Cultura e costume

Verso la realizzazione della parola

In “Indimenticabile”, Antonio Preziosi individua i limiti della tesi “complottista” della morte di papa Luciani e mette in evidenza la dimensione profetica di quei 33 giorni di pontificato

“Giovanni Paolo I veniva da un retroterra sociale e culturale in cui la religione non è mai stata una sovrastruttura, ma un tessuto connettivo e d’integrazione”.

Lo spirito del pontificato di papa Luciani, durato appena 33 giorni, può essere tranquillamente riassunto in queste parole tratte dalla prefazione del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, al libro di Antonio Preziosi “Indimenticabile. I 33 giorni di papa Luciani” (con un’intervista al cardinale Angelo Becciu. Rai libri Cantagalli, 151 pagine, 16 euro). Preziosi, già direttore di Radio 1, ha una notevole conoscenza della storia e delle dinamiche interne alla Chiesa (Benedetto XVI lo nominò nel 2011 consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali).

Nel suo libro vengono analizzati gli elementi critici nella conduzione degli eventi immediatamente successivi alla morte di Giovanni Paolo I, avvenuta, lo ricordiamo, il 28 settembre del 1978. Questo è importante per l’oggettività -e credibilità- della ricostruzione. L’autore mette sul tavolo la “serie impressionante di errori di comunicazione” che non fece altro che alimentare a dismisura la tesi dell’avvelenamento: la sala stampa vaticana accreditò la scoperta della morte a don Diego Lorenzi, il segretario privato del pontefice, che però quella notte non era neanche in Vaticano.

Il motivo di questa bugia? Il fatto che in realtà la scoperta sia stata fatta da una suora, che come tutte le mattine bussava alla porta dell’anticamera della stanza da letto per avvisare che era stato lasciato il caffè caldo. Una presenza femminile al capezzale di un Papa è stata ritenuta poco consona, ma la scoperta della verità ha scatenato quella ridda di illazioni che hanno accompagnato, e lo stanno facendo tuttora, la scomparsa di papa Luciani.

C’è poi la questione dell’orario del decesso, risalente secondo il medico del papa, il dottor Buzzonetti, alle undici della notte del 28 settembre, mentre per altri essa sarebbe avvenuta più tardi. Il terzo problema è la diagnosi del decesso, infarto del miocardio secondo il già citato dottor Buzzonetti, messo però in dubbio da altri che hanno parlato di embolia polmonare, che non lascerebbe segni di sofferenza sul volto della persona colpita, esattamente come nel caso dell’espressione del pontefice.

Preziosi si sofferma anche su altre incongruenze, senza però mai dare credito alla tesi dell’avvelenamento, esclusa dalle perizie e dal ricordo, talvolta tardivo, di testimoni diretti che hanno fatto cenno a fitte al cuore avvertite dal Papa che poi però avrebbe detto di stare meglio. Tesi accreditata anche dal fatto che egli non amasse disturbare collaboratori e personale addetto, quindi anche i medici e i segretari. Il libro passa in rassegna anche la tesi del malore causato da un incontro piuttosto teso con l’allora segretario di stato Villot e dalla presa di coscienza di alcune derive finanziarie collegate al Vaticano.

Ne emerge una visione d’assieme che va oltre l’evento particolare e investe la portata di un pontificato brevissimo -ma non il più breve nella storia dei papi- che però ha posto le basi per un rinnovamento essenziale della Chiesa. La figura di papa Luciani emerge in tutta la sua singolarità quasi profetica: figlio di povera gente, è stato sempre attentissimo alla povertà degli altri. In lui non è scattato quel processo di rimozione che porta talvolta a cancellare attraverso il successo e la ricchezza l’antica indigenza. Si faceva rammendare più volte i calzini pur di mettere da parte i soldi da donare alle famiglie in difficoltà ed era contrario a possedere personalmente denaro.Davvero intriganti -e commoventi- le pagine in cui viene ricostruita la fede in un Dio di bontà e di perdono in un uomo mite ma deciso e ostinato al momento giusto.

Come nota giustamente Preziosi, Giovanni Paolo I ha indicato la strada alla Chiesa contemporanea: oltre le forme, dentro la sostanza delle cose, il che significa anche la sopravvivenza di chi non ha realmente nulla per mangiare. Niente di ideologico e strettamente politico, come si vede, ma semplicemente il ritorno ad un cristianesimo nel quale teoria religiosa e prassi sociale siano la stessa cosa. Il grande “ritorno” al di papa Francesco al Francesco primo ecologista con Laudato si’ e il continuo, pressante invito a guardare realmente il prossimo sofferente vengono anche da lì.

Marco Testi dal Sir

Rispondi