Comunità Laudato si'

Stefano Mancuso al Forum delle Comunità Laudato si’: «siamo parte, non padroni della natura»

Al secondo forum delle Comunità Laudato si', in svolgimento ad Amatrice, il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso ha proposto una lettura concreta e disincatata dei problemi globali legati all'ambiente

Uno scienziato come Stefano Mancuso, biologo di fama mondiale, guarda ovviamente più all’aspetto scientifico che a quello antropologico. Ma non è che stare dalla parte delle piante significhi ignorare l’uomo, visto che la sua sopravvivenza è strettamente legata a quello che costituisce «il 95 per cento delle forme viventi del pianeta», dice il biologo. Del resto la storia ci parla di diverse civiltà che «sono scomparse per aver terminato le risorse: l’esempio più emblematico è quello dell’isola di Pasqua». Se pensiamo al pianeta intero, le cose non vanno certo al meglio…

Mancuso tiene il primo degli interventi della sessione mattutina del secondo forum che raccoglie ad Amatrice le Comunità Laudato si’. Nell’ottica di interdipendenza uomo-ambiente che è alla base dell’enciclica papale che ispira l’azione delle Comunità, lo scienziato si inserisce nel richiamare l’attenzione sull’urgenza di sentirsi parte, non padroni assoluti e irresponsabili, della natura in cui si vive. «Le risorse sono finite: non possiamo pensare di continuare a consumare risorse in modo infinito!», dice chiaramente. «Alterare l’equilibrio vuol dire alterare tutto: si pensi solo all’utilizzo dell’acqua dolce».

Ma le obiezioni arrivano facili: non è forse l’uomo il vertice della creazione? «Davvero io uomo devo pensare che un albicocco è meglio di me? Noi sappiamo fare delle cose che una mucca non sa fare. Abbiamo delle abilità uniche…». Ebbene, dice Mancuso, questo è un concetto «che dal punto di vista biologico non ha nessun fondamento». Dobbiamo esserne consapevoli: «Dal punto di vista biologico io uomo ho un’abilità: o è un vantaggio o è uno svantaggio. Questo cervello che ci permette di fare queste cose». Sta a noi capire se può essere davvero un vantaggio. Quello che proprio l’intelligenza di cui come esseri umani siamo dotati ci deve far comprendere è appunto «che non siamo meglio, siamo esseri viventi come tutti gli altri e abbiamo bisogno di tutti gli altri esseri viventi per sopravvivere». Avere un cervello più sviluppato ci chiede maggiore responsabilità e consapevolezza: «L’uomo potrà sopravvivere solo se comprenderà che la “casa comune”, l’insieme della natura di cui è parte, è ciò che ci permette di sopravvivere».

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