Via Crucis a Fontecolombo, il vescovo: «non si può credere alla vita senza credere alla morte»

Venerdì 7 aprile, presso il santuario di Fontecolombo, il vescovo di Rieti ha presieduto la via Crucis intorno ai luoghi dove San Francesco scrisse la sua regola.

I fedeli hanno contribuito a scrivere le meditazioni lette durante ogni singola stazione della via Crucis.

I temi trattati hanno toccato temi evangelici, sociali e di preghiera. Parole ispirate e commoventi: «mano che mi hai creato, inchiodata dal mio peccato», «la mia solitudine te la sei portata con Te sulla croce», Gesù «tempio squarciato». Una meditazione ha evocato la storia di un ragazzo reatino ferito dalla droga. In ogni stazione c’è stato spazio anche per citazioni, da Simon Weil alla preghiera ritrovata in un campo di sterminio.

Nell’omelia il vescovo Domenico ha ricordato che «il giorno 7 aprile è tradizionalmente associato alla morte di Gesù e oggi è diventata ancora più concreta» pensando alle stragi e agli attentati di questi giorni. Ma nonostante questa «conferma quotidiana» della croce, noi «non ne siamo persuasi, siamo anaffettivi». Per questo dobbiamo «sentire dentro di noi il dolore del mondo per il quale Dio è morto», perche «non si può credere alla vita senza credere alla morte». «Chiediamo a lui e alla sua Croce di risvegliarci».

Croce posta sempre davanti ai fedeli durante la via crucis e davanti a questa la sua ombra sfuggente, come le linee di un doppio orizzonte incrociato, l’orizzonte che indica il punto in cui Gesù ci ha amato e continua ad amare.

 

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