Una mostra ricorda Carolina Sommaruga Maraini, per molti versi anche reatina

Carolina Sommaruga, moglie di Emilio Maraini del re dello zucchero, entrambi cittadini onorari di Rieti fino alla loro morte, con decreto del governo Mussolini nel 1926 e reso esecutivo da Re Vittorio Emanuele III, divenne contessa per i suoi meriti filantropici e per la sua attività sociale nei confronti delle donne, che tentò di affrancare da uno stato di quasi completa soggezione. Lugano e il Canton Ticino si apprestano ora a vivere le emozioni che riserverà loro la Mostra Divina Creatura. La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento, curata da Mariangela Agliati Ruggia, direttrice esperta ed apprezzata della Pinacoteca cantonale Züst, Sergio Rebora e Marialuisa Rizzini, riservata in gran parte alla contessa Carolina (1869-1959).

La vernice dell’evento sabato 14 ottobre, ore 17, Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), Svizzera. «Alla sua personalità emblematica – sottolinea l’ufficio stampa che cura i servizi di comunicazione della mostra – verrà dedicata una sezione apposita, ponendo un’attenzione particolare alle attività filantropiche della contessa, che la portarono a donare la sua villa romana alla Confederazione, oggi sede dell’Istituto Svizzero di Roma, che presterà il suo ritratto realizzato da Vittorio Corcos. È la prima volta che la figura di Carolina Maraini viene ampiamente trattata e presentata in una mostra: in questa occasione si ricostruirà anche nei dettagli l’ambiente in cui viveva (abiti, accessori, mobilio, ma anche opere di celebri artisti che la ritrassero come Marino Marini e Giovanni Boldini».

Villa Maraini a Rieti

È così che l’anno dopo il centenario della morte di Emilio Maraini (2016), l’industriale italo-svizzero che fondò a Rieti la sua prima industria e ricordato dagli industriali sabini, ad essere celebrata sarà la memoria di sua moglie, che gli sopravvisse e che risiedette a Rieti dopo la fine della seconda guerra mondiale nella bella villa che ancora affianca il viale che porta il nome dell’industriale.

Villa Maraini a Roma

All’inizio del Novecento, Emilio e Carolina rimasero a Rieti in attesa di trasferirsi a Roma nel quartiere Ludovisi ove Otto, il celebre architetto fratello dell’on.le Emilio, progettista anche dell’hotel Excelsior in via Veneto, realizzò la sontuosa residenza per la coppia quasi regale, simile appunto ad una reggia, consegnandola loro nel 1905. Un contributo di necessarie conoscenze è stato offerto agli studiosi e agli organizzatori da varie fonti.

In questa fase è stato consultato anche il libro edito da Funambolo Lo zucchero in bocca e la rivoluzione nel cuore. La nascita della prima industria reatina e i suoi protagonisti di Ottorino Pasquetti e lo stesso giornalista è stato consultato direttamente perché fornisse alcuni necessari particolari. Il “libro dello zucchero” ha narrato la storia di Emilio e Carolina Maraini e fu presentato lo scorso 5 dicembre nella Sala dei Cordari dal vice presidente di Confindustria Maurizio Stirpe e da Vincenzo Di Venanzio, presidente di Unindustria Rieti. Era quella l’occasione del centenario della morte di Emilio e del ricordo della fondazione della prima industria reatina che fu lo zuccherificio edificato dall’intraprendente personaggio.

Durante il suo tempo, Carolina rimase defilata, gradendo di restare nell’ombra specie nella vedovanza. Dopo la morte di Emilio, Carolina svolse una intensa attività di filantropa e di beneficenza donando l’asilo infantile di Rieti, il preventorio antitubercolare di Fara Sabina, inaugurato nel ‘33 dalla Regina Elena. Divenne perfino una singolare imprenditrice “del ricamo”!

