Un «caffè» per (ri)pensare

L’esistenza di Dio è ancora un tema di attualità nella Chiesa? E il rapporto tra fede e laicità? Non sempre, forse più il secondo che il primo. E di sessualità e di male, anche quello rappresentato da Satana, si parla o si hanno pudori? Al caffè teologico no, non ci sono stati pudori, né c’è stato qualcuno che ha tenuto relazioni o orientato il discorso: un caffè, una quindicina di persone tra loro pressoché sconosciute, si inizia il discorso e si sviscerano i problemi da varie angolature, filosofiche, teologiche, esperienziali, e per un paio d’ore confronto serrato, critico, rispettoso della diversità, consapevole della dottrina, aperto a novità e a nuove frontiere.

L’iniziativa è stata pensata dal Progetto culturale della diocesi con Frontiera e la Confraternita degli Artisti, nella convinzione che perché una città riparta occorre tornare a pensare, anche a quei temi che sembrano inutili e improduttivi. Forse si tratta di sperimentare nuove forme di pensiero condiviso, di partecipazione attiva e di confronto reciproco tra religiosi e laici, per impostare su basi diverse anche la propria eventuale adesione di fede. Il tema di Dio, ad esempio, è affrontato dai credenti, a volte, con un certo disagio, quasi a voler dire che se hai fede non hai bisogno di riflessioni razionali, della metafisica, dell’ontologia.

Ma siamo sicuri che sia così? Siamo sicuri che con questo i credenti siano esenti da dubbi, da domande, da inversioni di rotta? Anche riguardo alla laicità, a tutti sembra scontato cosa essa sia, ma forse non sempre è così scontato e pacifico e poi non è detto che sia un dato acquisito e vincente per garantire la convivenza pacifica e armoniosa tra le persone di diverso credo e di nessun credo. Infine, la questione spinosa della sessualità, per come oggi è vissuta dai giovani e da essi percepita, ma anche dagli adulti. Se sia da vivere solo come possibilità, opportunità, o sia da ricercare anche la felicità, la riuscita dei rapporti, l’appagamento delle pulsioni, dei desideri, per realizzare se stessi ed essere felici.

E poi il male, il suo porsi, inevitabile, ineluttabile, come male fisico, naturale, ma anche morale, psicologico e metafisico. Che si impone nella sua drammatica potenza, fino a scardinare le convinzioni più profonde e radicate dei credenti. Il caffè teologico come modalità nuova di evangelizzazione o di catechesi forse no, o forse prematuro. Certamente un modo diverso e nuovo di pensare. Sì, davanti ad una tazza di caffè!

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