Visita del vescovo agli ospiti della casa di riposo dell’ALCIM di Contigliano

Nella mattinata di lunedì 12 ottobre, il vescovo Domenico ha fatto visita agli ospiti della casa di riposo dell’Associazione Laicale Cuore Immacolato di Maria di Contigliano. Un incontro cui ha fatto seguito una Messa nella cappella della struttura a suffragio di Pietro Nascimben, padre del vice parroco di Contigliano, don Claudio, al quale esprimiamo sentite condoglianze.

La funzione è stata concelebrata dai sacerdoti della Vicaria di Contigliano: Mons Ercole La Pietra (Collegiata S. Michele in Contigliano), Fra Pasquale Vegliante (Limiti di Greccio), don Giampietro Aloisi e don Claudio Nascimben (S. Filippo di Contigliano), don Thakidiyil Denny (Piani di Poggio Fidoni) don Luigi Greco (Poggio Fidoni-Cerchiara), don Leopoldo Bednarz (S. Elia), Fra Marco (Santuario di Fonte Colombo), don Valerio Shango (Monte S. Giovanni e Poggio Perugino).

Nell’omelia il vescovo è partito dalla Lettera ai Romani, «un caposaldo della riflessione paolina e la sua storia degli effetti ne conferma la centralità nella stessa esperienza cristiana»partendo dall’autopresentazione dell’apostolo. «che si descrive semplicemente come “servo di Cristo Gesù”».

«In realtà – ha spiegato il vescovo – sta già inoltrandosi nella conoscenza del suo Maestro che evoca con il nome di ‘Gesù’, cui aggiunge subito ‘Cristo’ che sta per Messia. L’abitudine rischia di considerare la seconda parola un semplice cognome di Gesù, mentre dentro c’è l’attesa di Israele, il suo rifiuto, la polemica che il pio osservante Saulo inscenerà contro la sua precedente religione. Quel che conta è avere in mente che Paolo nell’indirizzarsi ai romani presso cui si recherà vuol mettere al sicuro il suo Vangelo che è legato al Figlio dell’uomo che è stato costituito Figlio di Dio, in virtù della risurrezione. E ciò è all’origine della grazia dell’apostolato che consiste nel suscitare “l’obbedienza della fede”».

«L’obbedienza della fede – ha aggiunto don Domenico – dice che non c’è fede senza adesione perché il rischio sarebbe quello di un sentimento vago ed incerto. Ma non è possibile neanche un’adesione senza fede perché sarebbe una sottomissione cieca che produrrebbe solo nevrosi. Ciò che conta è raccogliere l’appello alla conversione di cui si fa interprete Gesù stesso nel Vangelo. “Questa generazione è una generazione malvagia” la definisce senza peli sulla lingua. Eppure sembrano chiedere solo un segno. Ma il segno è appunto dentro la loro stessa storia ed è Giona che disattende l’invito di JHWH, va per altra strada rispetto a dove viene inviato, finisce in mezzo alla tempesta e quindi in bocca alla balena. Ma anche in quel caso JHWH lo solleva e lo salva. Come a dire che convertirsi significa credere sempre, nonostante le strettoie della vita e perfino della morte, che Dio ci ha in custodia e che solo lui potrà sollevarci perfino dalla morte».

«Chiediamo che questa fede che fu di Paolo sia sempre di più anche la nostra fiducia quotidiana – ha concluso il vescovo – specie quando la morte ci sorprende con delle scomparse che ci fanno sanguinare».

Foto di Franco Greco.

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