Ventiquattr’ore tutte per il Signore, e per il mondo

Sono state «ventiquattr’ore per il Signore. Ma, potremmo dire, anche per il mondo». Perché la “maratona” di preghiera e penitenza vissuta dai cristiani in ogni angolo della Terra in comunione col Papa ha voluto essere un modo per mettere nel cuore di Dio l’umanità intera. E «la presenza del Signore nel mondo tanto più sarà efficace quanto più gli uomini sentiranno il desiderio di convertirsi, di camminare sulla via del bene». Le parole di monsignor Lucarelli, nell’omelia della Messa conclusiva dell’iniziativa delle “24 ore per il Signore», hanno voluto richiamare l’importanza di tale iniziativa come momento di “solidarietà” con gli uomini di oggi e tutti i loro drammi. Dunque, ha voluto rimarcare il vescovo Delio, non è stato soltanto un momento spirituale “interno”, di intimità con Dio, quello che ha attirato nelle chiese del mondo intero cattolici intenti a inginocchiarsi dinanzi all’eucaristia e ad accostarsi ai confessionali. Non solo un forte momento di comunione fra le componenti della Chiesa locale, con tanti gruppi e tanti fedeli che hanno varcato, in modo ininterrotto, la soglia della Cattedrale per mettersi in adorazione dinanzi al Santissimo e avvicinarsi ai sacerdoti che nelle cappelle laterali attendevano alle confessioni. Ma, appunto, un voler porre dinanzi al Padre le ansie e le speranze degli uomini di oggi, «per impetrare la sua presenza, la sua vicinanza, il suo sostegno » sul nostro mondo «spesso segnato dalla sofferenza, della cattiveria umana: tante realtà di disagio, di male che turba il cuore di tanta gente». La Messa del sabato sera celebrata dal presule ha seguito la preghiera dei primi vespri e la benedizione eucaristica che ha costituito l’ultimo atto della lunga adorazione (con gruppi, movimenti, confraternite, religiosi alternatisi nel coprire i vari turni) apertasi ventiquattr’ore prima. A esporre l’Ostia consacrata nel prezioso ostensorio poggiato sul tronetto sopra l’altar maggiore di Santa Maria era stato, venerdì sera, il vicario generale. Don Krzewicki aveva aperto con la celebrazione della Messa feriale l’iniziativa che, per il secondo anno, ha visto anche la diocesi reatina, assieme a quelle di tutto il mondo, unirsi alla proposta del Papa. Lo spunto di avvio delle “24 ore per il Signore” lo aveva preso, don Jarek, dalle letture della liturgia quaresimale. La meditazione del vicario, nell’omelia pronunciata in Duomo (di essa, come di quella del vescovo alla Messa di chiusura, è disponibile la ripresa video sulla web tv diocesana, in frontierarieti.com), ha voluto insistere sull’Ascolta Israele ribadito da Gesù nel Vangelo come impegno fondamentale del credente. Un ascolto, ha detto il sacerdote, che diventa anche capacità di richiamare ai fratelli l’esigenza della conversione, come Osea, il profeta dell’appello forte a tornare a Dio: la profezia che ancora oggi risuona nella Chiesa, con l’invito alla riconciliazione e la sottolineatura forte della misericordia tanto cara all’attuale Pontefice. È questo, ha ribadito il vicario, «un vero apostolato della misericordia, quando le pecore smarrite le conduciamo a Dio, quando diventiamo strumenti di riconciliazione e di pace». Rimettere al centro la volontà di Dio è il richiamo profondo all’ascolto che, nell’intimità profonda con Cristo adorato giorno e notte in questa “no– stop” di preghiera, l’iniziativa delle “24 ore” ha voluto dare l’occasione di sperimentare come una sorta di “allenamento”, secondo il vicario, al mettersi in sintonia col Signore: ventiquattr’ore «indicano il nostro quotidiano. Sono un giorno in specifico, ma significano tutto il giorno, il tempo in totale. Dobbiamo essere di Cristo non solo, quando ci viene a dire le preghiere del mattino. Siamo del Signore in tutto e sempre, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno. È urgente ridare sapore al nostro impegno come cittadini e come lavoratori onesti, ma anche a coloro che contribuiscono in qualsiasi modo alla vita degli altri e così si santificano: nel bene e nel male, nella gioia e nella sofferenza, nel lavoro, nello studio, nel riposo e nella malattia».

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