Chiesa di Rieti

Veglia missionaria: “Eccomi, manda me!”

Si è svolta nella serata del 16 ottobre la veglia per la Giornata Missionaria Mondiale

La chiamata, la tempesta, la salvezza: i tre momenti che vissero due singolari “missionari” in tempi diversi, il profeta Giona e l’apostolo Paolo. Sono stati i momenti rivissuti dai partecipanti alla veglia missionaria tenutasi venerdì sera a San Michele Arcangelo, in preparazione alla Giornata mondiale che domenica viene dedicata, a Rieti come in tutte le diocesi del mondo, alla riflessione, preghiera e solidarietà con l’impegno della Chiesa universale per la missio ad gentes.

I due personaggi biblici sono rievocati, nella veglia organizzata dall’Ufficio missionario diocesano e presieduta dal vescovo Domenico, anche con il segno visivo posto dinanzi all’altare: un’imbarcazione con una vela simbolica, dove momento dopo momento vengono fatti nodi alle vele, invitando anche tutti i partecipanti ad annodare il laccetto che simbolicamente ciascuno tiene in mano. A voler esprimere la fiducia in quel Dio che ciascuno chiama all’impegno di annunciare il suo amore, e anche nelle tempeste che agitano ogni epoca non fa mai mancare la sua salvezza.

Si ascolta, si riflette, si canta, si prega nella parrocchiale del Borgo, pensando ai tanti missionari che hanno speso e spendono la loro esistenza per farsi “tessitori di fraternità”, come recita lo slogan scelto dalla Chiesa italiana per questo Ottobre missionario 2020, sulla scia dell’enciclica che all’essere “fratelli tutti” ha firmato ad Assisi, a inizio mese, papa Francesco.

E si accoglie, a fine veglia, il “mandato missionario a tutti i partecipanti”, rispondendo in coro “Eccomi, manda me!” (che è il titolo del messaggio del Pontefice per questa Giornata missionaria mondiale) alle domande che monsignor Pompili rivolge parlando idealmente a nome di Dio: “Chi manderò nei luoghi dove dilagano malattia e sofferenza… Chi manderò a chi sta morendo nella solitudine, Chi manderò fino ai confini della terra a coloro che ancora non conosco il Vangelo come tessitore di fraternità e annunciatore del mio amore…”.

Un “Eccomi” che deve saper rispondere ciascuno, anche quando incontra la tempesta, aveva detto poco prima monsignore nella sua omelia, richiamando quell’esperienza drammatica della nave in cui viaggiava l’Apostolo dei gentili quando fece naufragio. «La tempesta che evoca la nostra attuale pandemia deve aiutarci a far nostro l’atteggiamento di Paolo che non si lascia prendere dal panico, ma è chiamato a rendere presente tra tutti la grazia della fede che lascia intravvedere la luce al fondo del mare, rimanendo uniti, senza dividersi». Questo deve essere, secondo Pompili, «l’obiettivo dei cristiani di ieri e di oggi che non hanno mai abbandonato il campo durante le situazioni di crisi, ma hanno preservato la fede in mezzo alla confusione generale, continuando ad assistere i malati e i fragili, senza cedere alla tentazione del ‘si salvi chi può’. Anche oggi è chiesto un supplemento di saggezza e di coraggio in questo particolare momento del Covid che sta risalendo in modo impressionante e che lascia intendere un nuovo pericolo imminente».

Da parte del vescovo un invito forte «a preservare la fiducia» e a saper rispondere «alla chiamata a non dividersi e a conservare l’unità della famiglia curando in particolare le fasce più deboli e indifese e mantenendo comportamenti rispettosi della salute propria e altrui. Non possiamo disperarci in questo momento, ma conservare la lucidità di comportamenti ispirati al buon senso e insieme alla solidarietà», secondo quell’appello alla fraternità che il Papa ha rilanciato nell’ultima enciclica.

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