Una passione reatina: nella grotta più oscura nasce la luce

In dialogo con Riccardo Costantini, presepista reatino autore del presepe allestito nella sala mostre del comune, al piano terra del municipio, nell’ambito della “Valle del Primo Presepe”.

Riccardo Costantini ha 35 anni, fa l’assicuratore, e riesce a rispondere alle nostre domande solo in piena notte. Il motivo? In questi giorni, nell’ambito del progetto della “Valle del Primo Presepe”, sta allestendo il suo nella sala mostre del palazzo comunale. E quando si tratta della sua grande passione non ce n’è per nessuno. Tornato a Rieti solo quest’anno, dopo un periodo lavorativo trascorso a Milano, Riccardo non perde occasione per dedicarsi ai presepi, «anche in piena estate, con 40°C, ogni scusa è buona».

Quando è nata la tua passione per il presepe, è stata scatenata da un episodio particolare, magari nell’infanzia oppure hai sviluppato questa passione da adulto?

Sin da piccolo con mio padre realizzavamo insieme lo scenario del presepe, dalle casette in compensato policromo alle montagne utilizzando la corteccia. Man mano che andavo avanti con l’età, la tecnica migliorava e ho iniziato a studiare materiali diversi per realizzare le case e lo scoglio, così viene chiamato tecnicamente. La scenografia in sughero risponde a regole ben precise, deve avere un primo piano pianeggiante, a questo si accede per rapidissime discese e scalinate interminabili. Due le grotte sul piano: una per la natività e l’altra per l’osteria.

Coltivi da quanti anni questo hobby? È solo un passatempo oppure negli anni si è trasformato in qualcosa in più?

Non lo chiamerei hobby, nel senso che non è un qualcosa che è iniziato per piacere a una certa età e lo si continua a praticare per un certo tempo, nel mio caso è stato un divenire un’attività tramandata dai genitori al quale non saprei dare né una data di inizio, né tantomeno potrei immaginare un termine. Il vero obiettivo, è condividere uno dei momenti più belli dell’anno, realizzando con le proprie mani ma soprattutto con la fantasia, opere uniche con un alto contenuto simbolico. Perché dietro ogni personaggio c’è una storia e un perché.

Ricordi quando hai dato vita alla tua prima creazione?

I primi presepi di grandi dimensioni, erano realizzati su tavolini in plastica, quelli da giardino per intenderci, enormi spianate con pastori sparsi qua e là, poi ho iniziato a documentarmi sulle origini del presepio, la simbologia e le varie tecniche di realizzazione e ho iniziato a sviluppare opere più complesse.

Ce n’è uno a cui sei particolarmente affezionato?

Sì, è quello che ho realizzato proprio lo scorso anno e ho donato a Biancamaria e Fernanda, due amiche di Amatrice che nella scossa del 30 ottobre hanno perso tutto, casa e contenuto, compresi gli addobbi natalizi come gran parte delle persone terremotate.

Che materiali usi e quanto impieghi generalmente per costruire uno dei tuoi presepi?

Generalmente uso gesso, sughero a fogli e a corteccia, compensato e colori acrilici. Ci vuole tempo, ad esempio per realizzare quello per le due signore di Amatrice ho impiegato 4 fine settimana pieni.

Come vivi l’iniziativa “La Valle del Primo Presepe” visto che sei “direttamente” chiamato in causa per metterla in atto?

Trovo l’iniziativa veramente interessante, abbiamo delle grandi potenzialità da esprime come territorio, il fine ultimo è quello di essere riconosciuti come area del primo presepe, mi piacerebbe che venissero coinvolti i maggiori esponenti di arte presepiale in Italia, magari creando un museo permanente proprio qui in centro, aperto tutto l’anno, con un mercatino di Natale a tema. Non esiste solo Napoli e non è necessario andare a Merano per visitare un mercatino dove spesso troviamo cineserie.

Che opera è quella che vedremo nella sala mostre del comune di Rieti?

Ho voluto ricreare un tipico paesaggio del territorio: in parte mi sono ispirato al santuario di Greccio inserendo poi scene tipiche del presepe come la taverna, la grotta, il pastore che dorme, il pastore della meraviglia, gli artigiani, la pastora che tesse, scene tipiche del presepe napoletano. La struttura in legno consiste di un cubo di due metri e mezzo di lato; ho utilizzato polistirolo gesso, sughero e stoffa. Per montarlo ho impiegato 4 giorni e approfitto per ringraziare mia moglie Elisa per la pazienza infinita che dimostra, ancor di più in questo periodo dell’anno.

Come procedi nella creazione dell’opera? Fai un disegno preparatorio ad esempio?

Per la creazione si parte da un’idea che spesso trasferisco su un foglio, ma finisce sempre per prendere il sopravvento la fantasia e una volta finito non è mai come nel disegno, certo è che partire con un bozzetto è sempre cosa utile per posizionare le varie scene da rappresentare.

Chi ti aiuta, come vivono in famiglia questa passione?

Mi aiuta mia moglie anche se ogni anno contrattiamo centimetri utili da rubare tra albero e presepe. È sicuramente bello anche l’albero ma preferisco decisamente il presepe!

Cosa rappresenta il presepe nella tua vita interiore?
Beh, come diceva Claudio Widmann, un analista psichiatra e antropologo membro del Centro italiano psicologia analitica, «nella notte più buia dell’anno, nella grotta più oscura della terra, nei momenti più oscuri dell’esistenza: lì nasce la luce».

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