Territori capaci di futuro: chiama per fare una proposta

Con la presentazione da parte della Regione Lazio del “call for proposel”, che si traduce in un buon italiano “chiama per fare una proposta” corre il rischio di tornare di attualità la idea, di tre anni fa, lanciata da cgil cisl e uil di Rieti con il “progetto delle valli”.

Va fatta una notazione sulla conferenza di oggi, la nota di un parroco di campagna poco avvezzo alle mondanità della Capitale, ma la sala “grande” della Regione era gremita all’inverosimile, di presenze venute da ogni dove; quelli la cui presenza era d’obbligo, chi voleva cercare di capire, chi doveva esserci per mettersi in mostra, insomma una occasione di ritrovata “centralità” della Politica, più frutto della disperazione in cui versa il Sistema che convinta partecipazione al progetto “call” .

Già perchè almeno una cosa è oramai chiara a tutti, gli unici soldi che la pubblica amministrazione potrà mettere a disposizione nei prossimi anni sono quelli che sapremo far rientrare dalla Europa, attraverso i fondi comunitari.

Quindi? tutti al capezzale della Politica.

Per chi come noi, i sindacalisti, abituati a fare i conti quotidianamente con le persone che vengono licenziate, con chi ci chiede assistenza, con i padroni e le loro “ristrutturazioni”, con i politici ed amministratori distratti da twitter e facebook, è obbligatorio credere che sia possibile che almeno una parte di quei settanta milioni di euro vengano usati bene, e bene significa posti di lavoro, significa sviluppo, innovazione nelle imprese e distribuzione della ricchezza, sostegno ai “sistemi” realmente in grado di produrre valore aggiunto.

Quindi, per noi sindacalisti, quando appunto proponemmo il “progetto delle valli”, era l’idea di concorrere a riordinare e ristrutturare un sistema, quello delle aree marginali dell’appennino, con un approccio innovativo, consapevoli di quello che ci sarebbe prima o poi toccato.

Inutile ricordare che fummo attaccati e/o snobbati a destra come a sinistra, per quella proposta che avanzammo, e a cui abbiamo continuato a lavorare in questi anni, fatta di puro buon senso e che suonava, ne più ne meno così: “se ci poniamo il problema di uno sviluppo ordinato e compatibile delle valli reatine dobbiamo affrontare due temi: quello della capitalizzazione delle risorse e quello di un reinsediamento sociale e produttivo. Per la capitalizzazione proponemmo una forma “sociale” di SpA che partendo da terre abbandonate e fabbricati in disuso (sia pubblici che privati) vedeva protagonisti i cittadini proprietari ed i Comuni nella opera di capitalizzazione.

Le risorse così liberate potevano essere reimpiegate in un generale processo di finanziamento di attività produttive volte a valorizzare le vocazioni delle valli reatine, in un connubio sociale pubblico e privato, una comunità, che avrebbe dovuto funzionare da regolatore e promotore di una ripresa delle valli.

Ovvio che una idea del genere incontrasse l’ostracismo violento di feudatari, vassalli e valvassori che amministrano da queste parti. Ovvio che una idea del genere, che pure sta dentro i canoni con cui funziona il resto del pianeta, non poteva che trovare ostruzione, a destra e a manca.

Dicevamo del “call for proposel”, che tra l’altro è emanazione di un concetto “europeo” già inserito nel programma 2015/2020 dell’ Unione Europea.

Anche qui il concetto è semplice e di buon senso, c’è un sistema di imprese piuttosto che un territorio, un insieme in qualche modo connesso ed omogeneo, che sconta difficoltà di prospettiva per effetto dell’incapacità di stare assieme, per un difetto di capitalizzazione dovuto alla frammentazione, per una massa critica insufficiente, per deficit demografico, etc etc, insomma esiste un “sistema” aggregato come si voglia che ha difficoltà strutturali e che però è in grado di presentare una idea, una “proposal” appunto, che si pone l’obiettivo di superare questi limiti, ecco allora, con il sostegno e l’aiuto del “pubblico”, l’Agenzia Regionale Lazio Innova, si prende questa proposta, la si articola, si sottopone a verifica, e se alla fine tutto ciò è ragionevolmente in grado di funzionare si mette in opera, si costruisce su quella “proposta” il bando. In questo modo attraverso il bando si mettono a disposizione delle imprese e della comunità le risorse necessarie a sostenere il progetto

Secondo chi scrive fatta tutta la tara necessaria il “call for proposel” può funzionare.

Noi Italiani, in fondo, non siamo secondi a nessuno; nella capacità di immaginare e sognare il futuro ancora prima che diventi presente, non c’è forse il valore più alto della “italianità” in questo sognare ed inventare? e qui possiamo provare a scommettere! “territori capaci futuro” qualcuno ha coniato, ed io lo sposo appieno, adesso bisogna dimostrarlo.

La CGIL rilancia la sfida, abbiamo una classe dirigente, ciascuno nel proprio ambito, “capace di futuro”? Se c’è bene, se non c’è male, ma non rinunciamo al futuro.

Rispondi