Terzo settore e sanità: non tutto va bene

Non solo malati: l’ospedale è un luogo che è attraversato per necessità da una moltitudine di esperienze, tra le quali quelle del volontariato.

Parliamo allora di Ospedale e volontariato con Sacha De Santis, Governatore della Misericordia di Rieti, per approfondire il tema sanitario dal suo particolare osservatorio.

Sacha, il servizio della Misericordia richiede una quotidiana presenza in Ospedale. Qual è la situazione dal punto di vista di chi fa volontariato nel settore sanitario?

Facciamo spesso esperienza di una situazione precaria e caotica. Ad esempio ci sono mattine in cui il personale medico e paramedico è impegnato contemporaneamente nelle visite e nelle sale operatorie. Gli ambulatori non riescono di conseguenza a soddisfare come dovrebbero l’utenza che si rivolge alla struttura. È la tipica situazione in cui le sale d’aspetto e i corridoi si riempiono di persone. E non è raro che dell’assembramento facciano parte anche persone sofferenti, che rimangono in attesa di essere visitate per tempi indefiniti. Una situazione la cui gravità ovviamente è diversa da reparto a reparto, ma di cui molti avranno certamente fatto diretta esperienza.

Vale anche per le urgenze?

Purtroppo, alcune volte, sì. Ci è capitato di accompagnare e assistere persone con gravi disabilità che non hanno trovato alcun servizio preferenziale, nonostante lo stato di palese necessità. Qualche volta ci si scontra anche con uno scarso senso di educazione da parte del personale, ma in generale non è un problema legato alla qualità degli operatori. Anzi, ce ne sono molti di grande umanità e professionalità. Semplicemente il sistema presenta dei buchi e non si intravede una mano disposta a riorganizzare il tutto in funzione della dignità dei malati piuttosto che di altro.

C’è un problema di tagli?

Non lo saprei dire. L’impressione è che il personale attivamente in servizio per i malati sia poco, anche se di camici di vario colore al De’ Lellis ne girano molti. Non a caso capita che i nostri assistiti, spesso persone sole o in particolare difficoltà, una volta accompagnati ad un esame o ad una terapia ci chiedano di restare al loro fianco, quasi temessero di rimanere soli. È un servizio che ovviamente noi rendiamo volentieri, anche se con i tempi dell’ospedale può impegnare mezzi e volontari per ore, riducendo di conseguenza il numero delle richieste cui ci è possibile rispondere.

Qual è il rapporto tra volontariato e sanità?

Lo Stato dimostra sempre maggiori carenze nell’ambito del settore sanitario e le associazioni di volontariato suppliscono in vario modo. C’è senz’altro del buono in questo, ma va fatta attenzione, perché gli scopi del volontariato non sono comunque sovrapponibili a quelli del sistema sanitario. I due ambiti dovrebbero rimanere dialoganti, ma distinti. Alcune associazioni, ma anche altre organizzazioni e, peggio ancora, diverse realtà commerciali, talvolta cercano di sostituirsi al servizio pubblico. In qualche caso riescono, integrandosi di fatto nell’organizzazione sanitaria, nonostante rimangano attori di interessi privati o comunque di parte. È una situazione che porta tra le conseguenze una sensibile resistenza all’ingresso di nuovo volontariato e il tentativo di monopolizzare alcuni servizi. Quando accade la sanità pubblica si diluisce in interessi diversi e la risposta alla richiesta di salute delle persone si fa meno puntuale o viene subordinata ad altre convenienze. Il volontariato è un aiuto importante per la sanità, ma non per questo devono venire meno le regole ed i controlli. Sono innanzitutto una tutela per il volontariato stesso, che così viene difeso da operazioni meno trasparenti o rivolte a secondi fini.

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