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Trump in ospedale per Covid-19: la prova di forza contro il virus è diventata la prova della vulnerabilità americana

Il Covid non ha solo contagiato il presidente e la first lady ma è entrato d’imperio nella Casa Bianca, mostrando un sistema di protezione fragile che ha disatteso le linee guida per la prevenzione

Un mese da oggi, il 3 novembre gli Usa sceglieranno il loro nuovo presidente. Oggi 3 ottobre l’America si sveglia con il suo Commander in Chief ricoverato in ospedale per Covid-19. Anche lui si aggiunge agli oltre sette milioni di contagiati che fanno detenere al Paese il triste primato mondiale di casi. Anche lui dopo mesi di dinieghi, sottovalutazioni, ironie, informazioni fuorvianti, scelte a suo modo strategiche sulla risposta al “virus cinese”, come continua a chiamarlo nonostante la connotazione discriminatoria, ha dovuto cedere all’evidenza.

Il raffredore e il malessere che non lo hanno lasciato per l’intera giornata di giovedì hanno una diagnosi precisa: Coronavirus. E Donald Trump rientra nella casistica a rischio con i suoi 74 anni, l’obesità, le diete a base di “cibo spazzatura”, quel malessere sconosciuto che nel 2019 lo portò al ricovero.

Entrando all’ospedale militare di Walter Reed in Maryland, il suo Gabinetto ha assicurato che continuerà a lavorare come prima, che il trasferimento è precauzionale e che non ci sarà alcun passaggio di poteri al vicepresidente Mike Pence, come prevede il 25° emendamento della Costituzione in caso di impossibilità a svolgere le funzioni presidenziali. Le rassicurazioni non mettono un freno alle illazioni o meglio a scenari che non possono essere esclusi, come un aggravamento delle condizioni di salute del presidente, la ricerca di un candidato che lo sostituisca (ipotesi non di semplice attuazione perché tanti americani lo hanno già votato secondo quel sistema che consente di anticipare il giorno in cui esprimere le preferenze). O ancora un rinvio delle elezioni. L’incertezza regna.

Il Covid non ha solo contagiato il presidente e la first lady ma è entrato d’imperio nella Casa Bianca, mostrando un sistema di protezione fragile che ha disatteso le linee guida per la prevenzione, dove consulenti e assistenti, senatori e finanziatori (spesso senza mascherina) dovranno mettersi in quarantena, richiedere il test, ricostruire gli incontri dell’ultima settimana.

Quella che doveva essere la prova di forza contro il virus è diventata la prova della vulnerabilità americana. Non poche volte il presidente ha negato l’utilità della mascherine o del distanziamento sociale. Un atteggiamento che di fatto ha contribuito a mettere a rischio se stesso e in qualche modo anche il Paese che governa. Inoltre, il suo approccio alla pandemia è stato più diretto ad avvalorare e difendere le proprie tesi e meno attento all’aspetto scientifico. Forti le ripercussioni legate alla notizia del suo contagio. Mentre Trump si trovava alle prese con le reazioni del mondo alla notizia del suo contagio, 3 americani su 4 rispondendo a un sondaggio dell’Associated press rivelavano forti preoccupazioni sulla legittimità ed equità delle elezioni. Un’ansia alimentata dallo stesso presidente persino durante il dibattito televisivo con il suo contendente, Joe Biden. Le inevitabili speculazioni sulla salute e gli immancabili tweet potrebbero prendere il sopravvento e contribuire ad alimentare il rischio di gonfiare le teorie della cospirazione e di tumulti, anche se, e lo speriamo tutti, resta forte la certezza che questa fragile America saprà dimostrarsi, ancora una volta, la culla di una solida democrazia.

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