Teatro in Provincia, risultati del penultimo round

Serata all’insegna dell’eleganza coniugata al divertimento quella presentata recentemente da Violetta Chiarini con la sua Compagnia nella sala dei Convegni del Palazzo della Cultura di Casperia (RI). La manifestazione rientra nell’ambito del progetto nazionale Teatro in Provincia, curato da Duska Bisconti e promosso dal Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea (Ce.N.D.I.C.), diretto da Maria Letizia Compatangelo, il quale ha come suo scopo principale la valorizzazione e la diffusione nel mondo delle opere degli autori teatrali italiani contemporanei viventi. “Teatro in Provincia – 10 teatri per 31 Autori” è il titolo di questa terza edizione del progetto che viene realizzato in teatri di città – per la maggior parte capoluoghi di provincia – del nord, del Centro e del sud d’Italia, con manifestazioni a cadenza mensile in cui il pubblico è chiamato a votare al termine dello spettacolo il testo preferito tra i sei che vengono presentati.

A Casperia è il Centro Culturale “Piccolo Teatro del Violangelo”, fondato e diretto da Violetta Chiarini, che ha portato al successo le due precedenti edizioni e la terza che sta per concludersi. La gara della penultima serata teatrale si è aperta con “Icaro 2001” di Patrizia Monaco, un testo ispirato alla contestazione no global al G8 dello stesso anno a Genova, in cui morì un giovane manifestante. L’autrice lo paragona al famoso personaggio mitologico e ne fa il simbolo di tutti i ragazzi che hanno degli ideali. Testo di notevole dimensione poetica e di forti motivazioni sociologiche, che tuttavia non convince nel parallelismo con Icaro.

Infatti quest’ultimo perde la vita volando troppo in alto con le sue ali di cera, nell’illusione di poter raggiungere il sole non solo idealmente, mentre il no global va a contestare dopo essersi attrezzato per usare la violenza, allorché un ideale autentico, quando non si tratti di casi particolari o estremi, si nutre di mezzi più nobili e, comunque, preferisce quelli pacifici. Buona l’interpretazione del giovane Riccardo Simonetti, ben immedesimato nel ruolo del protagonista, con toni ora delicati ora di aggressiva passione, in quella giusta alternanza che la regia di Violetta Chiarini ha sottolineato, valorizzando così anche l’aspetto formale del testo.

Al monologo drammatico della Monaco è seguito un dialogo brillante di Liliana Paganini, “Trekking”, testo molto teatrale, come tutti quelli di questa autrice e attrice. Due donne si incontrano casualmente in uno chalet di montagna e chiacchierando si confidano di essere, l’ una, la vedova di un impunito viveur cacciatore dei beni dotali delle sue tre mogli – di cui due morte in circostanze poco chiare – e l’altra, l’amante abbandonata di uno sfuggente compagno di cui non ha notizia da tempo. Entrambe verranno poi a scoprire che si trattava dello stesso uomo, in un finale a sorpresa, magistrale inimmaginabile coup de theatre, che preferiamo non svelare a beneficio dei futuri spettatori di questo delizioso corto teatrale, recitato con una punta di comica follia da Violetta Chiarini nel ruolo della vedova e con garbo brillante da Luciana Luppi in quello dell’amante.

Il terzo corto in gara, “Identità dondolante” di Serena Piccoli, tocca un tema di palpitante attualità: il suicidio di decine di imprenditori, soprattutto veneti, nella crisi economico-finanziaria che funesta non solo l’Italia. Attraverso le parole del protagonista l’autrice denuncia il meccanismo perverso che porta alla disperazione tanti bravi imprenditori, impossibilitati a pagare le commesse perché non riescono a riscuotere i loro crediti – specie quelli verso enti pubblici – che superano i debiti. Il titolo del corto dà la chiave di lettura psicologica delle ragioni per cui è il Veneto in particolare a pagare il prezzo più alto in termini di vite umane. Nella società veneta le persone in generale, e gli imprenditori in particolare, basano la propria dignità di uomini e la propria immagine sociale, in una parola, la propria identità, più che sul denaro, su valori come l’onestà, la credibilità, la capacità di far fronte ai propri impegni. Il piccolo e medio imprenditore spesso si identifica con la propria azienda e vive i suoi dipendenti come una seconda famiglia.

Per la sua difficoltà finanziaria, in una situazione paradossale simile a un gatto che si morde la coda, sottaciuta dai media, ignorata dallo Stato e dall’opinione pubblica, egli è trattato, specialmente dalle Banche, alla stessa stregua di un debitore incallito, di un cattivo soggetto. Viene, cioè, di fatto, imbrattata la moralità e resa instabile l’identità di persone di specchiata rettitudine, grandi lavoratori, padri di famiglia che non reggono al disdoro e si uccidono. Testo profondo e coraggioso questo di Serena Piccoli, interpretato nei giusti toni drammatici dagli attori: Luca Maggio, il padre imprenditore, dall’identità divenuta insicura, che si suicida; Violetta Chiarini la disperata impotente moglie che non riesce ad aiutarlo e ad averne la confidenza totale; Riccardo Simonetti, il figlio ignaro, che, vivendo il padre come un forte appoggio, rimane deluso della sua debolezza e traumatizzato dalla sua autoimpiccagione; Daniele Cocchi, il terribile robot che simboleggia l’alienazione della nostra società in cui l’unico valore è il denaro.

