Chiesa di Rieti

Verso l’incontro pastorale / Invito alla lettura / Il Giorno degli uomini

In attesa dell'Incontro Pastorale 2019 che si terrà questo fine settimana a Contigliano ci prepariamo con il penultimo invito alla lettura sul quale ci invita a meditare il direttore dell'Ufficio Liturgico padre Ezio Casella

«Sia benedetto colui che ha elevato il grande giorno della domenica sopra tutti i giorni. Il cielo e la terra, gli angeli e gli uomini si abbandonano alla gioia». Questi accenti della liturgia maronita ben rappresentano le intense acclamazioni di gaudio che da sempre, nella liturgia occidentale e in quella orientale, hanno caratterizzato la domenica.» Del resto, storicamente, prima ancora che come giorno di riposo – oltre tutto allora non previsto dal calendario civile – i cristiani vissero il giorno settimanale del Signore risorto soprattutto come giorno di gioia. «Il primo giorno della settimana siate tutti lieti» si legge nella Didascalia degli Apostoli. E questo era ben sottolineato anche nella prassi liturgica, attraverso la scelta di gesti appropriati. Sant’Agostino, facendosi interprete della diffusa coscienza ecclesiale, mette appunto in evidenza tale carattere della Pasqua settimanale: «Si tralasciano i digiuni e si prega stando in piedi come segno di risurrezione; per questo inoltre tutte le domeniche si canta l’alleluia».

Non c’è alcuna opposizione tra la gioia cristiana e le vere gioie umane. Queste anzi vengono esaltate e trovano il loro fondamento ultimo proprio nella gioia di Cristo glorificato, immagine perfetta e rivelazione dell’uomo secondo il disegno di Dio. Come scrisse nell’Esortazione sulla gioia Paolo VI, «per essenza, la gioia cristiana è partecipazione alla gioia insondabile, insieme divina e umana, che è nel cuore di Gesù Cristo glorificato».

Per i cristiani non è normale che la domenica, giorno di festa e di gioia, non sia anche giorno di riposo e resta comunque per essi difficile santificare la domenica, non disponendo di un tempo libero sufficiente. Attraverso il riposo domenicale, le preoccupazioni e i compiti quotidiani possono ritrovare la loro giusta dimensione: le cose materiali per le quali ci agitiamo lasciano posto ai valori dello spirito; le persone con le quali viviamo riprendono, nell’incontro e nel dialogo più pacato, il loro vero volto. Le stesse bellezze della natura – troppe volte sciupate da una logica di dominio che si ritorce contro l’uomo – possono essere riscoperte e profondamente gustate. Giorno di pace dell’uomo con Dio, con se stesso e con i propri simili, la domenica divine così anche momento in cui l’uomo è invitato a gettare uno sguardo rigenerato sulle meraviglie della natura, lasciandosi coinvolgere in quella stupenda e meravigliosa armonia che, al dire di sant’Ambrogio, per «una legge inviolabile di concordia e di amore» unisce i diversi elementi del cosmo in un «vincolo di unione e di pace».

Per approfondire:

Carlo Rocchetta, Lo stupore della corporeità, Edizioni Porziuncola, Santa Maria degli Angeli – Assisi 2019.

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