Economia

Un Decreto Cura Italia per tenere unita la catena dell’economia

I soldi arriveranno dall’aumento del debito pubblico tramite emissione di nuovi titoli di Stato, vedremo se nazionali o più europei. Sicuri che questa volta non ci saranno i richiami della Ue perché la crisi appare troppo grande perché ci si possa irrigidire di fronte a un parametro di stabilità sballato. Così faranno anche gli altri pur di non far crollare tutto in una paurosa recessione pluriennale

Nelle settimane dell’emergenza sanitaria è giusto che una parte consistente dell’attenzione e delle risorse immediate messe a disposizione dal Governo (ma bisognerebbe dire dei Governi perché la crisi è globale) venga destinata a salvare le vite. Altri 25 miliardi sono dedicati a tenere in piedi l’economia italiana ed evitare una caduta verticale dell’occupazione. Da un continente all’altro si precisa – come ha fatto il Premier italiano, Giuseppe Conte – che queste sono le “prime misure”.

Tutti stanno assicurando risorse per evitare che si blocchino i pagamenti di stipendi, affitti, mutui, fornitori moltiplicando l’effetto sulle famiglie, le altre imprese, i finanziatori. Un bel pezzo di mondo è malato e l’economia, che è la seconda preoccupazione, mostra tutte le sue fragilità.

Le banche centrali, che come i rubinetti regolano l’intensità dei flussi di denaro tramite i tassi, stanno garantendo liquidità al sistema bancario perché assicuri altrettanta liquidità alle imprese e alle famiglie. Liquidità può essere un concetto oscuro: vuol dire concedere soldi in prestito, con bassissimi tassi di interesse, messi a disposizione perché non si rompa la catena dell’incassare e del pagare. Compro e pago una merce al fornitore, la metto in vendita e vengo pagato da chi l’acquista. Se non pago il fornitore, questi prima o poi faticherà a pagare la materia prima o l’affitto del magazzino. E così via, la catena si inceppa.

Si è capito a suon di contagi e di vittime che il coronavirus è globale come lo sono stati gli scambi e i movimenti delle persone. La risposta dell’economia non potrà che essere globale.

C’è molto da arginare in attesa di poter ricostruire. Sono saltati in pochi giorni paletti come la libera circolazione delle merci e delle persone, i limiti di indebitamento degli Stati e l’autonomia dell’operatore privato dal soggetto pubblico. A differenza della crisi Lehman del 2008, che fu di matrice finanziaria, questa volta è crisi economica pura, verticale: perdita di occupazione, chiusura o indebolimento di interi settori (si pensi al turismo-alberghiero) e difficoltà per chi viveva di export. Precarietà aggiuntiva per chi è precario. L’Italia è nel pieno della devastazione sanitaria ed economica.

Il Decreto Legge Cura del Governo di queste ore fissa alcuni punti fermi: non licenziare nei prossimi due mesi, sostegno economico a chi ha figli piccoli a casa, a chi deve pagare mutui, ristoro anche se basso per le partite Iva, prestiti facili pur di non far chiudere le attività. Scadenze più lunghe per pagare le tasse. Una ripresa degli investimenti pubblici e interventi mirati in alcuni settori di crisi acuta.

I soldi arriveranno dall’aumento del debito pubblico tramite emissione di nuovi titoli di Stato, vedremo se nazionali o più europei. Sicuri che questa volta non ci saranno i richiami della Ue perché la crisi appare troppo grande perché ci si possa irrigidire di fronte a un parametro di stabilità sballato. Così faranno anche gli altri pur di non far crollare tutto in una paurosa recessione pluriennale.

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