Cultura

Traffico di essere umani: all’Onu di New York una mostra fotografica promossa dalla Santa Sede

Nella Giornata mondiale contro il traffico di esseri umani, la Santa Sede ha voluto inaugurare questa giornata con una mostra di foto, già visitata da papa Francesco lo scorso maggio quando era esposta in Vaticano e visitabile fino al due agosto nell’atrio delle Nazioni Unite

“Non stiamo facendo abbastanza, dobbiamo agire e avere un’agenda per sradicare alla radice il problema”, ha detto a più riprese mons. Marcelo Sanchez-Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle scienze sociali, che a nome di Papa Francesco ha sottolineato con forza che la tratta “è un crimine contro l’umanità, una ferita frutto della globalizzazione dell’indifferenza” e serve agire.

Anche oggi saranno in migliaia a lavorare in una delle numerose cave di laterizi del Punjab, in India, mentre il termometro sfiorerà i 50 gradi. Anche oggi uomini, donne e bambini si caricheranno sul capo o sulla schiena fino a 18 mattoni rossi dal peso di due chili ciascuno. Anche oggi nel lago di Volta in Ghana, centinaia di bambini, elimineranno rifiuti e residui dalle reti. Le loro piccole dita sono perfette per questo lavoro che li vede in acqua fin dalle 4 del mattino. Quando per una tempesta un ramo di un albero finisce nelle reti, verrano gettati nel lago per salvare le reti, ma a molti di loro non è stato insegnato a nuotare e ogni bambino che oggi si ritrova su quel lago, ne ha visto almeno uno morire annegato.

Nella Giornata mondiale contro il traffico di esseri umani, sono queste vite a chiedere salvezza, ad implorare che gli Stati agiscano per impedire che 140 milioni di persone vivano ancora sotto il giogo delle moderne schiavitù. Ed è questo grido di libertà che ieri sera è risuonato nelle stanze dell’Onu di New York, attraverso le foto di Lisa Kristine, una fotografa americana impegnata da anni a documentare le moderne schiavitù e le testimonianze di alcune delle 200mila religiose che, in tutto il mondo, attraverso la rete di Talita Kum lavorano instancabilmente contro la tratta. La Missione della Santa Sede ha voluto inaugurare questa giornata con una mostra di foto, già visitata da Papa Francesco lo scorso maggio quando era esposta in Vaticano e visitabile fino al due agosto nell’atrio delle Nazioni Unite. Accanto ai volti poi ci sono le voci di chi è stato liberato, come Ansa Noreen, sposa bambina che dal Pakistan è finita negli Usa a seguito di un marito americano che ne aveva sposate altre quattro come lei e cioè povere, sfruttate dalle aziende della moda che qui hanno trasferito le loro fabbriche a basso costo, ingannate da promesse irrealizzabili, perché gli Stati Uniti non riconoscono i matrimoni celebrati all’estero e quindi Ansa non poteva accampare alcun diritto. E infine ci sono le parole composte, forti e radicali di suor Gabriella Bottani, coordinatrice di Talita Kum e di suor Melissa Camardo del Lifeway network, che in nome del Vangelo, ogni giorno guardano negli occhi le vittime e accolgono e accompagnano il processo di liberazione di bambini sottratti alle famiglie in miseria, di donne ingannate e vendute come merce alla prostituzione, di uomini costretti a lavori forzati anche se non ufficialmente schiavi.

Nella Giornata mondiale contro il traffico di esseri umani, sono queste vite a chiedere salvezza, ad implorare che gli Stati agiscano per impedire che 140 milioni di persone vivano ancora sotto il giogo delle moderne schiavitù. Ed è questo grido di libertà che ieri sera è risuonato nelle stanze dell’Onu di New York, attraverso le foto di Lisa Kristine, una fotografa americana impegnata da anni a documentare le moderne schiavitù e le testimonianze di alcune delle 200mila religiose che, in tutto il mondo, attraverso la rete di Talita Kum lavorano instancabilmente contro la tratta. La Missione della Santa Sede ha voluto inaugurare questa giornata con una mostra di foto, già visitata da Papa Francesco lo scorso maggio quando era esposta in Vaticano e visitabile fino al due agosto nell’atrio delle Nazioni Unite. Accanto ai volti poi ci sono le voci di chi è stato liberato, come Ansa Noreen, sposa bambina che dal Pakistan è finita negli Usa a seguito di un marito americano che ne aveva sposate altre quattro come lei e cioè povere, sfruttate dalle aziende della moda che qui hanno trasferito le loro fabbriche a basso costo, ingannate da promesse irrealizzabili, perché gli Stati Uniti non riconoscono i matrimoni celebrati all’estero e quindi Ansa non poteva accampare alcun diritto. E infine ci sono le parole composte, forti e radicali di suor Gabriella Bottani, coordinatrice di Talita Kum e di suor Melissa Camardo del Lifeway network, che in nome del Vangelo, ogni giorno guardano negli occhi le vittime e accolgono e accompagnano il processo di liberazione di bambini sottratti alle famiglie in miseria, di donne ingannate e vendute come merce alla prostituzione, di uomini costretti a lavori forzati anche se non ufficialmente schiavi.

Papa Francesco ha autografato alcune delle foto della mostra perché la loro vendita finanzi i progetti di Talita Kum. Tra i ritratti di Lisa Kristine spicca quello di Kofi, un bambino del Ghana che era stato ridotto in schiavitù ad appena sei anni. Anche lui era un esperto di reti, ma Kofi è stato fortunato: portato in uno dei rifugi per la riabilitazione dei bambini schiavi, ha imparato a giocare e oggi è tornato con i suoi genitori. Accanto a lui c’è la foto di un gruppo di donne indiane che si sono ribellate alla schiavitù delle cave di pietra, nonostante i loro padroni abbiano bruciato il loro villaggio. Grazie ad un avvocato e alla loro persevernza queste donne lavorano sempre con i mattoni, ma con turni umani e una paga che permette ai figli di frequentare la scuola. Tanti dei volti ritratti da Lisa hanno una candela in mano accesa, a simboleggiare che la speranza non è morta e che anche nel buio si può accendere la luce del cambiamento.

Dal Sir

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