Urbanistica e Territorio, Ludovisi: «Bene il consumo zero, ma c’è da ragionare»

«Anch’io penso che una normativa che nasce negli anni ‘70 e che prevede la programmazione della pianificazione della città impostando tutto sulla necessità di una ipotetica crescita non funziona. Allora forse aveva senso, perché si trattava di rispondere a grandi inurbamenti, alle trasformazioni industriali delle città. Probabilmente oggi non è più appropriato».

Il punto di vista è quello raccolto il 15 aprile dall’assessore all’urbanistica Giovanni Ludovisi all’incontro su tema “Gradi di Paesaggio”, compreso nel ciclo “Percezione consapevole di ambienti e spazi significativi”, una serie di incontri gratuiti aperti a tutti organizzati dalla Delegazione Fai (Fondo ambiente italiano) di Rieti e dal settimanale «Frontiera» all’Auditorium dei Poveri di via Garibaldi.

«Non è un caso – ha sottolineato l’amministratore – che nei ministeri si stia discutendo una riforma sull’urbanistica. E mi allineo con il discorso fatto da Piero D’Orazi: credo che si possa cominciare a pensare la città in altri termini. Ma ci vuole una normativa che ce lo consenta. Ciò che oggi norma la crescita e la trasformazione della città sono strumenti come i Piani Regolatori. Quello della nostra città è stato approvato due anni fa e la legge regionale ci impone di attivarlo attraverso la realizzazione dei Piani Pluriennali d’AttuazioneNoi oggi stiamo in questa fase».

«Il piano regolatore è un patto sociale» ha aggiunto l’assessore. «C’è chi lo progetta, ma prima dell’approvazione affronta una serie di passaggi in cui si possono fare osservazioni, discussioni e modifiche». Un percorso che nel caso di Rieti ha richiesto diversi anni – ha ricordato Ludovisi – sottolineando che «questo strumento poggia su un presupposto preciso: che i terreni hanno una rendita, e su quella rendita si pagano delle tasse. Ci sono persone che da molti anni pagano oneri per un diritto al quale è difficile dire di no, soprattutto se c’è stata una discussione e una pianificazione passata all’attenzione della città».

Una considerazione fatta senza nascondere che il tutto accade «in un Paese che fonda buona parte delle politiche amministrative degli enti locali su queste risorse» e che «non stiamo ragionando su un foglio bianco, su una terra di nessuno».

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