Teatro

Le tentazioni di un giovane monaco. Mons Chiarinelli: «il pericolo è abbandonare Dio anziché mettersi alla sua ricerca»

Nell'abbazia San Salvatore Maggiore, il Teatro Rigodon ha messo in scena “Le tentazioni di un giovane monaco”, per la regia di Alessandro Cavoli, in scena Ugo Carlini

Venerdì 10 agosto, presso l’Abbazia San Salvatore Maggiore, il Teatro Rigodon ha messo in scena “Le tentazioni di un giovane monaco”. Regia affidata ad Alessandro Cavoli, attore Ugo Carlini.

La serata è iniziata con una breve visita guidata da Rita Giovannelli. A introdurre il tema della rappresentazione è intervenuto il vescovo Emerito di Viterbo, mons Lorenzo Chiarinelli, un ospite d’onore che ammettendo di sentirsi a casa propria ha ricordato i genitori, che si sposarono proprio lì 85 anni fa.

Don Lorenzo ha parlato del contesto e della vita di Otlone da Sant’Emmerano, un monaco del XI secolo, colto e raffinato, alle prese con la tentazione, come racconta lo stesso Otlone nel Liber de temptatione cuiusdam monachi, la sua autobiografia spirituale. «Un’interrogazione profonda», secondo il vescovo, che a proposito richiama le parole di papa Francesco sul rischio di considerare Dio superfluo. La tentazione è una sola e sempre la stessa dall’anno 1000 a oggi: abbandonare Dio anziché mettersi alla sua ricerca.

Lo spettacolo ha avuto inizio in una delle sale minori, con il monaco che si sveglia e si guarda intorno tormentato dai suoi dubbi. Tutto lo spazio è palcoscenico e platea insieme. Gli spettatori hanno seguito l’attore nei vari ambienti, come lui è inseguito dalla tentazione. Senza pretese di rievocazione storica, la scenografia dell’abbazia ha permesso un’immerzione totale nel mondo del monaco, tanto che quando dice «Clarità, madre di ogni bellezza», non sembra si riferisca aduna teoria estetica, ma a qualcosa di ovvio e necessario.

Il secondo personaggio sulla scena è Satana. È lo stesso attore a interpretarlo con una voce più acuta, postura e movenze stravolte. Ogni volta che impersona il diavolo allarga le braccia e ripete l’espressione «amico caro», creando un leitmotiv ossessivo che richiama i colpi della tentazione. Lo studio aiuta il monaco a combattere il demonio, ma sarà solo la voce di Dio a salvarlo.

E qui c’è il vero colpo di teatro. Gli spettatori danno le spalle all’altare e il monaco è riverso a terra disperato. Poi si nasconde dietro le colonne e con voce grave si cala nella parte del Signore. Così la luce che proviene dal portone e dalla grande finestra da sfondo diventa protagonista, sembra davvero di assistere ad una apparizione divina. È difficile descriverne l’effetto, come difficile è riportare l’emozione e il coinvolgimento che dà la rappresentazione nel suo complesso. Una serata intensa che sarà possibile ripetere il 31 agosto sempre all’Abbazia San Salvatore Maggiore.

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