7. Una riflessione sull’accoglienza e l’integrazione a partire dalla “Gaudium et spes”

1. “Lo sviluppo economico a servizio dell’uomo integrale”.

La Costituzione pastorale “Gaudium et Spes” è uno dei documenti più interessanti e ricchi del Concilio Vaticano II. In essa si affrontano molteplici tematiche comprese quelle legate alla vita economica con cui l’uomo si confronta nella società post seconda guerra mondiale, in quel nuovo ordine destinato a segnare e condizionare, nei decenni successivi il Concilio stesso, la vita dell’intera umanità. Il punto di partenza: «l’uomo è autore, centro e fine di tutta la vita economico-sociale».

Il principio che quindi viene indicato alla base delle scelte politiche ed economiche consiste nel tenere sempre fisso lo sguardo sull’uomo stesso in ogni fase e aspetto della vita economica di una società, salvaguardando sempre la dignità della persona umana, la sua vocazione integrale e il bene dell’intera società. Superare quindi una visione dell’esistenza votata solo o quasi ad una mentalità economicistica, una mentalità che stravolge le possibilità di cambiamento offerte dai progressi tecnici e tecnologici a favore dei più poveri, rendendo essi stessi motivo di disuguaglianza, discriminazione e povertà, a volte anche di regressione. Inaccettabile il lusso che convive con la miseria, la salute per pochi e la malattia per molti, la libertà oppressa e ingabbiata a confronto di uno strapotere decisionale nelle mani di pochissimi. Il rischio più evidente emerge nella contrapposizione tra gli «squilibri economici e sociali che si avvertono tra l’agricoltura, l’industria e il settore dei servizi, come pure tra le diverse regioni di uno stesso paese. Una contrapposizione, che può mettere in pericolo la pace del mondo intero, si fa ogni giorno più grave tra le nazioni economicamente più progredite e le altre».

Riformare le strutture della vita economico-sociale è la via da percorrere, ma sarebbe inutile senza un mutamento di mentalità e di abitudini di vita. Giustizia ed equità devono guidare un tale processo, solo in tal modo lo sviluppo integrale dell’uomo, cioè lo sviluppo che tiene «conto della gerarchia dei suoi bisogni materiali e delle esigenze della sua vita intellettuale, morale, spirituale e religiosa; di ogni uomo, diciamo, e di ogni gruppo umano, di qualsiasi razza o continente», è tutelato e l’economica è davvero al servizio dell’uomo, solo in tal modo leggi e metodi propri dell’economia possono essere ricondotti nell’ambito dell’ordine morale. Non quindi un’economia finalizzata all’aumento dei prodotti e del profitto ma al «servizio dell’uomo: dell’uomo integralmente considerato».

Questo significa che lo sviluppo economico deve rimanere sotto il controllo dell’uomo e che tutte le nazioni devono partecipare attivamente al suo orientamento. Giustizia ed equità richiedono altresì che «la mobilità, assolutamente necessaria in un’economia di sviluppo, sia regolata in modo da evitare che la vita dei singoli e delle loro famiglie si faccia incerta e precaria». Il pubblico potere quindi è chiamato ad occuparsi con attenzione e efficacia delle problematiche legate all’accoglienza e all’integrazione eliminando ogni discriminazione nelle condizioni di rimunerazione o di lavoro, trattando «i lavoratori come persone, e non semplicemente come puri strumenti di produzione; devono aiutarli perché possano accogliere presso di sé le loro famiglie e procurarsi un alloggio decoroso, nonché favorire la loro integrazione nella vita sociale del popolo o della regione che li accoglie. Si creino tuttavia nella misura del possibile, posti di lavoro nelle regioni stesse d’origine».

È difficile trovare considerazioni inattuali nei pronunciamenti della Dottrina Sociale della Chiesa, ma certamente quest’ultimo aspetto, teso alla valorizzazione dell’uomo in quanto tale all’interno di sistemi economici e sociali anche lontani e diversi dalla propria natura e cultura, è un’urgenza del mondo contemporaneo e dell’Italia di oggi, ineludibile, visti i flussi migratori inarrestabili che costringono popolazioni intere a spostarsi geograficamente e “culturalmente” e le tensioni sociali che possono esplodere se non ben comprese o lasciate nelle mani di chi vede in esse motivo di sfruttamento e guadagno.

 

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