“Libertà di scelta” di Luciana Luppi, il quarto corto in gara – e dei tre monologhi senz’altro il più ricco di pregnante contenuto – è un soliloquio-riflessione in chiave tragicomica. Nelle scelte di ciò di cui ha bisogno, la protagonista vive il disagio di uno smarrimento decisionale a causa della caotica sovrabbondanza di tutto, propria del sistema consumistico in cui viviamo, che ci bombarda quotidianamente, tramite questo o quel maître à penser, con messaggi contraddittori che ci mettono in crisi sulle scelte più banali – dalla crema per il viso all’orario migliore per fare lo sport o il sesso e così via – e paralizzano le nostre decisioni togliendoci di fatto la libertà di scelta. Alla fine però la protagonista si rende conto che non è quel tipo di libertà che conta, ma l’altra, quella interiore, autentica, che ci illudiamo di possedere, senza la quale la vita è ripetitiva e noiosa, quando non è tedio e quieta disperazione.

Interprete efficace del monologo, con felice amara autoironia, la stessa Luppi, autrice anche de “L’erede di Shylock”, un lavoro teatrale scritto con Eduardo de Filippo, nonché attrice di lungo corso con esperienze strehleriane. Il quinto corto in gara, “Sdramma” di Luigi Passarelli, è stato il più votato dal pubblico. E’ un monologo in cui l’autore presenta una situazione umana drammatica molto comune, trattandola in chiave minimale, attraverso una sintesi teatrale grottesca e astratta a un tempo, come anche suggerisce lo strano titolo. Attraverso altalenanti stati d’animo, espressi con un semplice gioco di pronomi che si rincorrono e iterazioni monosillabiche affermative e negative – dei quali regista e interprete hanno evidenziato in modo puntuale i necessari svariati sottotesti – l’autore riesce ad esprimere in forma paradossale il conflitto vita-morte di un solitario innamorato tradito, armato di pistola, che per sua fortuna si inceppa impedendogli il suicidio. Magna pars del risultato particolarmente divertente di questo originale flash teatrale è stata la vis comica fine e stralunata di un empatico Luca Maggio, sostenuto dagli ameni interventi descrittivi della sua regista. Concludeva la rosa dei sei autori Angelo Callipo con “Li riconoscerò ad uno ad uno”, un serrato dialogo che con “Libertà di scelta” della Luppi e “Trekking” della Paganini, costituisce la triade dei testi migliori della serata sul piano della costruzione drammaturgica.

Due prostitute, costrette a soddisfare i soldati dell’esercito occupante, intrecciano un dialogo di disperazione, complicità e lotta. Ma una delle due ha un segreto: conserva le matricole dei soldati che ha dovuto soddisfare. Un giorno a tutti loro avrà qualcosa da chiedere. Testo fortemente drammatico, con momenti di particolare crudezza, che rimanda alle violenze, anche su cittadini inermi, di alcune guerre etniche e civili che hanno dilaniato i Balcani. Emozionante l’interpretazione intensa di Violetta Chiarini nel ruolo della donna che, conservando le matricole dei soldati, spera, con forza rabbiosa e quasi eroica, in una sorta di rivincita, mentre è più realistica, sebbene con accenti a tratti delicati sfioranti la poesia, la compagna di sventura che si riscuote alfine dalla sua rassegnazione, interpretata con dolorante umanità da Liliana Paganini.

Tutti i corti teatrali erano valorizzati da lieder e songs tratti dal repertorio di cantante di Violetta Chiarini e abbinati ai singoli testi in base ad affinità di contenuto. A proposito della direzione artistica c’è da dire che la Chiarini, anche nella dimensione non proprio teatrale rispetto al Violangelo – sede abituale di Teatro in Provincia – della sia pur bellissima Sala comunale dei Convegni di Casperia, riesce a dare l’impronta del suo inconfondibile stile di far teatro e della sua classe di regista che scava in profondità sia sui testi che sulla psiche degli attori, portandone sempre alla luce il meglio. Impeccabile tecnico del suono era Silvia Tichetti, musicista prestata per l’occasione al teatro, che ha anche letto efficacemente alcune parti didascaliche dei testi. Tra i presenti in sala, oltre a Duska Bisconti, il Maestro Pietro Carriglio, nota personalità del teatro italiano, nonché assiduo frequentatore ed estimatore del Piccolo Teatro del Violangelo, Marco Alberto Maggio, assessore alla cultura del Comune di Casperia, Guglielmo Masetti Zannini, uno dei 31 autori Cendic che, come la Chiarini, la Luppi, la Paganini e la stessa Bisconti, sono in gara con i loro testi anche in questa terza edizione di “Teatro in Provincia”.

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