L’Associazione Archivi Riuniti delle Donne (AARDT) di Melano, scrive nel suo sito web che «Carolina, lungo tutto l’arco della vita, si adoperò in attività benefiche e filantropiche e si impegnò per il miglioramento delle condizioni di lavoro della manodopera femminile. Fu vicepresidente del Comitato Centrale di Patronato della cooperativa Industrie Femminili Italiane, fondata con lo scopo di tutelare e promuovere il lavoro delle operaie. Nel 1903 Carolina fondò a Rieti un Comitato provinciale delle Industrie Femminili e aprì un laboratorio tessile in grado di occupare una sessantina di operaie. Appassionata di ricamo, scoprì e replicò una particolare tecnica da lei ribattezzata “punto ombra” e la portò nel laboratorio di Rieti, in cui furono realizzati lavori che ebbero grandissimo successo in Italia e all’estero. I migliori disegni realizzati con questa tecnica di ricamo furono raccolti dalla stessa Carolina e pubblicati nel libro Il punto ombra (Zanichelli, 1924)».

Asilo “Maraini”, oggi gestito dalle Suore Francescane di Santa Filippa Mareri

Il corredo matrimoniale di Edda Mussolini fu confezionato dal laboratorio di Laurina Colarieti-Tosti, che collaborò ai programmi della contessa. Altro corredo celebre approntato dal duo Carolina-Laurina fu quello per le nozze del principe ereditario Umberto con la principessa Maria José, figlia di re Alberto del Belgio. Quando il barone Alberto Fassini fondò a Rieti la Supertessile impiegandovi all’inizio oltre tremila persone, in gran parte donne, fu pronta a vendere il terreno necessario alla fabbrica ad un prezzo di favore accogliendo le sollecitazioni del podestà Alberto Mario Marcucci e del principe Potenziani, che cercarono a lungo di invogliare Fassini e che Mussolini contattò perché scegliesse Rieti per il suo nuovo stabilimento.

Per i figli dei suoi mezzadri e dei contadini Carolina «fece costruire l’asilo intitolato al marito ove oggi è ospitata una fiorente scuola materna […] istituì il Preventorio antitubercolare di Fara Sabina […]. E […] per onorarne la memoria del marito, donò cinquecentomila franchi alla città di Lugano, a cui i coniugi erano rimasti fortemente legati».

Carolina Sommaruga Maraini nel ritratto di Corcos

Tornando alla Mostra, sessanta sono le sculture e i dipinti definiti assolutamente affascinati. «E, per corredo, una sequenza di ventagli d’autore – continua a scrivere l’ufficio stampa dell’organizzazione – dipinti cioè da grandi artisti, spesso i medesimi che ritraevano le “belle Signore” e un nucleo di preziosi abiti d’epoca. È quanto Mariangela Agliati Ruggia, Sergio Rebora, Marialuisa Rizzini, con il coordinamento di Alessandra Brambilla e il contributo di diversi studiosi, hanno selezionato da Musei e collezioni private per questo avvenimento. Con l’obiettivo di ricreare e testimoniare, nelle sale espositive della Pinacoteca Züst, quello che è stato un vero e proprio cambio di paradigma nella storia del costume femminino in Europa […]. Ed è soprattutto attraverso il ritratto su commissione che è possibile seguire le rapide e sorprendenti evoluzioni dell’abbigliamento femminile: i personaggi effigiati, sia che appartengano all’aristocrazia, ancora assai influente anche come esempio di gusto, o alla borghesia, posano per i pittori e gli scultori vestiti e acconciati con attenzione nei confronti dei dettami imposti dalla moda ma anche, assecondando sottili strategie comportamentali, in modo da mostrarsi in sintonia con il proprio preciso ruolo sociale. Spesso i modelli sono rappresentati da donne simbolo, a cominciare dalla regina d’Italia, Margherita di Savoia, o da figure appartenenti all’aristocrazia internazionale distinte grazie alla propria eleganza, come, per restare nel Cantone Ticino, la contessa Carolina Maraini Sommaruga», per molti versi anche reatina.

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