eletto, invochiamo l’aiuto del Signore, chiedendo perdono per le nostre mancanze e il suo aiuto per la nostra conversione sincera, accogliendo le parole del Vangelo di oggi, in cui Gesù ci invita a vegliare, ad essere sempre pronti, cercando anche con la nostra debolezza umana di seguire la sua via, anche se a volte è stretta e tortuosa; ma con il suo aiuto, siamo in grado di percorrerla tutta fino all’incontro, fino a raggiungere il posto che ha preparato per noi, donando la sua vita.

Ascensione del Signore – Anno A

Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni;

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

Salmo responsoriale (dal Salmo 46/47)


La liturgia di oggi, ci conduce verso l’evento di Pentecoste, verso la nuova realtà della nostra fede che vede compiersi la volontà del Signore nel suo disegno di salvezza: Gesù che dopo aver donato se stesso, ritorna al Padre e nel suo grande amore, attraverso la sua preghiera, ottiene per noi il dono dello Spirito Santo. Gesù stesso, Figlio di Dio, prega il Padre per noi e come possiamo non pregare, acclamare noi stessi il Signore riconoscendo nella nostra vita la sua presenza e la sua grazia. Il salmo di oggi, è l’inno che il popolo eletto proclamava percorrendo la salita verso il tempio, lodando l’onnipotenza divina, acclamando il Dio di Abramo, il Dio della promessa diventata realtà nonostante le tante debolezze e le cadute , vissute durante il cammino dal popolo eletto. Così è per la nostra fede, tante volte preda di incertezze e momenti di silenzio, dovuti alla nostra condizione umana. «Ascende Dio tra le acclamazioni» (Sal 46,6), così pregava il popolo proclamando il Signore re di Israele e del mondo e l’aspetto messianico del canto ci conduce al Vangelo di oggi, dove l’evangelista Matteo, a differenza di Marco e Luca, che narrano compiutamente l’evento dell’elevazione di Gesù al cielo, racconta la sua apparizione in Galilea e la missione universale rivolta a tutti i cristiani: «Andate dunque e fate discepoli in tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19). Con queste parole si conclude il Vangelo di Matteo e sono l’eredità spirituale del Signore e la missione che aspetta la Chiesa universale, chiamata a diffondere e portare il messaggio di salvezza. E la Chiesa sono tutti i battezzati, tutti coloro che ricevendo i doni dello Spirito, sono chiamati a seguire i comandamenti divini, soprattutto il comandamento più grande che Gesù ci ha lasciato: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati» (Gv 15,12), ed essere segno, nella nostra piccola o grande realtà di vita dell’infinito amore, che il Signore ci dona. «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20), sono le parole di Gesù che riempiono di gioia e serenità i nostri cuori, spronandoci a portare al prossimo il suo messaggio di salvezza.