Turismo religioso a Rieti. Il vescovo: la chiave è nel “formato bonsai”

Si è svolto nella serata di domenica 11 ottobre nella Sala Consiliare del Comune di Rieti il gemellaggio fra il Consorzio delle Pro Loco della Valle Santa Reatina, il Comitato Locale delle Pro Loco Assisane e quello delle Pro Loco Ternane.

Una firma apposta in occasione della staffetta “Da Francesco a Francesco”, partita dal piazzale antistante la Basilica di San Francesco in Assisi il 4 ottobre per arrivare a Piazza San Pietro mercoledì 14, e che vede impegnati i partecipanti nella Valle Santa reatina fino a lunedì 12 ottobre.

Il patto stretto tra i tre raggruppamenti di Pro Loco guarda alla costruzione di un più forte legame tra i luoghi e le genti dell’Assisano, del Reatino e del Ternano, essendo ogni ambito segnato in modo particolare dalla presenza storica di San Francesco. Un accordo che ovviamente punta anche sottolineare l’importanza della collaborazione fra le associazioni e gli enti al fine di incentivare lo sviluppo turistico della zona.

E proprio su questi aspetti si è soffermato il ragionamento del vescovo Domenico Pompili. Invitato all’evento ha salutato i presenti sottolineando come sia sempre «un bel segnale quello di mettersi insieme piuttosto che competere come avversari», ma aggiungendo che «l’auspicabile effetto di ricaduta economica e sociale» deve essere considerato «un effetto indiretto di ciò che è il vero scopo del Cammino di Francesco».

«Se infatti si vogliono attrarre le persone – ha spiegato don Domenico – occorre offrire un prodotto che sia coerente con ciò che si afferma. E il prodotto che qui si intende proporre è particolare, non può essere equivocato». Altrimenti viene a mancare il motivo per cui «tanta gente può essere interessata a ripercorrere questo cammino».

L’auspicio del vescovo è cioè che «tutti noi ci si intenda su questo: solo se abbiamo a cuore ciò che è il Cammino di Francesco, cioè il segreto di questo straordinario personaggio che affascina tutti, si sarà in grado di essere nel panorama delle mille offerte qualcosa di originale. Diversamente rischieremo di essere l’ennesimo “supermarket religioso”, privo di quella particolare energia che invece il nostro territorio garantisce».

«Il Cammino di Francesco – ha aggiunto mons. Pompili – mi pare sia una bellissima espressione per dire l’essenziale. Il Cammino dev’essere cioè un’esperienza personale. Già da qui prendiamo le debite distanze da qualsiasi forma di turismo generico, perché si richiede un coinvolgimento personale, anche fisico, che non è di poco conto, specialmente oggi».

«Dire di Francesco vuol dire misurarsi su questa personalità – ha proseguito il vescovo – c’è un Francesco di Assisi, uno di Rieti, e probabilmente uno di Terni. Lo sforzo di percorre questo Cammino è riscoprire di ciascuna tappa la sua specificità. E mi pare che Rieti sta ad Assisi come la Porziuncola sta a Santa Maria degli Angeli».

Si tratta cioè di interpretare la ricchezza di una dimensione “piccola”: «nel suo quadrilatero di Poggio Bustone, Fonte Colombo, La Foresta e Greccio, Rieti offre la possibilità di un incontro “formato bonsai” con Francesco, che è la sua vera cifra. Francesco è piccolo, ed è questo che caratterizza i nostri santuari francescani».

«Riscoprire questo – ha concluso don Domenico – è importantissimo se vogliamo che quando da Assisi, passando per Terni, si arriva a Rieti, prima di giungere finalmente a Roma, uno possa fare di Francesco questa conoscenza così particolare».

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