Veglia del Primo Maggio: sanare le radici profonde dei mali del mondo

Si è tenuta nella serata del 30 aprile presso l’oratorio di San Pietro Martire una veglia di preghiera sul tema “Nella speranza, la dignità del pane”. organizzata dall’Ufficio diocesano Problemi Sociali e Lavoro in vista del Primo maggio. Un modo per stringere le fila delle realtà in crisi sul territorio, ma senza escludere dallo sguardo altri drammi del nostro tempo, cui hanno partecipato lavoratori, sindacati, rappresentanti istituzionali e componenti delle realtà ecclesiali.

Oltre che del lavoro in senso proprio e prossimo, infatti, è stato rivolto il ragionamento anche ad un panorama economico più generale, provando a guardare al tema delle migrazioni. Di seguito un estratto dei testi proposti:

«Dio è Amore ed ama tutti i suoi Figli. Allorché ha creato il mondo ha predisposto doni per tutti, ma quando è giunto in Africa è inciampato e la cesta con i doni si è rovesciata su quel continente. L’Africa, infatti, ha un ricchissimo sottosuolo (pieno di coltano, uranio, oro, diamanti, mercurio, rame…), una terra fertile, abbondanza d’acqua, lussureggianti foreste, due oceani ed un mare ricco di storia e di traffici che la circondano. Tutta questa ricchezza, che è una benedizione, si è trasformata poi in una maledizione.

Infatti, nel corso dei secoli e tuttora, c’è stata la rincorsa, da parte di vari Stati Occidentali, Americani, Asiatici, Australiani, allo sfruttamento selvaggio delle ricchezze dell’Africa senza nessun corrispettivo: colonialismo economico-politico ieri, neo-colonialismo economico delle multinazionali e delle lobbies delle armi oggi. Con la collaborazione dei governi e leaders africani corrotti ed avidi solo di denaro.

A questi mali si sono aggiunti gli estremismi pseudo religiosi, le guerre, le malattie endemiche e pandemiche. Da tutto questo cercano di fuggire i più disperati… Affrontano, pagando ingenti cifre, viaggi inenarrabili nel deserto dove i più muoiono le silenzio generale. Una buca nella sabbia e… via.

Arrivano, quando ci arrivano, al mare e li, su imbarcazioni inadeguate (carrette del mare) stipati all’inverosimile, affrontano il canale di Sicilia. Se va bene, approdano a Lampedusa o su qualche costa Siciliana o Calabrese; se va male, e qualcuno o molti non ce la fanno, non c’è problema… ci pensa il mare ad accoglierli.

Per questo, dice Papa Francesco nel n. 210 di Evangelii Gaudium: «i migranti mi pongono una particolare sfida perché sono Pastore di una chiesa senza frontiere che si sente madre di tutti. Perciòesorto i Paesi ad una generosa apertura, che invece di temere la distruzione dell’identità locale sia capace di creare nuove sintesi culturali. Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo».

Le migrazioni riguardano tutti i Paesi del mondo, che sono contemporaneamente aree di destinazione, origine e transito dei migranti.

Si è attribuito erroneamente alla presenza degli stranieri il calo dell’occupazione in Italia, la dispersione di enormi risorse per il salvataggio (Mare Nostrum, Triton) e per l’accoglienza di clandestini e rifugiati, la sensazione di accresciuta insicurezza per episodi di criminalità.

Diverse le conclusioni del XXIII Rapporto di Caritas sull’immigrazione, che evidenzia, tra l’altro, il saldo positivo (1,4 milioni) per le casse dello Stato tra costi e introiti riconducibili agli immigrati (contributi previdenziali, tasse, ecc.); la capacità di adattamento dei migranti; i benefici, derivanti dalle rimesse, per lo sviluppo sia dei paesi di provenienza che per l’Italia. Inoltre dal Rapporto si evince come siano le condizioni di marginalità ad esporre gli immigrati al rischio di devianza e come il tasso di criminalità degli stranieri sia assolutamente equiparabile a quello degli italiani.

Al n. 205 di Evangelii Gaudium, scrive Papa Francesco: “chiedo a Dio che cresca il numero di politici capaci di entrare in un autentico dialogo che si orienti efficacemente a sanare le radici profonde e non l’apparenza dei mali del nostro mondo”».

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