Una Madonna per due popoli

Madonna del Popolo 2013

Si è tenuta domenica 7 aprile la tradizionale processione della Madonna del Popolo. I fedeli hanno attraversato il centro storico di una città in parte partecipe e in parte indifferente.

Nella seconda domenica dopo Pasqua, o della divina misericordia, si celebra da qualche anno la festa cittadina della Madonna del Popolo, che fino a qualche tempo fa si teneva il lunedì dopo Pasqua.

Una festa mariana propriamente pasquale in cui la Madre partecipa della risurrezione del Figlio, dopo i giorni oscuri del patimento e della morte.

Gremita la cattedrale per la solenne Messa domenicale presieduta dal Vescovo Lucarelli, che durante l’omelia ha associato la figura di Tommaso, proposta dal testo evangelico, a quella di Maria, che ha esperienza del Figlio risuscitato insieme ai discepoli, nuovo popolo nato da Israele.

Vi furono allora due popoli: quello di Israele, legittimamente legato all’antica Alleanza, che rimase a guardare in buona parte incredulo, sia gli eventi della morte che quelli della risurrezione; e il nuovo popolo, quello che credette al Risorto, lo vide, lo riconobbe anche se con qualche difficoltà, perché Egli non sembrava propriamente lo stesso Gesù che era morto alcuni giorni prima, se non per le stimmate non ancora cicatrizzate.

Dopo la Messa, per i nostalgici del vecchio rito detta “pontificale”, si è svolta la processione per le vie della città, durante la quale si sono ancora ben visti i due popoli: quello che cerca di seguire il Risorto e la Madre, e quello forse non incredulo, ma distratto, che sta a vedere ai bordi della strada nella migliore delle ipotesi, o che addirittura nemmeno si accorge del passaggio della processione.

Canti mariani, preghiere e giaculatorie, hanno accompagnato il pio esercizio, testimonianza pubblica della fede della città, o almeno di una parte di essa.

Sarebbe interessante inserire nelle processioni mariane in tempo di Pasqua, propriamente nell’ottava, il suggestivo rito della Via Lucis, che consiste nella meditazione di quindici stazioni che ripresentano gli incontri di Gesù risorto con i vari discepoli.

Aperta dal cero pasquale e illuminata dalle candele dei fedeli, al canto di melodie non solo mariane ma anche pasquali, potrebbe costituire il prolungamento e la sintesi ad un tempo di tutti i misteri del tempo pasquale, coniugando tradizione e innovazione.

I due popoli, ciascuno con le sue luci e le sue ombre, con i suoi sacerdoti e le sue fanfare, il suo incedere e il suo sostare, il suo smarrire e il suo ritrovare la via della Luce, in compagnia di una Madre che guarda benevola entrambi i popoli e che dopo la sua uscita annuale se ne torna ad essere incastonata sopra l’altare della cappella a lei dedicata.

È lì che durante l’anno i fedeli di entrambi i popoli portano le loro pene e i loro ringraziamenti, in attesa di tornare ad essere un solo popolo, un solo pastore, con la stessa Madre di sempre.

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