Giochi, musica e solidarità: celebrato a Contigliano il Venerini Day

Più di trecento bambini, altrettanti familiari, e duecento tra suore e insegnati. Sono questi i numeri della grande festa del Venerini Day celebrato nel Centro Pastorale diocesano San Michele Arcangelo. Una folla allegra e colorata arrivata a Contigliano da diversi angoli dell’Italia, con una decina di pullman e in automobile, per ritrovarsi nel segno della vita e delle opere di Santa Rosa Venerini.

Un compito che le nove scuole delle Maestre Pie giunte nella nostra diocesi hanno interpretato, dopo la preghiera iniziale, coinvolgendo bambini e famiglie in giochi, balli, messe in scena: una pacifica competizione tra istituti iniziata la mattina e conclusa nel primo pomeriggio con i premi consegnati dal vescovo Domenico.

Tutte attività culminate in esibizioni di pochi minuti – il tempo di una o due canzoni – ma che corrispondono al lavoro di diversi mesi. Un impegno al quale suore e docenti hanno voluto aggiungere anche un gesto concreto, promuovendo una raccolta fondi in favore delle zone terremotate del territorio diocesano.

I proventi della colletta sono stati consegnati al vescovo Domenico al termine di un breve momento di preghiera, condotto sul brano evangelico del buon Samaritano. «La prossimità non è il semplice stare accanto», ha spiegato mons Pompili: «siamo prossimi se siamo noi che ci muoviamo verso gli altri, non se stiamo fermi».

È qui che si innesta l’importanza di scelte educative come quelle portate avanti dalla Maestre Pie: mandare i figli in queste scuole vuol dire aiutarli a conquistare lo sguardo del Samaritano, «che non solo guarda, ma vede, perché non si limita a dare una mano, ma ci mette del suo».

Secondo il vescovo, infatti, i bambini di oggi «hanno bisogno di essere aiutati su due fronti: capacità di sguardo e di cuore».

«Un conto è guardare, un altro è vedere», ha aggiunto don Domenico, spiegando che «i nostri figli guardano tante cose, ma non sempre riescono a vedere veramente», e che il compito della scuola è quello di «far crescere questo sguardo che vede», coltivando il «cuore», l’ambito delle relazioni, anche per difendere i giovani dal pericolo dell’«anaffettività».

Un’incapacità di aprirsi e tendere la mano verso l’altro che i piccoli alunni delle Maestre Pie e le rispettive famiglie non sembrano soffrire, come dimostra anche la notevole cifra affidata alle mani del vescovo per contribuire alla ricostruzione dopo il sisma. «Abbiamo pensato di destinare quello che ci state donando al costituendo asilo di Amatrice, perché la vera scommessa di questi territori del terremoto è se la gente tornerà e rimarrà». E disporre una struttura a servizio delle famiglie e dei più piccoli può davvero essere un invito alla speranza, a riprendere la vita, a credere nel futuro di quelle terre tanto provate.

foto di Massimo Renzi

Rispondi