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Tiziana Ferrario e il femminismo degli “uomini nuovi”

I maschilisti non appartengono a una unica categoria: c’è l’inconsapevole, il silente, l’infastidito...ma per fortuna anche gli uomini cambiano. Il nuovo libro della giornalista

I maschilisti non appartengono a una unica categoria: c’è l’inconsapevole (non sa di esserlo), il silente (preferisce cambiare argomento), l’infastidito (trova le donne esagerate nelle loro rivendicazioni), l’indifferente (proprio non è interessato all’argomento), quello subdolo (manipola la sua donna fino a farne la sua schiava) e quello violento (non c’è bisogno di spiegazioni, basta aprire i giornali)…

Il maschilista si annida dappertutto: negli uffici, nella politica, nelle case, nello sport, nelle scienze e nell’editoria; il campionario è vasto e ognuna può aggiungere la sua personale esperienza. Ma per fortuna ci sono gli “uomini nuovi”: quelli che sentono le ingiustizie subite dalle ragazze e dalle donne come ferite, che sanno riconoscere le discriminazioni e che consapevolmente educano le loro figlie alla libertà e i loro figli al rispetto. «Sono uomini nuovi quelli che credono nell’alleanza con le donne e nel lavoro comune per migliorare la società», scrive Tiziana Ferrario nel suo pamphlet leggero e ironico.

La giornalista, già volto del Tg1 e da tempo studiosa appassionata di questioni di genere, ha dato alle stampe un libro dal titolo volutamente provocatorio (e un tantino greve, va detto) Uomini, è ora giocare senza falli (Chiarelettere, pagine 244, euro 16,00). Tanto per cominciare, si chiede perché nel mondo anglosassone sia così normale o perlomeno diffuso che un uomo si dichiari “femminista” (lo hanno fatto Barack Obama quando era alla Casa Bianca, per esempio, il giovane premier canadese Justin Trudeau e il vicepresidente della Commissione europea, l’olandese Frans Timmermans), mentre in Italia la parola stessa è guardata con sospetto. Tanto che capita spesso che in un discorso a favore della parità di genere, in molti (e anche molte… ) mettano le mani avanti: «Premesso che non sono femminista…», come se fosse una brutta parola o addirittura un’offesa.

E invece essere “femminista”, nel 2020, vuol dire semplicemente credere «nell’eguaglianza sociale, politica ed economica tra i sessi». Detta così, chi mai potrebbe dirsi contrario? Eppure le statistiche sono ancora lì a documentare che le donne sono assai meno presenti degli uomini negli uffici, nelle stanze in cui si decide, nei luoghi del potere politico, persino nei talk show alla tivù…

Per fortuna, racconta Tiziana Ferrario dopo aver passato in rassegna le varie tipologie di maschilisti, nostrani e planetari, esistono anche gli “uomini nuovi”, cioè coloro con i quali le donne possono costruire un’alleanza contro la violenza (anche in rete), contro le ingiustizie e per una reale parità in famiglia e nel lavoro. Nell’elenco, accanto ai già citati Obama, Trudeau e Timmermans e ad altri, c’è un nome eccellente, quello di papa Francesco: è un omaggio sincero a un pontefice che nella sua prima omelia dell’anno, il primo gennaio 2020, disse che «ogni profanazione alla donna è una profanazione di Dio, nato da donna». Un tema tornato più volte, fino all’intenzione di preghiera per il mese di ottobre, in cui il Pontefice auspica una maggiore presenza delle donne nei posti di responsabilità della Chiesa, cosa che peraltro lui stesso ha realizzato con nomine mirate.

da avvenire.it

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