Storie di ordinaria inciviltà

Rivisitazione di un titolo (Storie di ordinaria follia) che sarebbe comunque altrettanto adatto alla nostra realtà. Rieti è una piccola città e per questo potrebbe e dovrebbe avere anche l’aspetto ed i comportamenti di una piccola e bella città che si rispetti.

Così non è. E dispiace. Dispiace per i tanti cittadini che una realtà diversa la vorrebbero, per quanti ogni giorno programmano e portano avanti iniziative che dovrebbero lanciare Rieti a livello culturale e turistico. Dispiace anche per chi sogna una città diversa e prova ogni giorno a cambiare le cose andandosi a scontrare con l’ignoranza, l’inciviltà e le troppe parole che non portano quasi mai a fatti concreti. Ed eccola la follia. Poi parleremo anche di inciviltà. La follia è che si devono fare i conti ogni giorno con una serie di dichiarazioni, rilasciate da chi questa città governa, che spesso, quasi mai trovano riscontro nella realtà. Quando si sente dire che Rieti è una città bella, ordinata e pulita viene da chiedersi se, dopo aver sognato, ci si sia svegliati in un altro luogo.

Che Rieti sia bella nessuno lo mette in dubbio. Che il verde sia una delle nostre risorse più preziose è altrettanto vero. Che la cultura stia diventando un volano per il territorio ci si può ragionare. Però continuare a sostenere che la nostra è una città pulita e a misura d’uomo lascia qualche dubbio e solleva molte perplessità. Almeno tra quei cittadini che ogni giorno devono fare i conti con l’inciviltà. Eccola, dopo la follia, l’inciviltà. In ogni angolo di strada, dal centro alle frazioni, passando per la periferia ci si imbatte continuamente in ogni tipo di rifiuto abbandonato ovunque meno che all’interno dei cassonetti o degli appositi contenitori per la differenziata.

Domenica scorsa si è tenuta al teatro Flavio Vespasiano la cerimonia di chiusura del Premio Letterario. Una bella serata organizzata in modo impeccabile e che ha visto la presenza in città degli autori arrivati da ogni parte d’Italia. Poi, uscendo dal teatro, ci si imbatte nelle fioriere stracolme di cicche di sigaretta (vedi foto) che non ha visto soltanto chi scrive, ma anche altri cittadini (ugualmente folli si presume) e anche gli autori. E allora in molti (sempre tutti folli) si sono chiesti come mai nessuno abbia pensato a pulirle e soprattutto come possano esistere dei concittadini così indisciplinati e poco civili. Ma questo è solo uno dei tanti casi che ti fanno dubitare della tua sanità mentale. Fortunatamente si è in tanti e così ci si consola con il “mal comune mezzo gaudio”. Lungo le strade ci sono rifiuti piccoli e grandi da mesi, anche se qualcuno afferma che gli operatori ecologici prestano la loro opera quotidianamente.

Ma l’apice si raggiunge quando si parla di biciclette. I poveri ciclisti sono in preda ad uno smarrimento collettivo. Ora infatti non si parla più di automobilisti indisciplinati e del tutto irrispettosi di ciclisti e pedoni, ma degli amanti delle due ruote per cui sono previste sanzioni pesanti se non rispetteranno il codice della strada. Smarrimento totale per quei folli che utilizzano la bicicletta per muoversi in città convinti e contenti di non inquinare e non creare ingorghi. E un po’ anche perché andare in bici fa bene alla linea. Una serie di regole ferree sono cadute come una scure sulla loro testa. Non si può passare sui marciapiedi (giusto), non si può attraversare sulle strisce in sella alla bici (giusto, ma con riserva), non si può andare contromano (giusto), si deve rispettare la segnaletica (altrettanto giusto). Chi non rispetta le regole viene sanzionato. Benissimo. Però. C’è un però. Se i ciclisti, la maggior parte, rispetta tutte queste regole, gli automobilisti fanno altrettanto? Dubbio amletico. Non tutti, pochi, pochissimi. Tre opzioni e tutte poco consolanti. E i pedoni? Una razza a parte, in via d’estinzione, ormai vicina al mito. A Rieti i pedoni non contano, sono come i pezzi degli scacchi. Sacrificati per salvare il re o la regina. Gettati in trincea per difendere le retrovie. Ma i pedoni sono forti, agguerriti. E non si arrendono. Combattono la loro battaglia quotidiana contro le auto che si sono impadronite della città. Contro una sosta selvaggia che toglie ogni spazio vitale. Ma loro vanno avanti, i pedoni, come vanno avanti tutti quei cittadini che vorrebbero una Rieti diversa. Pulita, libera dalle auto, ordinata. La loro è una lotta impari, ma non si arrendono. Sono come Don Chisciotte o come gli invincibili di cui ha scritto Erri De Luca che definisce questi stessi invincibili degli eroi «perché sanno che probabilmente la loro è una battaglia persa in partenza, ma non si arrendono e continuano a combattere».

 

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