Reatini

Un reatino porta la Valle Santa al Dalai Lama

Grazie a una fortunata combinazione il geologo reatino Massimo Spadoni ha avuto l’occasione di poter incontrare il capo del buddismo tibetano

Che ci fa un reatino in India? E soprattutto, che ci fa accanto al Dalai Lama?

Non è così strano, per chi conosce Massimo Spadoni. Geologo e ricercatore del Cnr, nell’immenso Paese asiatico ci è finito per lavoro: da poco più di un anno lavora nella rappresentanza diplomatica del nostro Governo a Nuova Delhi. Addetto scientifico dell’Ambasciata italiana è l’incarico che al momento ricopre e che lo ha visto dunque trasferirsi, con la moglie Antonella e i due figli adolescenti Giorgia e Tommaso, nella capitale indiana.

E quando, grazie a una collega italiana che bazzica da sempre gli ambienti buddisti e conosce personalmente Ngawang Sonam, monaco che lavora come traduttore per il Dalai Lama, gli è capitata l’occasione di poter incontrare il capo del buddismo tibetano, che com’è noto è esule nel nord dell’India, non se l’è lasciata sfuggire. Lui che – persona in ricerca e, da attento ecologista, assai aperta alle suggestioni culturali di un mondo che immerge l’identità umana nel divenire cosmico – agli aspetti etici e culturali, più che religiosi, del buddismo è sempre stato appassionato.

Eccolo, allora, che dalla capitale indiana, un paio di settimane fa, è partito alla volta dello stato settentrionale dell’Himachal Pradesh. È qui che si trova Mcleod Ganj, la città immersa nel versante indiano dell’Himalaya dove si trova da cinquant’anni la residenza forzata del Dalai Lama e di tutto il suo seguito.

Emozionante, per Massimo, parlare, nel breve ma intenso incontro che il leader religioso riserva al pubblico che si prenota, con Tenzin Gyatso, quattordicesimo Dalai Lama del Tibet. Persona carismatica e affascinante, come sa chiunque abbia avuto modo di ascoltarlo, l’ottantatreenne capo dei monaci tibetani comunica pace spirituale e armonia: anche le tensioni con la Cina, che lo vedono attualmente capo di uno stato occupato, sono da lui stemperate da quello stile pacifico che soggiace alla tradizione buddista e che ormai ha rinunciato a rivendicazioni indipendentiste per puntare a una sola autonomia che rispetti identità etnica e religiosa di questo Paese strettamente legato ai monaci.

A “Sua Santità” Massimo ha portato un dono assai gradito fattosi inviare appositamente dalla terra reatina: un tau francescano con un libretto, la Guida dei santuari della Valle Santa in versione inglese. Ben apprezzato da chi conosce la figura di san Francesco ed è legato allo “spirito di Assisi” dai tempi degli incontri interreligiosi per la pace accanto a Giovanni Paolo II.

L’intenso tour del reatino Spadoni, con la guida del monaco Sonam, l’ha visto visitare tutto il complesso che accoglie, assieme alla residenza del Dalai Lama, le istituzioni del governo tibetano in esilio e i luoghi sacri che lo caratterizzano. E poi una giornata trascorsa con un bimbo, figlio di una semplicissima famiglia di un povero villaggio della zona, che è ritenuto reincarnazione di un importante “lama”. Suggestioni tutte cariche di fascino, come il racconto che Massimo, tornato per qualche giorno nella sua Rieti, ne ha fatto ai suoi conterranei.

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