Un’economia per la persona

Uno stile di produrre e consumare, risparmiare e investire

La vitalità di associazioni, cooperative, imprese profit e no profit, impegnate nella cura dell’ambiente e del sociale nella cultura e nello sport, è la dimostrazione che ci sono spazi per rilanciare l’economia.

Le esperienze di economia sociale mostrano una strada possibile per smuovere le acque a partire da una conversione culturale e politica che porti la persona al centro di un modello di sviluppo, che porti a considerare produttivi i valori della solidarietà e dell’aiuto reciproco. Così potremmo sintetizzare i contenuti di “Liberare il potenziale dell’economia sociale per lo sviluppo dell’Europa”, un evento organizzato dal governo italiano in occasione del semestre di presidenza europea.

Come è stato ricordato durante l’incontro, il settore dell’economia sociale ha avuto un andamento anticiclico che potrebbe essere preso come buona pratica dagli altri settori per affrontare la crisi del modello di sviluppo del vecchio continente. Solo nell’ambito occupazionale in Europa potrebbe garantire 16 milioni di posti di lavoro, dicono gli analisti, e fornirebbe ampio spazio all’innovazione sociale per offrire servizi di qualità ai cittadini.

Non ci si può limitare ai principi, va estesa l’analisi alle modalità organizzative, perché è proprio dai primi che scaturiscono le seconde. Dai vari interventi di esperti provenienti da tutta Europa sono emerse alcune caratteristiche specifiche che qualificano la pluralità di organizzazioni impegnate nel settore e che adottano metodi di lavoro basati su collaborazione e reciprocità. Le iniziative economiche di questo genere si distinguono innanzitutto per uno stile che punta a produrre e consumare, risparmiare e investire in modo da rispettare le persone, l’ambiente e i territori. Nella loro diversità gli attori impegnati nel campo condividono gli obiettivi di utilità sociale; il coinvolgimento dei cittadini e sul radicamento in un territorio; l’attuazione di un progetto economico imperniato su una “governance” democratica e su una gestione etica.

Come ha sottolineato Jean Paul Fitoussi, economista francese, l’economia sociale è capace di introdurre nel nostro sistema nuove utopie sostenibili e accettabili che coniugano in modo virtuoso competizione e cooperazione e possono contagiare altri settori del sistema europeo.

Per rafforzare il settore è stata elaborata la “Strategia di Roma” che individua quattro questioni strategiche: identificare con chiarezza gli interlocutori nelle istituzioni europee; riconoscere l’unicità dell’economia sociale; aggiungere alle misure per il sostegno delle infrastrutture materiali quelle per gli investimenti sociali, migliorare la disponibilità di finanziamento nel settore.

Vedremo se sarà colta l’occasione per fecondare con idee nuove il nostro modello di sviluppo.

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