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La Bibbia, il Bambinello, il giglio, il pane: al via i festeggiamenti del Giugno Antoniano

Il suono delle campane a distesa e i colpi oscuri annunciano alla città l’apertura dei festeggiamenti. Alle diciotto in punto, il portone di San Francesco si apre e la folla che preme sul sagrato sciama all’interno della navata per il primo saluto alla venerata effigie. La statua di sant’Antonio di Padova, rivestita degli ex voto (solo una piccola parte: la tendenza negli ultimi anni è a una progressiva riduzione degli ori appuntati sul saio francescano che ricopre il santo), è esposta dietro l’altar maggiore dove, poco dopo, vengono celebrati i primi vespri.

Il canto del vespro, alternato tra coro (è quello francescano della Valle Santa, diretto da Elio De Francesco) e l’assemblea guidata da suor Kristina (delle francescane di Santa Filippa Mareri), è il primo atto liturgico dell’edizione 2018 del Giugno antoniano reatino. La prima sotto la guida della nuova comunità francescana interobbedenziale fortemente voluta dal vescovo Domenico come segno – primo al mondo – di concreta comunione tra le famiglie del primo Ordine francescano (minori, cappuccini, conventuali). Tocca al cappuccino padre Antonio Tofanelli, che nella comunità segue in particolare la Pia Unione S. Antonio, presiedere il vespro, affiancato dagli altri due confratelli, il conventuale padre Luigi Faraglia e il minore padre Marcello Bonfante, così come la solenne Eucaristia che segue nella vigilia della festa del santo taumaturgo.

Nella gremitissima chiesa, padre Antonio richiama, nell’omelia, quei simboli che la tradizione devozionale associa all’iconografia e al culto di sant’Antonio: la Bibbia, il Bambinello, il giglio, il pane. Segni che, per una bella iniziativa voluta quest’anno, la sera trasformano in schermo colorato la facciata di San Francesco, venendovi proiettati. La Parola di Dio, quella che dobbiamo conoscere e seguire; il Bambinello, ossia incarnare questa Parola nella vita quotidiana portando, come Antonio, Gesù “in mano”; il giglio, simbolo di quel candore che è una vita davvero illuminata dalla Parola e dalla presenza di Cristo; e il pane della condivisione e della capacità di farsi, come Gesù, “cibo” donato ai fratelli.

Al termine della Messa, mentre si innalza il primo inno “O dei miracoli inclito santo” di questi festeggiamenti, il primo omaggio alla venerata effigie da parte dei devoti e il primo giglio ricordo portato a casa.

Oggi la festa solenne nel dies natalis del santo, con le celebrazioni culminanti nei due pontificali, al mattino col vescovo Pompili e al pomeriggio con il cardinale Comastri.

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