Teatro

“Uno nessuno centomila” Lo Verso: l’attore siciliano è sold out al Labro Festival

Tutto esaurito al Labro Festival per lo spettacolo "Uno nessuno centomila" di Luigi Pirandello con l'adattamento di Alessandra Pizzi: magistrale l'interpretazione di Enrico Lo Verso

Nulla da fare, ogni volta che assisti a uno spettacolo tratto da un testo di Luigi Pirandello vai via diverso da come sei arrivato. Ogni volta ti sembra di essere chiamato in causa, ogni volta vedi dal di fuori la tua vita, ogni volta ti convinci che quelle parole siano state scritte apposta per te.

È la forza della letteratura pirandelliana, invariata attraverso gli anni, sempre uguale eppur sempre diversa, capace di adattarsi perfettamente ai tempi in cui viviamo e alle nostre vite filtrate dallo schermo degli smartphone. Sembrava aver previsto anche questo, il drammaturgo siciliano.

Sembrava già sapere, negli anni intorno al 1920, che saremmo stati schiavi delle nostre identità vere o presunte, che avremmo affidato le nostre vite ai social network, nell’eterna lotta tra l’essere e l’apparire, tra il piacere e il piacersi.

Il capolavoro pirandelliano “Uno, nessuno centomila” è andato in scena ieri sera nell’ambito della sesta edizione del Labro Festival, interpretato magistralmente dall’attore palermitano Enrico Lo Verso, nell’adattamento proposto e diretto da Alessandra Pizzi.

In forma di monologo, il testo è stato affidato interamente al racconto e alla bravura interpretativa di Lo Verso che si è mosso sul palcoscenico con una naturalezza e una padronanza dello spettacolo che ha lasciato il pubblico incollato alle poltrone, con gli occhi fissi sui mille volti di un contemporaneo Vitangelo Moscarda e dei personaggi che gli ruotano intorno, tutti impersonati dall’attore siciliano, in un gioco delle parti divertente ed efficace.

Più che minimale l’allestimento: uno specchio stilizzato al centro della scena, quinte nere ed ariose, l’attore scalzo e vestito di bianco, il non colore che assorbe in vari momenti dello spettacolo tutte le sfumature dei diversi personaggi e delle diverse emozioni vissute sul palco: una sorta di seduta psicoterapeutica di gruppo, composta da centinaia di partecipanti riuniti in ossequioso silenzio in piazza Nobili Vitelleschi.

Uno spettacolo che Lo Verso, assente dal teatro per circa un decennio, ha scelto di interpretare perchè convinto dall’adattamento della Pizzi, e perchè «avevo bisogno di tornare al contatto con il pubblico, ma pensavo durasse solo qualche replica, vista la difficoltà del testo, che è più che altro un trattato di filosofia».

E invece qualsiasi rosea previsione ha superato la realtà. A tre anni dal debutto di Lecce, lo spettacolo ha collezionato circa quattrocento repliche e oltre 350 mila spettatori, con sold out in ogni parte d’Italia, Labro incluso, premi aggiudicati e grandi consensi di pubblico e critica. E, udite udite, un pubblico giovane.

Giovani, tanti giovani affascinati da Pirandello, «addirittura tornati più volte a vedere lo spettacolo», dice Lo Verso.

Ma un capitolo a parte va aperto su di lui, perchè molto, certamente, lo si deve al protagonista, alla sua simpatia, alla sua capacità di empatizzare con il pubblico: qualità rarissime, in tempi di divismo il più delle volte immotivato. Quasi quarant’anni di carriera alle spalle – debuttò a soli sedici anni a Siracusa -, l’attore ha spaziato tra cinema, teatro e televisione, lavorando con registi come Gianni Amelio, Michael Lehmann, Pasquale Squitieri e moltissimi altri.

Niente preparazione dietro le quinte, niente suspense in platea in attesa del palesarsi dell’attore. Lo Verso si è seduto lui stesso in platea, in mezzo al pubblico, con una naturalezza più unica che rara: «Sono a vostra disposizione per domande, fotografie, impressioni, sia prima che dopo lo spettacolo».

E così ha fatto. Dopo circa un’ora e mezzo di monologo pirandelliano, non propriamente facilissimo, è tornato in mezzo alla gente, avido di commenti, soprattutto da parte dei ragazzi presenti.

«Il teatro esiste perchè c’è almeno una persona di là e una di qua da questa linea – dice indicando la quarta parete – , e a me piace che la linea sia sottilissima».

Chapeau.

 

 

 

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