Terminillo, la «svolta»

Affollatissima conferenza stampa sul progetto di rilancio del bacino sciistico del monte. Piace ai consiglieri di cinque comuni e ai maestri della scuola di sci, ma non agli ambientalisti. Occasione storica da non perdere.

Secondo un programma da tempo studiato dai Comuni che hanno autorità ed interessi sul comprensorio montano reatino, la stazione turistica del Terminillo dovrebbe uscir fuori dall’attuale stato di collasso entro l’anno 2015 ed avviarsi alla fase iniziale dei lavori di un progetto generale di rilancio e di riqualificazione, di ampliamento e di ammodernamento degli impianti di risalita, che è stato presentato il 27 dicembre a Palazzo di città in un’affollatissima aula consiliare dal Consorzio del Terminillo, presenti l’assessore regionale alle Infrastrutture e Ambiente Fabio Refrigeri, il consigliere regionale Daniele Mitolo, il sindaco del capoluogo Simone Petrangeli, il consigliere provinciale Enzo Antonacci e il sindaco di Leonessa Paolo Trancassini nelle vesti di presidente del neo–Consorzio del Terminillo, assieme a sindaci, assessori e consiglieri dei comuni del medesimo comprensorio terminillese intervenuti in massa.

A riassumere lo studio e a rendere visibile il miracoloso sogno del rilancio della “montagna di Roma” come sarà se andrà in porto, si è provveduto a sintetizzare il desiderio (o l’illusione?) di ogni cittadino in un plastico esposto in bella mostra ai piedi della scala d’onore del municipio. Il presidente del Consorzio Trancassini, che a Leonessa ha già realizzato la sua parte di progetto con la costruzione di seggiovie di ultima generazione della Leitner di Vipiteno e lavori per 4 milioni di euro bruciando tutti in velocità, ha riassunto ciò che si intende fare. Come in Alto Adige gli impianti di risalita saranno collegati tra di loro e consentiranno agli sciatori di percorrere ogni pista delle vecchie e delle nuove, passando con facilità dal versante sud a quello a nord, aumentando così i chilometri di discesa fino a rendere concorrenziale la Montagna di Roma con le vicine stazioni turistiche abruzzesi, da anni in forte sviluppo.

L’iniziativa prevede una spesa di circa 70 milioni di euro, di cui 18 già stanziati dalla Regione Lazio e non utilizzati fino ad ora per contrasti e dissensi. Stando a calcoli attendibili, quando il progetto fosse realizzato, le presenze annue alle stazioni di risalita degli impianti di risalita dovrebbero contarsi in quasi 300mila.

Il Consorzio occuperebbe una ventina di addetti. L’economia terminillese e quella reatina ne verrebbero vivificate, irrobustite e sostenute. C’è infine da sottolineare che lo studio di quella che può definirsi l’attesa resurrezione del Terminillo è stato approvato all’unanimità dai consigli comunali di Rieti, Leonessa, Micigliano, Cantalice e Cittaducale. Quindi da maggioranze ed opposizioni. Questo evento di democrazia assoluta, mai verificatosi prima, è episodio che dovrebbe far riflettere quei pochi ma agguerriti avversari dell’iniziativa, alle cui associazioni di appartenenza vanno riconosciuti indiscussi meriti, ma anche, a detta di altri, la responsabilità di aver reso il Paese pressoché bloccato.

Anche Mussolini, inventore del Terminillo, ebbe chi cercò di impedirgli di tracciare la strada 4 bis e la stessa stazione, per la quale fu lui ad invogliare il conte Mazzolini a fondare la Società della Funivia con l’investimento di 4 milioni di lire, permettendo di innalzare i pali dei primi skilift e tendere le corde per i vagoncini della caratteristica funivia che va da Pian de Valli fin sul Terminilluccio.

Egli ebbe contro molti amministratori locali di rango e non poche lobby. Uguale sorte sembra toccare al sindaco Petrangeli che ha fatto presente come lo studio sia stato integrato con la valutazione di impatto ambientale e che si è pronti ad accogliere le osservazioni che faranno gli esperti della Regione Lazio e quelle di chi, presentandosi in veste collaborativa e leale e in assoluta buona fede, vorrà avanzare le proprie.

Innanzi ai niet già certi e invece al placet dei maestri della scuola di sci, sarebbe opportuno che una valutazione serena fosse fatta circa l’opportunità di giungere insieme al corretto sfruttamento di risorse finanziarie che non si ripresenteranno più in così elevato numero. Egoistica risulterebbe la posizione di quanti volessero riproporre l’identico caso della vicenda suicida “Montecatini–Coop” quando una poco riflettuta deliberazione del consiglio comunale reatino affossò un progetto di recupero di quell’area per un investimento pari a 60 milioni di euro, che era sostenuto da 8mila firme di capifamiglia e che prima che torni a riproporsi passerà almeno un’altra generazione di reatini.

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