Una grande emozione

Il confronto costruttivo fa bene a tutti. Questo è quanto è emerso dall’incontro in Cattedrale con Fausto Bertinotti.

È un Fausto Bertinotti emozionato quello che stringe la mano al vescovo Delio Lucarelli al termine dell’incontro in cattedrale. «Vi ringrazio – le sue parole – per avermi dato l’opportunità di parlare in un luogo come questo. Per me è stata una grande emozione. Spero di non aver esagerato». Non lo ha fatto il presidente Bertinotti, non ha esagerato durante il suo intervento su “Dio, un alternativa al socialismo?” in una cattedrale affollata da un pubblico attento e silenzioso. E la conferma arriva anche dal vescovo Lucarelli che gli stringe una spalla sorridendo. «Ascoltando le sue parole ho gioito» gli dice. Il pomeriggio reatino di Fausto Bertinotti inizia alle 17 precise quando la sua auto arriva in piazza Cesare Battisti.

Ad accompagnarlo la moglie Lella (foto sopra) e ad attenderlo fuori da S.Maria diverse persone con cui Bertinotti si è intrattenuto prima di entrare in cattedrale. Una stretta di mano per tutti, un abbraccio con qualche vecchio amico e poi il saluto con il vescovo tra i flash dei fotografi.

All’interno della cattedrale un pubblico eterogeneo: giovani, anziani, uomini e donne. Qualcuno arrivato per ascoltare le parole di Bertinotti, altri per curiosità e qualcuno, (pochi in verità), solo per affermare che non c’era bisogno di un ateo che salisse sul pulpito per parlare di Dio e di socialismo. Però la maggior parte dei presenti era lì perché voleva esserci. E questo è ciò che conta. Sul sagrato una professoressa si stupisce favorevolmente della presenza di Bertinotti arrivato a parlare di Dio e ringrazia sentitamente: «È bello – dice – vedere che due realtà apparentemente così diverse si siano trovate. Credo sia la dimostrazione che un confronto costruttivo fa bene a tutti». E anche le parole di Fausto Bertinotti fanno bene alla platea. Cita San Paolo «Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù… Non c’è più giudeo, né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» e poi Marx.

Parla di lavoro e di dignità, di comunismo e socialismo, di lotta e di amore. Lo fa rispondendo ad una domanda e aggiunge che «uno degli sbagli della sinistra è stato quello di aver dimenticato l’amore. Senza l’amore la sinistra non è nulla, non siamo nessuno». Parla anche della violenza, Bertinotti e dice che «oggi non sono per la violenza. Da giovane probabilmente mi sarei gettato anche nella lotta, quella più sanguinosa. Ho ammirato chi magari pagava con la vita la voglia di rivolta. Ora a 71 anni ho capito che la violenza non genera altro che violenza e prima o poi ti si ritorce contro». I presenti lo ascoltano ed applaudono, anche quando parla del lavoro e dice «che ad un individuo non si può negare questa dignità. La dignità di produrre e di lavorare». Parla Fausto e si sta lì ad ascoltarlo perché le sue parole lasciano il segno. Non sono parole di un politico, di chi sta facendo un comizio, ma quelle di un uomo di fronte ad altri uomini. Tutti uguali, per tornare a San Paolo.

Ha tanto da dire Bertinotti e lo fa sempre con garbo anche quando chiede scusa prima di sottolineare, senza rancori, «che anche la Chiesa ha alle spalle una storia di violenze. Non dobbiamo dimenticarlo». Ma aggiunge anche che gli errori «li abbiamo commessi tutti. E noi della sinistra come gli altri». Quando l’incontro si chiude sono in molti ad avvicinarsi a Bertinotti. Lo abbraccia Simone Petrangeli di Sel e Fausto ricambia. Lo saluta una signora che afferma orgogliosa di essere «un’ex sessantottina, di sinistra e cristiana» e lui le stringe le mani ridendo: «È il massimo» dice. E poi una battuta con un bambino: «Ma tu sei stato tutto questo tempo ad ascoltarmi?» chiede Fausto. «No, fortunatamente sono arrivato poco fa» risponde il piccolo che lui accarezza ridendo.

La serata è finita. Gli ultimi saluti, le ultime strette di mano, i complimenti e la promessa che tornerà «perché quella di oggi è stata una gran bella esperienza». Anche per noi Fausto. Grazie.

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