Chiesa Locale, Rieti

Ac, seme e terreno. A Vazia il compleanno dell’associazione diocesana

L’AC deve essere un seme. Ma, ancor prima, deve essere terreno buono. La parabola del seminatore, pagina evangelica della liturgia domenicale, ha offerto lo spunto alla riflessione per l’incontro che l’Azione Cattolica reatina ha svolto sabato sera, ospite del complesso parrocchiale S. Maria Assunta a Vazia, in occasione del suo 96° compleanno. Un momento di comunione fraterna nella ricorrenza (che esattamente cade il 13 luglio) della fondazione del primo circolo di Ac a Rieti, che avvenne nell’allora parrocchia di S. Eusanio, ad opera di don Silvio Romani, nel luglio 1921. E quest’anno in sintonia con il più ampio sguardo storico proiettato sull’intera esperienza di Ac in Italia, con la celebrazione dei 150 anni di esistenza dell’associazione a livello nazionale.

L’AC, dunque, «come un seme: piccola ma feconda», che «entra in tutti i terreni della vita: famiglia, scuola, lavoro, parrocchia»: lo ha scritto, nel messaggio fatto pervenire all’associazione diocesana, il vescovo Domenico, impossibilitato a partecipare in quanto impegnato nella celebrazione delle Cresime a Greccio. Da parte di monsignor Pompili, l’augurio all’AC reatina «che prima di arrivare a 100 anni l’esperienza associativa sia conosciuta e vissuta da altri ragazzi, giovani e  adulti. E cosi il seme continui a produrre i frutti di laici credenti e credibili».

Il messaggio è stato letto all’inizio della Messa vespertina, celebrata dai partecipanti all’incontro assieme alla comunità parrocchiale di Vazia, assieme ai saluti inviati dal parroco, e assistente unitario dell’associazione diocesana, don Zdenek Kopriva, che si trovava sulla via del ritorno dall’esperienza cui aveva accompagnato quattro adolescenti del gruppo Acg della propria parrocchia: il camposcuola giovanissimi svolto a Santa Caterina Valfurva, in Valtellina, dall’Azione Cattolica ambrosiana. L’AC di Milano ha infatti quest’anno offerto alle diocesi colpite dal terremoto la possibilità di partecipare gratuitamente ai propri campi, e dal gruppo di Vazia sono partiti in quattro, accompagnati dal sacerdote, che si è voluto rendere spiritualmente presente alla celebrazione, presieduta dal vice parroco don Jean Louis Swenke e concelebrata dall’altro assistente dell’Ac diocesana (che segue in particolare l’Acr e i giovanissimi) don Roberto D’Ammando, il quale ha poi tenuto l’omelia.

«L’AC, ci ha scritto il vescovo, è un seme, ma deve essere prima di tutto terreno ben coltivato, capace di accogliere e custodire quella Parola che dà senso a tutta la propria attività», ha detto don Roberto. Nella Messa, introdotta dal saluto della presidente parrocchiale Chiara Lorenzi, non è mancato il ricordo di don Luigi Bardotti, che è stato per anni l’anima dell’AC a Rieti a partire dalla ricostituzione dopo la pausa post conciliare in cui l’esperienza era stata interrotta in diocesi e ha continuato a esserne un punto di riferimento anche una volta concluso il suo incarico di assistente diocesano.

Al termine della liturgia, è toccato alla presidente diocesana Silvia Di Donna rivolgere il saluto e invitare al momento successivo che si è svolto in particolare solidarietà con le zone terremotate, verso le quali l’AC reatina sta portando avanti il progetto che riguarda il sostegno a due aziende di allevatori presenti in due frazioni del comune di Accumoli: Illica e Terracino. Erano presenti anche le famiglie che gestiscono tali aziende: e sono state Sandra e Anna Rita, in rappresentanza di dette famiglie, che hanno poi rivolto il saluto e il grazie all’associazione per la vicinanza mostrata in questo progetto, con cui si convogliano loro offerte provenienti da tanti parti d’Italia e non solo, con l’obiettivo di aiutarle a ripartire contribuendo così a ricucire pian piano il tessuto economico del territorio colpito dal sisma.

La presentazione del progetto è avvenuta nel corso della piacevole serata animata dall’associazione culturale “La Cantinella”, di Piani di Poggio Fidoni, che ha offerto la rappresentazione della commedia in vernacolo “Ello che addà enì”. Prima della divertente messa in scena, un momento dedicato alla presentazione delle attività associative dell’AC, nello spirito di questo 150° dell’associazione nazionale e dell’entusiasmo che anima l’impegno di formazione e apostolato di adulti, giovani e Acr nella piccola ma volitiva associazione reatina.

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