Uno spettacolo fuori tempo massimo

Venerdì 13 maggio la Mille Miglia è passata a Rieti. Viene da domandarsi se è proprio necessario guardar sfilare ogni anno questa successione di reperti ben tenuti nella nostra città.

Non lo diciamo per i disagi al traffico: Rieti già assomiglia ad una disordinata distesa di parcheggi, la circolazione è già irritata e affannosa. La rombante traversata non è certo un problema: peggiora le cose solo per qualche ora.

È proprio la manifestazione ad essere stonata e di gran lunga meno nobile di quel che si vuole far credere. Porta un messaggio antiquato e volgare, con buona pace degli organizzatori e dei blasonati partecipanti.

Certo, la fatica di tenere in strada certi pezzi di storia della meccanica mantiene un residuo di fascino. Guidare sulle curve dell’Appennino quale che sia il tempo atmosferico, senza cappotta, senza servosterzo, senza servofreno, con il cambio non sincronizzato e talvolta con la guida a destra può sembrare irragionevole, ma per molti è qualcosa di bello anche se inutile, un po’ come la poesia.

La Mille Miglia però non ha nulla di epico. Non canta le gesta eroiche dei piloti in gara. Non esalta la passione irrazionale per i motori, anacronistica e inguaribile. La manifestazione, semmai, ha il sapore del panegirico. Serve per innalzare le lodi di chi si può permettere il divertimento di un gran tour dispendioso, rumoroso, inquinante, e prepotente.

Come in secoli più bui, i “signori” su quattro ruote esigono la precedenza sulle strade di tutti. Dall’alto di costose carrozze salutano chi rimane a terra con gesti misurati, tra l’annoiato ed il distratto. Alzano la mano quanto basta a mantenere la distanza. Hanno per sé una bella schiera di paggi, composta da vigili urbani, Protezione Civile, volontari… Sarebbero più utili altrove, ma riuscire a tenerli a servizio stabilisce l’implicita gerarchia di chi conta e non conta, di chi deve passare prima e di chi deve far la fila.

L’automobile l’abbiamo amata tutti. È stata un simbolo di sviluppo, emancipazione e libertà, ma oggi si è rovesciata nel suo contrario. Il livello di insostenibilità ambientale, economica e sociale del sistema di mobilità urbana incentrato sull’automobile, rende necessario cercare soluzioni diverse.

Per questo la Mille Miglia è fuori del tempo. Non per l’età dei mezzi, ma per lo spirito. È una manifestazione inutile e oziosa, celebrativa del nulla, portatrice di un messaggio fuori luogo. È una esibizione che enfatizza uno stile arrogante e materialista quale simbolo dell’idea del successo.

Sono cose di cui non abbiamo bisogno. Tanto più che questo passaggio di pezzi da museo lascia poco o niente alla città. Ricordiamocene la prossima volta, poi decidiamo se è il caso di scendere in strada con i bambini a sventolare le bandierine.

 

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