Unitalsi, non solo Lourdes: «un servizio che si fa mettendo in pratica il Vangelo»

Nuova sede per l’Unitalsi. Il viterbese Enrico Neri, oltre cinquant’anni di volontariato nell’associazione e oggi alla guida della sezione reatina, illustra con orgoglio i nuovi locali che ospiteranno l’associazione, nello stabile che ospitava l’ex caserma dei Carabinieri di via Cintia: «siamo in una zona fruibile e centrale, avremo locali ariosi e idonei alle nostre attività, che speriamo sia utile anche a far rinascere e rinvigorire lo spirito della nostra associazione».

Un’associazione che da oltre cento anni presta aiuto a chi ha bisogno, cercando di sostenere necessità ed esigenze delle persone che si trovano in difficoltà: «tutto nacque nel 1903 quando un giovane ammalato romano di ventitré anni, Giovanni Battista Tomassi, costretto in sedia a rotelle, si recò a Lourdes con il malsano proposito di compiere un gesto eclatante, uccidersi ai piedi della grotta della Madonna per un gesto di ribellione verso Dio e la Chiesa. Quello che ottenne da quel viaggio non fu il miracolo per la malattia, ma il miracolo della conversione, cosa che spesso accade quando si arriva in questi luoghi pregni di spiritualità».

Ma quella pistola, che il ragazzo portava con sè per suicidarsi, non sparò mai: venne consegnata da Giovanni Battista nelle mani del direttore spirituale del pellegrinaggio, il vescovo monsignor Radini Tedeschi, gesto accompagnato dalle parole «se Lourdes ha fatto bene a me, farà bene a tanti altri ammalati».

È anche per questa origine che il luogo mariano dei Pirenei assume un ruolo particolarmente significativo nelle attività dell’Unitalsi: «nello spirito che mosse quel giovane disabile, con l’intento di portare le persone in difficoltà in quei luoghi, è partito il primo pellegrinaggio del 1910, con l’approvazione della Santa Sede».

Alle pareti della nuova sede reatina fanno bella mostra le foto storiche dei pellegrinaggi, non solo a Lourdes ma anche a Fatima e Loreto, altri luoghi mariani privilegiati, «abbiamo risistemato e valorizzato il nostro materiale, in modo da renderlo anche più fruibile per chi ci viene a trovare, negli orari di apertura al pubblico, il martedì e il venerdì pomeriggio».

Ma sarebbe riduttivo incentrare l’attività dell’associazione solo sui pellegrinaggi, considerando i molteplici servizi di aiuto e sostegno a malati e famiglie resi per tutto l’anno. Enrico ci tiene ad illustrare un lavoro di volontariato costante e continuativo, «per far sì che i nostri amici non si sentano mai soli e percepiscono il nostro aiuto e la nostra vicinanza sempre e comunque. Oltre la Giornata di Primavera e la Giornata Mondiale del Malato, mettiamo in atto molte altre iniziative, ultime solo in ordine di tempo quelle del mese di maggio che si svolgeranno ad Antrodoco e Viterbo. Ma anche il viaggio di fine giugno in cui porteremo i bambini malati e le loro famiglie a Loreto, e l’assistenza costante nelle case di riposo: c’è gente sola e letteralemnte abbandonata a se stessa».

Un impegno che arricchisce chi lo riceve, ma anche e con ogni probabilità principalmente chi lo fa: «molti rimangono colpiti dalla nostra attività, siamo volontari ma paghiamo personalmente i nostri viaggi, ed è proprio su questo sostentamento che si basa la nostra associazione. Inoltre, il nostro spirito aggregante serve a far aprire le persone che vivono situazioni di enormi sofferenza, come la malattia di un figlio: spesso questo dolore li porta a chiudersi in se stesse, senza possibilità di spiragli verso l’esterno».

Oggi l’Unitalsi è particolarmente attenta alle lunghe e dolorose degenze pediatriche, offrendo da qualche tempo anche sostentamento e alloggio nei pressi dell’ospedale del Bambino Gesù di Roma o del Gaslini di Genova per i genitori dei bambini con gravi patologie. «Il nostro è un servizio che si fa mettendo in pratica il Vangelo, offrendo aiuto a chi ha bisogno. All’inizio si fa fatica ad avvicinarsi al nostro mondo, ma in tanti anni di esperienza ho imparato ogni giorno qualcosa, e ho capito che sono i malati a mettere a propri agio i volontari, e non il contrario».

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