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TraMe inaugura la mostra “Il Dialogo della conoscenza”

Sabato 12 settembre, il progetto TraMe-Tracce di Memoria inaugurerà presso il Museo Civico di Rieti l'esposizione "Il Dialogo della Conoscenza"

Sabato 12 settembre, alle ore 11.30, il progetto TraMe-Tracce di Memoria, dell’agenzia The Uncommon Factory, a cura di Annalisa Ferraro, sostenuto dalla Regione Lazio e dai Fondi FESR, inaugurerà presso il Museo Civico di Rieti, in via Sant’Anna 4, Il Dialogo della Conoscenza, un’esposizione realizzata con le immagini prodotte dai partecipanti dell’omonimo corso di fotografia, tenuto dal docente Filippo Tommasoli.

Pensato per essere sviluppato nella città di Rieti, attraverso lezioni frontali ed esplorazioni del territorio, volte a cogliere le specificità del contesto naturale e urbano dell’area reatina, il corso si è arricchito, in risposta alla situazione sanitaria da COVID 19, di due fasi iniziali nuove: lezioni tecnico-conoscitive in versione e-learning da un lato e una nuova esperienza di ricerca e sperimentazione negli spazi intimi delle abitazioni, nei luoghi in cui gli studenti erano intenti a trascorrere la loro quarantena, dall’altro.

Gli studenti si sono quindi confrontati prima con l’ambiente domestico e con le contingenze della quarantena che li obbligavano a permanervi, con sentimenti e stati d’animo, imparando a rivelare le proprie visioni e le proprie emozioni attraverso le immagini. Scavare nel proprio passato, indagare il proprio presente e immaginare il futuro che li attende, è stata la ricerca comune assegnata da Filippo Tommasoli ai partecipanti al corso, quella stessa ricerca che in mostra racconterà le specificità di ogni studente, sintesi del proprio percorso di vita, delle esperienze compiute, della percezione del proprio presente, delle ambizioni e delle aspettative riposte nel futuro.

Il corso ha previsto poi una sessione dedicata all’esplorazione e alla scoperta del territorio reatino. Gli studenti hanno trascorso tre giorni immersi tra paesaggio urbano e paesaggio naturale, impegnandosi a comprendere l’equilibrio che si è venuto a creare tra il patrimonio artistico antico e contemporaneo, tra l’architettura secolare e le nuove costruzioni, tra gli elementi della tradizione e le sperimentazioni innovative. Si sono confrontati con la natura e con i fenomeni che continuamente la attraversano e la trasformano. Hanno vissuto la città e l’esperienza del corso attraverso un percorso tanto individuale quanto collettivo, innescando quei processi di condivisione e scambio fondamentali per crescere umanamente e professionalmente.

La mostra rappresenterà quindi un’incredibile testimonianza della condizione di isolamento forzato che per lungo tempo ha modificato la quotidianità individuale e collettiva, alterando percezioni e stati d’animo. Sarà un racconto individuale, quello presentato da ogni studente, ma parlerà di un’esperienza che ha coinvolto e travolto l’intera nazione.

L’esposizione sarà espressione altresì di quel complesso insieme di sensazioni ed emozioni che la riacquisizione della libertà e la riscoperta del territorio ha provocato in ciascuno dei partecipanti. L’esposizione presenterà al pubblico le testimonianze visive raccolte dai ragazzi, consentendo di ammirare i molteplici scenari del territorio reatino immortalati dagli studenti subito dopo il lockdown, le suggestioni che Rieti ha riservato loro. Invitati ad analizzare il dialogo tra le tracce del passato che il territorio conserva e la contemporaneità che connota il paesaggio urbano, a cogliere quei dettagli che rendono unica e talvolta riconoscibile una città, gli studenti hanno dovuto tracciare le righe del proprio percorso e su quelle scrivere ognuno la storia del proprio viaggio.

In esposizione le fotografie di:
Elisa Aguzzi, Nino Bellantoni, Lavinia Bongiovanni, Maria Laura Bongiovanni, Roberto Cellini, Santino Chiarenza e Alessandra Marini, Simona Ciccanti, Luciano Laurencig, Marzia Mattioli, Claudia Moriconi, Giacomo Nicolò, Valerie Pansini, Francesca Pileri, Delphine Valli

Note biografiche del docente:
Filippo Tommasoli è cresciuto come persona e come professionista all’interno dello Studio Tommasoli, uno degli studi fotografici attivi più antichi d’Italia. Fondato nel 1906 a Verona e frequentato sin dai primi anni di attività da poeti, pittori e umanisti, tra cui Barbarani, Maria Callas, Callegari, Boccioni, Lucio Fontana, Giacomo Manzù, Carlo Carrà, rappresenta ancora oggi un punto di riferimento in campo internazionale: quattro generazioni di grande fotografia d’autore. Filippo Tommasoli da diversi anni prosegue la tradizione di famiglia, sul solco dell’esperienza acquisita dalla formazione nello Studio, ha allargato l’offerta creando una start up di storytelling visuale, Tommasoli Visual Factory, basata sul video making.

La mostra sarà visitabile dal 12 settembre al 26 settembre 2020
Dal martedì al giovedì dalle 8.30 alle 13.30
Dal venerdì al sabato dalle 8.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 18.30

Lunedì e festivi chiuso, ingresso gratuito. I visitatori sono pregati di indossare la mascherina per tutta la permanenza nella struttura e di mantenere la distanza di sicurezza con gli altri visitatori e con il personale del museo.

www.tra-me.org

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