Un punto di vista particolare

Le Misericordie di Antrodoco e Rieti, durante la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, sono state al fianco dei pellegrini svolgendo un apprezzato ruolo di sostegno sanitario

Raduni come quello di Piazza San Pietro dello scorso primo maggio, rendono necessaria la disposizione di un articolato sistema di assistenza e conforto ai partecipanti. I volontari della Confraternita di Misericordia di Antrodoco e di quella di Rieti non si sono tirati indietro, anzi sono stati in prima linea, al fianco dei confratelli di altre regioni d’Italia e di molte altre organizzazioni, per offrire tutto il proprio impegno a sostegno dei pellegrini. Abbiamo raccolto da Sacha De Santis, Governatore della Misericordia reatina, qualche impressione a caldo sulla straordinaria giornata della beatificazione.

Misericordia di Antrodoco

Volontari della Confraternita dei Misericordia di Antrodoco. L’equipaggio era composto dalla Dott.ssa Rosaria Fidanza, da Luigina Blasetti, infermiera professionale e Governatrice della Confraternita, dal soccorritore Patrizio Di Giangiacomo, dal barellista Roberto Coletti e dall’autista Fabrizio Fiano.

Innanzitutto vediamo le cose dal punto di vista pratico. In cosa è consistito il contributo delle Misericordie alla beatificazione di Giovanni Paolo II?

Noi del gruppo di Rieti, assieme ai confratelli di Antrodoco, abbiamo raggiunto la Capitale per integrarci nel sistema di assistenza in favore dei fedeli. La vocazione a dare sostegno ai sofferenti e l’esperienza delle Misericordie nel campo del soccorso sanitario, ci hanno automaticamente assegnato un ruolo di immediata vicinanza ai pellegrini. Le grandi manifestazioni di massa hanno bisogno di un sistema di soccorso svelto e articolato perché il grande assembramento di persone produce un’insieme complesso di problemi sanitari. In totale, le Misericordie hanno messo a disposizione 4 postazioni mediche avanzate, 23 ambulanze (tre le quali quella di Antrodoco) e 25 squadre appiedate di soccorso. Due di queste erano composte dai volontari di Rieti. In totale si sono adoperati oltre 300 confratelli, provenienti dal Lazio, dalla Toscana e dalla Campania.

Che atmosfera c’era?

Appena arrivati a Roma, prima ancora di iniziare a prendere servizio coordinati dalla centrale operativa del 118 della Capitale, abbiamo avvertito un’aria di grande festa e serenità. Ho incontrato tanti episodi di sincera devozione. Moltissimi sono stati i pellegrini che hanno pregato tutta la notte in attesa della Messa di beatificazione. La mattina, in via della Conciliazione, dove siamo stati operativi, erano in tanti a prendere posto dopo aver essersi addormentati con il Vangelo in mano su giacigli improvvisati. A poco a poco, si sono uniti anche i pellegrini che hanno pregato nella veglia notturna al Circo Massimo. Il primo maggio, a Roma, l’espressione “Chiesa universale” ha avuto una visibilità piena, una vitalità tangibile. La città ha dimostrato di saper essere accogliente. Tutte le nazioni erano presenti e solidali. La devozione a Giovanni Paolo II è sembrato essere il segno di un discorso più profondo.

Tanta devozione ma anche tanta fatica…

È vero, alcuni pellegrini erano letteralmente esausti. Già durante la notte, i confratelli in servizio il sabato avevano soccorso circa duecento persone. Il nostro gruppo ha iniziato a far fronte alle prime richieste d’aiuto verso la metà della mattina. Per fortuna nessuna delle situazioni che ci si sono presentate è stata critica. Abbiamo soccorso una decina di persone sostenendole fino alla postazione medica avanzata delle Misericordie, dove i medici hanno valutato le condizioni dei pellegrini. Quando si è reso necessario, i casi più gravi hanno regolarmente raggiunto gli ospedali romani in ambulanza.

Misericordia di Rieti

Componenti della Misericordia di Rieti con alcuni confratelli di Empoli. Del capoluogo sabino hanno prestato servizio Alessandra Santini, Bruna Formichetti, Francesca Pandolfi, Maria Tolomei, Pierangelo Dell’Aglio, Tamara Cosentino, e Sacha De Santis.

Deve essere stata una esperienza particolarmente intensa e coinvolgente.

Assolutamente sì. I pellegrini hanno sicuramente vissuto momenti straordinari, ma credo che per quanto intensa la loro percezione sia rimasta in qualche modo parziale. Loro non potevano muoversi a causa della grande calca. Noi che per servizio abbiamo avuto la possibilità di spostarci lungo via della Conciliazione, siamo stati come investiti dalla grande partecipazione e dalla forte commozione di tutti. In tanti piangevano. Al momento dell’ingresso di Papa Benedetto XVI la gioia dei pellegrini è esplosa in un applauso spontaneo e inarrestabile. Una energia vibrante si sentiva nell’aria ed era davvero difficile non rimanere coinvolti da tanta dedizione.

Cosa rimane di questa esperienza?

Certamente il ricordo di aver partecipato attivamente alla realizzazione di un momento storico. È stata una esperienza positiva che sicuramente si rifletterà anche sulla nostra attività di volontariato a Rieti. Il nostro contributo alla cerimonia di beatificazione è stato anche un segno di riconoscenza: Giovanni Paolo II ha dedicato particolare attenzione al concetto di misericordia e alle confraternite di Misericordia. Nel 1986 le invitò ad essere « ». Prima di ogni risvolto pratico, questo è il messaggio che cerchiamo di portare con la nostra ambulanza, un po’ “anzianotta” ma efficiente, e con il nostro impegno quotidiano.

Rispondi